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Da , 13 dicembre 2010 16:58

Il Veneto con l’acqua alla gola

Da e , 6 dicembre 2010 17:44

Nell’ultimo mese la Regione Veneto è stata duramente colpita da piogge incessanti che hanno provocato, anche nel nostro territorio, il rischio di esondazione dei principali fiumi: Monticano, Piave e Livenza hanno allarmato la popolazione dell’opitergino-mottense, raggiungendo livelli di piena che hanno ricordato quelli del 2002.

Eppure il nostro territorio ha sempre avuto uno stretto legame con l’ambiente fluviale e da esso gli insediamenti della pianura veneta hanno tratto vita e forma. Nei secoli l’uomo ha saputo sfruttare questa enorme risorsa, consapevole anche dei rischi legati alla presenza di acque nel proprio territorio (in primo luogo del pericolo di inondazioni) e ha perciò sempre cercato di controllare e gestire gli aspetti idrogeologici.

Nel tempo, però, qualcosa è cambiato: l’urbanizzazione selvaggia e incontrollata degli ultimi sessant’anni ha portato alla cementificazione di grandi porzioni di terreno, impedendo così al suolo di assorbire grande parte delle acque meteoriche in eccesso. Al contempo, dopo la disastrosa alluvione del 1966, i Consorzi di bonifica si sono preoccupati di progettare e pianificare opere come dighe e casse d’espansione che, dislocate lungo il corso dei principali fiumi, avrebbero garantito il controllo delle piene. Purtroppo però, venuta meno l’imminenza del pericolo, i progetti dei consorzi sono stati in gran parte abbandonati, pur rimanendo validi e necessari.

L’incoscienza di alcuni amministratori ha addirittura fatto sì che in alcune delle aree individuate per la realizzazione di casse d’espansione sorgessero insediamenti abitativi ed industriali: è questo il caso delle rive del Piave e di Oderzo, dove l’area PRUSST-Masotti, destinata ad accogliere le acque del Monticano in caso di alluvione, è stata resa edificabile ed ora è in costruzione.

Ci chiediamo come sia possibile che delle opere da cui dipende la vita di molti cittadini siano rimaste incompiute dopo oltre quarant’anni. Com’è possibile che solo quando il rischio diventa reale ci si ricordi della gestione dei nostri fiumi? Già nel 2002, dopo la scampata alluvione, sembrava che qualcosa si fosse mosso, ma ancora una volta, le opere sono rimaste solo sulla carta. Zaia ha fatto tanto clamore per ottenere dei finanziamenti, paragonando gli alluvionati veneti ai terremotati d’Abruzzo. I soldi però non possono servire sempre per tamponare le emergenze ma occorrono, soprattutto, per realizzare gli interventi e la manutenzione di cui c’è bisogno.

Riqualificazione o parcheggi?

Con l’avvicinarsi della realizzazione delle opere relative alla riqualificazione di via Erler e via Vizzotto Alberti, nelle ultime settimane sono montate delle polemiche tra un gruppo di cittadini e l’amministrazione.

A conclusione dello scorso anno, attraverso l’ennesima perequazione, si è approvato un piano che permette alla società S.E.D.A.C.O.M. di ristrutturare e di ampliare di circa 750 mc la sede si via Spinè ad uso direzionale a servizio dell’A.S.C.O.M. La stessa società si impegna a realizzare opere di riqualificazione in via Erler e Via Vizzotto Alberti: rifacimento sede stradale, marciapiedi, illuminazione pubblica, reti scarico acque meteoriche, ricavando circa 90 posti auto. Verrà inoltre realizzata una rotatoria sulla strada Postumia in corrispondenza di via degli Alpini.

Fonte della discordia è la realizzazione dei parcheggi. La preoccupazione di un gruppo di residenti, che hanno presentato una petizione sottoscritta da 80 cittadini, è che i 90 posti auto facciano perdere il carattere residenziale del quartiere trasformandolo in parcheggio pubblico.

Ma non tutti i residenti sono di questa opinione. Quasi quotidianamente, infatti, lungo le vie del quartiere, prive di qualsiasi segnaletica, sono parcheggiate in maniera selvaggia più di 80 automobili, concentrate verso il lato Postumia, senza considerare la congestione dei giorni di mercato. La delimitazione di soli 90 spazi, redistribuiti uniformemente lungo le vie, potrebbe addirittura migliorare l’ordine del quartiere piuttosto che peggiorarlo.

Alcuni residenti sono più preoccupati del completo abbandono del verde pubblico presente tra i condomini del quartiere. Privo da molto tempo di una degna manutenzione, il 25 ottobre scorso un grosso albero si è spezzato all’altezza delle radici sfondando una panchina e la ringhiera di un condominio, per fortuna non sono stati arrecati danni a persone. La mancanza di illuminazione lo rende poco sicuro, zona di ritrovo ideale per malintenzionati. I residenti cercano di far rispettare l’ordine ma non si possono appellare ad alcuna norma data l’assenza di qualsiasi divieto o regolamento comunale esposto al pubblico.

