Oderzo ai calci di “rigore”

Da e , 10 febbraio 2011 00:54

Come consuetudine nel nostro Paese, ogni anno si conclude con l’approvazione definitiva della legge finanziaria che, pur mascherata col nome meno inquietante di “legge di stabilità”, si rivela essere una scure che taglia i finanziamenti ai servizi pubblici, senza di contro ridurre la pressione fiscale.

Anche quest’anno saranno colpiti gli enti locali: Regioni e Comuni subiranno un taglio di finanziamenti di 5,9 miliardi di euro nei prossimi due anni, senza contare i costi che queste dovranno affrontare per far fronte alla riduzione dei finanziamenti anche negli altri settori della spesa pubblica.

Il Governo, che – ricordiamolo – ha fatto della riduzione delle tasse la propria bandiera, ha sempre giustificato la mancata attuazione di questa promessa, prima con la necessità di far fronte alla crisi economica, poi prendendo tempo con l’ulteriore promessa di un taglio radicale delle imposte con l’avvento del federalismo fiscale.

Di fronte a questa realtà, i Comuni sono tra gli enti che più soffrono per i mancati trasferimenti statali e su di essi ricade maggiormente la responsabilità della vita dei propri cittadini. Per questa ragione crediamo che il senso di responsabilità di un amministratore pubblico imponga, nelle scelte che questi è chiamato a prendere, di applicare il maggior rigore possibile per evitare che le conseguenze delle politiche finanziarie nazionali ricadano sui cittadini.

Siamo convinti che, anche ad Oderzo, sia necessario dare un taglio alle spese superflue e propagandistiche (come non ricordare le ormai celebri premiazioni del Sindaco!) ma anche alle scelte che sono in controtendenza con il rigore che lo Stato richiede alle famiglie italiane. Ci pare questo il caso della festa di Capodanno al Palazzetto: le inutili polemiche sulla presenza o meno di una ex-pornostar alla festa hanno distolto l’attenzione da una questione ben più grave. L’Amministrazione ha concesso gratuitamente l’uso del Palazzetto agli organizzatori dell’evento che hanno richiesto ai partecipanti un biglietto d’ingresso. Non c’è modo di capire a quanto ammonti il guadagno della serata e a che finalità è stato destinato, visto che il Comune ha sponsorizzato l’evento! Se il Comune avesse concesso uno spazio pubblico gratuitamente perché all’interno vi si svolgesse un’attività a fini di lucro, sarebbe veramente un cattivo esempio di come affrontare un momento difficile per tutti!

Bibbie che vengono, soldi che (se ne) vanno

È di pochissimo tempo fa la notizia della proposta del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia di donare ad ogni alunno delle scuole primarie del nostro territorio una Bibbia. Elena Donazzan, Assessore all’Istruzione, alla Formazione ed al Lavoro dell’attuale Giunta regionale, ha tenuto anche a fornire delle motivazioni a supporto di questa iniziativa, affermando che, pur nel doveroso riconoscimento dei valori in cui si riconoscono le nostre Istituzioni, compreso il mondo scolastico, la “deriva laicista” non può essere una risposta efficace in un mondo in continua evoluzione.

Questa motivazione ci sembra del tutto inadeguata a sostenere una iniziativa di questo tipo. Infatti se un’Amministrazione si pone come obiettivo quello di far conoscere ai giovani le usanze e la cultura più diffuse nel proprio territorio, potrebbe utilizzare un modo più accorto, evitando di parlare di “deriva laicista”, e ribadendo invece l’importanza del principio di laicità delle Pubbliche Amministrazioni che, assieme al principio di uguaglianza e a quello di libertà religiosa, restano pur sempre alcuni dei pilastri su cui si basa la nostra Repubblica e che permettono a tutti di convivere pacificamente, indipendentemente dalle proprie opinioni, anche in ambito religioso.

In fondo il principio democratico secondo cui le decisioni vanno prese a maggioranza servirebbe a ben poco se non vi fosse opportunamente affiancata l’essenziale tutela delle minoranze, anche religiose.

Una riflessione a questo punto si potrebbe fare anche sul contesto. La scuola italiana, soprattutto nell’ultimo periodo, soffre di gravi carenze in molti ambiti. Le denunce sull’inadeguatezza degli edifici scolastici, sulla mancanza dei materiali didattici, sulla carenza dell’offerta di libri delle biblioteche sono all’ordine del giorno (es.: Strillone di Marzo 2010 ed Aprile 2010). Se l’intenzione fosse stata quella di destinare dei fondi a favore dei bambini delle scuole primarie, di iniziative ve ne sarebbero state molte in alternativa al dono di un testo sacro, anche ad esempio volte ad accrescere il senso civico o il rispetto per l’ambiente (altre questioni pressanti al giorno d’oggi), oltre che a fornire materiali didattici in più.

Riteniamo che un’Amministrazione Pubblica che voglia definirsi “di tutti i cittadini” debba avere maggiore sensibilità nei confronti delle differenze culturali, che sicuramente sono presenti all’interno di ogni società, al fine di non rischiare di creare situazioni in cui qualcuno si possa sentire discriminato o semplicemente non rappresentato dai propri governanti.

Italia: una e indivisibile. Centocinquant’anni d’Italiani

Da e , 10 febbraio 2011 00:46

Cari lettori, il 2011 sarà un anno particolare per tutti noi. L’Italia unita compie 150 anni e dunque permetteteci, almeno per questa volta, di volare alto, indugiando un po’ su quello che è stato, su ciò che è, o su ciò che sarà.

