AAA Giovani cercasi per… Oderzo

Da , 7 ottobre 2011 12:28

Abbiamo programmato un momento d’incontro dedicato a chi ci vuole conoscere di persona e avvicinarsi al nostro gruppo.

Sabato 15 ottobre – ore 18 – bar “da Marisa” in via Frassinetti
APERITIVO CON I GIOVANI PER ODERZO

Ciò che abbiamo realizzato in questi anni è frutto di passione, impegno, ideali condivisi, amicizia e buonumore.
Ognuno di noi mette a disposizione le proprie capacità e la propria inesperienza.
La soddisfazione che proviamo quando capiamo di aver fatto qualcosa di utile per la nostra comunità ci ripaga di ogni sforzo.

Se hai meno di 35 anni, condividi i nostri principi e credi nel lavoro di squadra unisciti a noi.
Dai un’occhiata al nostro sito www.giovaniperoderzo.it, leggi la nostra presentazione e scopri cosa abbiamo fatto in questi anni… pensa che insieme potremmo fare di più!

Due spunti:

Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario con una goccia d’acqua nel becco. “Cosa credi di fare?!” gli chiese il leone. “Vado a spegnere l’incendio!” rispose il piccolo volatile. “Con una goccia d’acqua?” disse il leone con un sogghigno di irrisione. Ed il colibrì, proseguendo il volo, rispose: “Io faccio la mia parte” (favola africana)

Siate il cambiamento che vorreste vedere nel mondo (Gandhi)

 

P.S.

Se hai più di 35 anni ti chiediamo di inoltrare il nostro messaggio a chi pensi possa essere interessato. Grazie

Le faremo sapere

Da , 4 ottobre 2011 20:40

Disoccupazione e precariato: noi giovani ma non solo non possiamo più ignorare queste tematiche che, anno dopo anno, decreto dopo decreto, taglio dopo taglio sono passati da spauracchio a chiodo fisso con cui siamo obbligati a confrontarci nel corso della nostra vita. La precarietà non è più riservata a pochi e non ci si salva con un titolo di studio di riguardo, la precarietà è lo stile di vita di molti a cui è stato levato il diritto di sognare un futuro appagante e lavorare per ottenerlo.

Noi Giovani per Oderzo abbiamo deciso di approfondire queste tematiche con l’aiuto di Nidil, branca della Cgil che assiste le nuove identità di lavoro. Da questa collaborazione è nata la serie di eventi “le faremo sapere”. Durante il primo appuntamento è intervenuto il poeta Fabio Franzin che ha presentato brani tratti da due delle sue opere: “Fabbrica” e “Co e man monche”, fornendo una struggente testimonianza della sua esperienza di licenziamento.

Il prossimo incontro sarà il 6 ottobre alle 21 a Palazzo Moro. In quest’occasione interverrà Diego Brunello dell’ufficio vertenze legali e si tratteranno nello specifico le tipologie contrattuali che contraddistinguono la precarietà, come i contratti atipici o il lavoro d’agenzia . È fondamentale informarsi in modo approfondito sui diversi tipi di contratto perché spesso la disinformazione è un arma potente che viene usata per tenere il lavoratore sotto continuo ricatto, costretto a condizioni indegne, turni impossibili, sempre sotto la costante minaccia di perdere da un giorno all’altro quella fonte di reddito. Informarsi è essenziale per non subire soprusi o per riconoscerli quando sono ben celati.

Il terzo incontro si svolgerà invece giovedì 20 ottobre, sempre alle 21 a Palazzo Moro. In questo caso tratteremo i risvolti psicologici della precarietà e dell’incertezza che contraddistingue ormai più generazioni. Interverrà Francesco Venturini, medico psicoterapeuta che analizzerà sulla base della sua esperienza le problematiche causate dalla mancanza di sicurezze e dall’incapacità di poter lavorare su progetti a lungo termine.