Riteniamo che questa riqualificazione non sia del tutto negativa, ma pensiamo che il Comune dovrebbe essere più attento e rispondere alle esigenze dei cittadini invece di aspettare le proposte dei privati.

Se l’obbiettivo era quello di ricavare parcheggi per il Centro Storico, l’Amministrazione farà meglio a cercarli altrove, perché al termine dei lavori non ci saranno “nuovi” posti auto.

I segni del degrado civile

Da , 6 dicembre 2010 17:37

In questo numero de lo Strillone vorremo dare spazio alle parole che un nostro amico e lettore ha scritto in seguito all’increscioso crollo della Casa dei Gladiatori a Pompei. Una parte della lettera, indirizzata alla posta dei lettori del giornalista Corrado Augias, è apparsa nel quotidiano la Repubblica del 7 novembre. Qui ve la proponiamo per intero:

Cari lettori,

sono uno studente di Storia dell’Arte dell’Università di Venezia e in quanto tale mi sento in dovere di esprimere il mio sdegno per il crollo della Casa dei Gladiatori. Non scrivo per discutere ulteriormente sulla clamorosa abdicazione di responsabilità da parte del ministro Bondi, un fatto che reputo paradossale e che in questi giorni sta producendo le doverose polemiche.

Vorrei piuttosto porre l’attenzione su quanto dichiarato da Luca Zaia sul Corriere del Veneto, il quale ha lamentato il disinteresse riservato all’alluvione rispetto alla catastrofe di Pompei. Il presidente della mia Regione avrebbe definito una “porcheria” e una “vergogna” lo stanziamento di fondi per “quei quattro rovinassi”, invocando maggiori cifre per i danni del cataclisma in Veneto.

Trovo sterile comparare le due disgrazie, anche se è ovvio che ci possano essere delle priorità; ad ogni modo quelle di Zaia sembrerebbero a chiunque parole di assoluta inciviltà e profonda mancanza di rispetto. Un cittadino veneto credo possa addirittura considerarsi doppiamente maltrattato.

Potrebbe dapprima sentire intaccata la sua identità culturale (quella vera, non quella supposta e propagandata), perché quei “quattro rovinassi” sono le macerie anche della sua Storia. Ma soprattutto, dovrebbe riconoscere l’impertinenza di chi specula con toni populisti su una tragedia subita dai suoi concittadini, come questa dell’alluvione. Una tragedia che oltretutto è conseguenza della distruzione del patrimonio paesaggistico veneto, perpetrata in questi anni attraverso l’incuria e la cementificazione indiscriminata.

Il Veneto e Pompei sono due tristissimi episodi di una stessa catastrofe che si chiama degrado civile, e che si esplicita nelle incoscienti parole di alcuni politicanti poco trasparenti e poco credibili. Ritrattare ciò che è stato detto non serve a cancellarne la gravità e ad annullare il peso delle responsabilità.

I disagi delle strade opitergine

Uno dei più importanti compiti che un’Amministrazione comunale deve svolgere è la costante manutenzione della viabilità cittadina, sia ordinaria, che straordinaria; se questa non viene svolta in modo efficace e tempestivo si possono verificare disagi a volte anche pesanti.

Alcuni esempi riguardanti Oderzo possono essere citati per capire a fondo il problema. La condizione specifica in cui si trova via Masotti è nota ormai da tempo, ma essendo diventata una delle vie di accesso del parco commerciale di Oderzo di recente costruzione, i cittadini della zona avrebbero potuto sperare ad esempio che l’asfalto e la segnaletica orizzontale fossero rifatti, o che fossero completati i tratti mancanti di pista ciclabile; invece tutte queste speranze si sono trasformate nell’ennesima delusione.

Altri disagi riguardanti la nostra cittadina sono, ad esempio, la poltiglia scivolosa che ogni autunno si forma sul manto stradale a causa dell’accumulo di foglie secche mescolate all’acqua della pioggia, oppure l’asfalto sollevato e spaccato dalle radici degli alberi, che crescono appena sotto marciapiedi e carreggiate (come si può ben notare in Via Frassinetti).

Tutti questi problemi vengono amplificati nelle ore di buio a causa della scarsa visibilità, alla quale bisogna ovviare con un’ottima illuminazione; meglio ancora se questa fosse ottenuta con lampioni a LED, i quali oltre ad assicurare un risparmio economico, sono più efficaci delle vecchie luminarie e riducono anche l’inquinamento luminoso.

Infine, viste le precipitazioni a carattere anche nevoso (per ora lievi) previste in questo periodo, non possiamo che augurarci che il Comune sia preparato a fronteggiare eventuali nevicate più intense con gli opportuni interventi (ad esempio lo spargimento di sale sulle strade), vista l’esperienza negativa dell’inverno 2009/2010 che abbiamo già avuto modo di sottolineare nello Strillone di gennaio di quest’anno.

La risoluzione di tutti questi problemi attraverso una cura, soprattutto costante e quotidiana, di strade, marciapiedi e piste ciclabili, può davvero rendere meno disagevole e più sicuro l’utilizzo che ognuno fa della pubblica via.

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