Dal 1861 ad oggi di acqua sotto i ponti, come si suol dire, ne è passata molta. L’Italia è cresciuta, si è evoluta, e nonostante alcuni momenti bui e qualche scelta sbagliata, gli Italiani ne hanno fatto uno Stato moderno, nel quale, per mille motivi, si può benissimo essere orgogliosi di vivere.

Dopo un secolo e mezzo di storia intensa e vissuta, tuttavia non stiamo certo attraversando uno dei momenti di massimo splendore: basti pensare alla grave crisi economica in cui ci troviamo, alle disastrose condizioni in cui sono ridotti il mondo del lavoro o della scuola, per non parlare del discredito che la politica ha saputo gettare su se stessa.

Tutto ciò non deve essere però una scusa per smettere di occuparci del nostro Paese. Ognuno di noi, nel suo piccolo, ha il dovere di interessarsi alle vicende che coinvolgono tutta l’Italia, per contribuire a risolverne i problemi e a migliorare ciò che già funziona. Questo è l’onore che la moderna democrazia ci offre. Dobbiamo ricordarci inoltre di non denigrare lo Stato perché è l’istituzione che tutela i nostri diritti e ci garantisce assistenza, istruzione, sicurezza e molto altro, indipendentemente dal reddito.

In quest’ottica non si può fare a meno di condannare le posizioni che hanno tenuto alcune delle maggiori forze politiche che governano o hanno governato il Paese. Abbiamo visto chi ha male utilizzato il potere politico che gli era stato conferito dai cittadini, nei casi più lievi per scarse capacità, nei casi più gravi per conseguire vantaggi personali. Abbiamo visto il nome dell’Italia screditato sul piano internazionale. Abbiamo visto persino anche chi, ed è importante ricordarlo proprio oggi, ha auspicato per una divisione del nostro Paese, creando una deprecabile tensione all’interno dello stesso popolo.

L’Italia merita di meglio. Noi Italiani meritiamo di meglio. Ma non verrà nessuno a consegnarci una soluzione pronta per creare uno Stato all’avanguardia, che si prenda cura ancora di più dei propri cittadini e che sappia valorizzare le proprie potenzialità. Dobbiamo farlo noi Italiani, seguendo il percorso che ci ha tracciato la nostra stupenda Costituzione e ricordando che il nostro impegno, per quanto piccolo, può davvero aiutare tutti a vivere meglio.

Buon centocinquantesimo anniversario a tutti!

Italia al confine tra realtà e reality

Da e , 10 febbraio 2011 00:42

L’articolo non parlerà dell’ultima esagerazione o dell’ultima frase di mister B. (che non nominiamo nemmeno per non sprecare ulteriori parole dopo tutte quelle dette in questi giorni). In queste righe non giudicheremo l’ultimo scandalo sollevato dal Premier perché già ci penserà l’organo predisposto, che non è il Tg4, Kalispera o Porta a Porta, ma la Magistratura.

Il tema centrale dell’articolo sono gli Italiani. Non riusciamo a capire come mai, dopo tutto quello che sta accadendo, la maggioranza delle persone non si scandalizzi, non si lamenti e non protesti. Quando non lo si difende, semplicemente si glissa la questione non ritenendola un problema. Non capiamo come mai la dubbia moralità della classe dirigente e del premier non inorridisca i suoi stessi elettori. Non capiamo come mai ci sia tantissima gente che lo giustifica qualunque cosa faccia. Non ci riferiamo a chi è pagato per difenderlo (es. Ghedini o Alfano), nemmeno a chi lavora nelle sue tv o nei suoi giornali. Ci riferiamo alla gente comune che dice: “Beh, a casa sua uno può fare quello che vuole”. Scusateci, ma non siamo minimamente d’accordo! Al di là del fatto, che i reati, se di reato si tratta (ripetiamo: lo giudicherà la Magistratura), restano tali se compiuti in casa propria, il Presidente del Consiglio rappresenta l’Italia e dev’essere un modello positivo per gli Italiani. Cosa direbbero le stesse persone che lo difendono se la maestra dei loro figli si drogasse, facesse festini “Bunga Bunga” e andasse con minorenni?

E inoltre, come può non essere ritenuto un problema il fatto che si sottragga tempo ed energie al Parlamento per dedicarsi alle “questioni private” del Premier invece che occuparsi dei problemi del Paese?

Probabilmente la risposta a queste domande sta nel tremendo modello culturale che si è imposto grazie alla televisione negli ultimi vent’anni (sul quale mister B. ha forti responsabilità, anche se si ostina ad affermare il contrario). Un modello che si è radicato e che punta ad annullare il pensiero critico. Il grave problema è la disinformazione, non tanto o non solo come mancanza di informazione in sé, ma di qualità dell’informazione!

Quindi il nostro consiglio è: “Italiani, spegnete la tv e cercate di leggere qualche giornale, non sempre lo stesso ma anche quelli con orientamenti politici differenti. Leggete cosa scrive la stampa estera, i cui articoli sono facilmente reperibili in internet o in alcune riviste come il settimanale Internazionale”. Riteniamo che ci sia un serio pericolo in Italia nei nostri giorni: che la gente non riesca più a distinguere la differenza tra la realtà e i reality, e che ciò corrompa fortemente la capacità di giudizio individuale e collettiva.

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