Solo la consapevolezza ci può aiutare a far fronte a questo momento di difficoltà, per questo vi invitiamo a partecipare.

 

La pubblicità va a scuola

Da e , 4 ottobre 2011 20:38

Quest’anno gli alunni della scuola media statale F. Amalteo sono stati accolti da una sorprendente novità: è stato infatti consegnato loro un volume che funge non solo da libretto scolastico, ma anche da diario vero e proprio.

In un momento di crisi in cui i fondi destinati alla scuola sono in vertiginoso calo come è stato possibile realizzare un simile tomo (di considerevole peso e ingombro)? Grazie alla sponsorizzazione di una nota ditta di surgelati dell’opitergino-mottense che ha finanziato l’aggiunta del diario al già presente libretto, che viene da sempre stampato grazie alle tasse d’iscrizione annuali pagate dalle famiglie. In cambio l’azienda ha ottenuto di poter inserire sul retro del diario il proprio simbolo entrando così immediatamente nelle case di almeno 700 alunni. Questo prepotente ingresso è stato reso possibile dal consiglio d’istituto del maggio 2011 che ha autorizzato a maggioranza l’introduzione della pubblicità nella scuola opitergina. Quest’approvazione non può assolutamente essere giustificata, soprattutto perché si tratta di una scuola media frequentata da alunni di 11-13 anni, età in cui i giovani sono facilmente influenzabili e non ancora pienamente in possesso di senso critico e capacità di distinguere i numerosi messaggi che ricevono dal mondo pubblicitario. Grazie a tale delibera la scuola cessa di essere tempio dell’istruzione che protegge i suoi alunni dal mercato e diventa essa stessa veicolo di messaggi commerciali in cambio di un diario, che, ricordiamo, quasi tutte le famiglie avevano già autonomamente comprato, ignare del fatto che sarebbe stato fornito gratuitamente all’inizio delle lezioni. Inutile quindi giustificare quest’atto come tentativo di far risparmiare le famiglie, poiché queste ultime non erano state informate dell’accordo.

Siamo consapevoli che in un momento di difficoltà la scuola deve cercare aiuto per garantire un’offerta formativa di qualità, ma ciò non può essere fatto indiscriminatamente, devono essere stabiliti precisi vincoli per non trasformare i giovani alunni in terra di conquista dei mercati. La scelta di eventuali sponsor deve essere ragionata sulla base di principi educativi ed etici, così da dare un messaggio positivo ai ragazzi, non solo un invito all’acquisto. I fondi ricevuti inoltre devono essere fortemente legati alla didattica, in modo da consentire lo svolgimento di laboratori e progetti che non sarebbero altrimenti realizzabili, ma senza che si crei il vincolo (purtroppo tristemente conosciuto in molte università) che la decisione dell’offerta didattica viene decisa dal privato e dalla sua liquidità.

 

A senso unico

Da e , 4 ottobre 2011 20:35

“La città è cambiata…” riflettevano Brad Pitt e George Clooney in Ocean’s Eleven. Loro si riferivano a Las Vegas, ma forse sarebbe il caso di utilizzare questa stessa frase anche per Oderzo. La nostra città negli ultimi tempi è cambiata parecchio soprattutto dal punto di vista della viabilità come ogni nostro concittadino ha potuto constatare transitando in macchina per il centro. Sono spuntate un po’ di rotonde qua e là, forse qualcuna di troppo, nuovi parcheggi e numerosi sensi unici che hanno dato vita a diversi percorsi obbligati. Un altro elemento che ha arricchito il nostro centro storico è la passerella ciclo-pedonale sul Monticano che collega la Città Giardino alla zone degli impianti sportivi, utile per chi vuole raggiungere velocemente il centro da quel quartiere e bella dal un punto di vista architettonico.

Tutti questi cambiamenti, in particolare la sistemazione della viabilità del centro, erano attesi e auspicati da tempo per renderlo più ordinato, razionale e fruibile.

Se alcune soluzioni sono apparse da subito naturali, pensiamo ad esempio al senso unico di via Roma e Piazza Castello o a quello in via Città di Pontremoli, altre soluzioni ci sono sembrate un po’ troppo artificiose e in qualche caso forse inadatte ad un facile utilizzo da parte dei cittadini, come ad esempio il doppio senso unico che passa davanti all’entrata delle piscine o la “micro-rotonda” posizionata in via Cesare Battisti, dove si poteva trovare una soluzione alternativa per l’accesso ai parcheggi.

Una soluzione che però non comprendiamo affatto, e sulla quale ci aspettiamo una accurata riflessione da parte dell’attuale Amministrazione Comunale, è l’uscita da via dei Mosaici in via Roma, infatti da alcuni giorni è stato posto l’obbligo di svolta a sinistra, è quindi vietato girare a destra, dove hanno trovato posto alcuni nuovi parcheggi, per accedere all’incrocio con via Mazzini, ma si può svoltare solo a sinistra e accedere al senso unico di via Roma verso piazza Castello. Questo a nostro parere rende meno fruibile tutta la zona di piazzale Europa e rischia di congestionare ancor di più il senso unico di Via Roma e la zone di piazza Castello e piazza Grande.

Aspettiamo che tutti gli interventi in realizzazione e in programma vengano eseguiti per valutare nell’insieme la nuova viabilità del centro, confidando che l’Amministrazione Comunale stia seguendo un piano sistematico con obiettivi chiari per la riorganizzazione complessiva della viabilità e del centro della nostra città in generale.

Un movimento di pace e speranza

Da e , 4 ottobre 2011 20:30

Un corteo di duecentomila persone si snoda tra le strade da Perugia a Assisi celebrando la cinquantesima edizione della Marcia della Pace. È domenica 25 settembre. “L’atto è più importante della parola” sosteneva Aldo Capitini, filosofo della nonviolenza e ideatore della Marcia; Catiuscia Marini, presidente della regione Umbria, fa notare come la grandissima partecipazione di persone e associazioni renda attuale tale affermazione.

Venticinque chilometri di marcia, una strada fatta di colori, suoni, canti, slogan. Ognuno avanza con il proprio passo, ognuno con i propri mezzi: la maggior parte a piedi, altri in bici, chi in sedie a rotelle, chi in passeggino o tra le braccia di mamma. In 6-7 ore di cammino c’è il tempo per chiacchierare, ridere, cantare, e c’è il tempo per riflettere. Tutto ciò immersi nella campagna umbra e tra la gente: persone mai viste prima ma che in quel momento si sentono vicine tra loro.

Si marcia per la Pace. Pace che assume un significato esteso, che è valore simbolico di ideali come uguaglianza, legalità, libertà, rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo.

Scout, animalisti, scolaresche, associazioni onlus, esperantisti, protagonisti della primavera tunisina, volontari di Emergency, gente di Libera, solo per citarne alcuni. Persone diverse che marciano fianco a fianco per riaffermare l’importanza di valori che la politica spesso dimentica. Un’Italia diversa da quella che siamo abituati a vedere attraverso i mass media.

Quella in marcia è un’Italia migliore. L’Italia dell’associazionismo e del volontariato, fatta di persone che si dedicano concretamente ai bisogni della gente. L’Italia che vuole un cambiamento radicale per il nostro Paese con al centro la dignità e il rispetto per la persona. L’Italia che non accetta che si finanzi la guerra e si taglino i fondi sociali. L’Italia a cui il presidente Napolitano, nel messaggio rivolto ai giovani presenti, riconosce l’aspirazione “a costruire un futuro fondato su principi di libertà, tolleranza e giustizia sociale, in grado di garantire la pacifica coesistenza tra i popoli”. L’Italia che spera e che fa rinascere la speranza e la fiducia che un mondo migliore sia possibile.

Panorama Theme by Themocracy