UNdESCO. A pranzo con la Palestina

Da e , 8 novembre 2011 17:13

Dal 31 ottobre l’UNESCO ha un nuovo membro: con 54 voti favorevoli (per la cronaca, l’Italia si è astenuta) la Palestina entra a far parte dell’organizzazione delle Nazioni Unite che tutela l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Questo importante riconoscimento rappresenta un vero e proprio punto di svolta nel percorso d’indipendenza che la Palestina ha intrapreso: a breve anche questo territorio avrà la possibilità di valorizzare il proprio patrimonio artistico e culturale grazie alla nomina di alcuni luoghi d’interesse a Patrimonio UNESCO. Per promuovere la difesa dei diritti dei palestinesi l’ONU ha indetto per il 26 novembre la giornata mondiale per la Palestina: “Assettati di giustizia”. In concomitanza con questa ricorrenza, Pax Christi invita tutte le città ad organizzare iniziative di sensibilizzazione sulla complessa questione palestinese.

Anche gli opitergini avranno l’occasione di partecipare. La Bottega della Cooperativa Pace e Sviluppo di Oderzo organizzerà, infatti, un pranzo palestinese, per conoscere i sapori di questa terra. L’evento avrà luogo domenica 27 novembre presso la sala parrocchiale di Camino.

L’allettante menu prevede come antipasto humus, una crema a base di ceci, baba ganush, un gustoso purè di melanzane, e una salsa al peperoncino serviti con il pane tipico del luogo, detto pita. A seguire verrà preparato un couscous di verdure.

Parteciperà al pranzo Don Nandino Capovilla, coordinatore nazionale di Pax Christi che da tempo ha avviato la campagna “Ponti non muri”, la quale promuove azioni e sviluppa contatti per favorire il dialogo fra il popolo israeliano e quello palestinese, cerca di dare un’informazione il più possibile completa di quanto accade in quei territori.

Durante il pranzo verrà anche presentata la mostra fotografica di Ruggero Da Ros, fotografo impegnato nel documentare da vicino le condizioni di vita della popolazione delle zone sconvolte dal conflitto israeliano-palestinese.

Per partecipare è necessario prenotarsi presso la bottega del commercio equo e solidale.

E dopo Berlusconi?

Da e , 8 novembre 2011 17:09

C’è chi oggi è preoccupato per le sorti dell’Italia nelle mani di Berlusconi e pensa che qualsiasi cosa possa essere meglio dell’attuale governo. Altri sono molto preoccupati perché temono anche quel “qualsiasi cosa” .

L’azione più semplice da compiere è voltare lo sguardo dall’altra parte. Compiuto questo gesto, molti si accontentano di quello che trovano, pronti a votare turandosi il naso. Per molti altri voltare realmente pagina significa lasciarsi alle spalle non solo Berlusconi ma il sistema politico che gli ha permesso di governare tutti questi anni.

Il centro-sinistra, il PD in primis, è certo che sarà presto chiamato a governare perché sul piano storico rappresenta “l’altra parte” e senza bisogno di ulteriori definizioni riceverà un sufficiente numero di voti. Ma da qui cosa ne verrà di nuovo alla politica italiana? Il PD nasceva come progetto di un partito nuovo ma in questi anni l’attuale classe dirigente, una generazione politica che si è isolata dal resto dei cittadini, ha arenato il partito nel sistema di una politica vecchia, incapace di comunicare e di sincronizzarsi con le esigenze del proprio elettorato, limitando gli spazi anche di quelle nuove forze che volevano contribuire al rinnovamento. Si è accontentata della rendita esigua ma sicura che deriva dalla sua storia invece di rischiare investendo su qualcosa di diverso.

Sganciarsi dal passato non significa abbandonare la nostra storia ma volerne scrivere una nuova.

L’elettore medio del centro-sinistra vorrebbe una classe dirigente differente, sogna un leader capace, con una forte personalità e una buona capacità comunicativa ma che rappresenti la sintesi di un processo di confronto democratico, non il garante degli equilibrismi precari delle varie correnti.

Per presentarsi come innovatori, tuttavia, non è sufficiente essere giovani, bisogna promuovere idee che stimolino un processo politico differente, in grado di coinvolgere una nuova generazione politica. Più che immedesimarci in un personaggio politico è necessario guardare chi si trova alle sue spalle e verificare che lì ci siano persone nelle quali ci possiamo identificare.

L’elettore medio del centro-sinistra vorrebbe anche che i suoi partiti di riferimento esprimessero dei concetti chiari e inequivocabili, delle idee per l’Italia di domani ed è disposto a suggerire queste idee se solo trovasse qualcuno disposto ad ascoltare. L’associazionismo e il volontariato sono molto sviluppati in Italia: un gran numero di persone che dedicano il proprio tempo al bene comune rappresentano un serbatoio ricchissimo di azioni concrete che non aspettano altro di essere tradotte in pratiche di buona politica.

Il tempo stringe ma chi ha intenzione di proporsi come alternativa dovrebbe cominciare a calare le carte di una reale innovazione.

Lo strumento delle primarie potrebbe servire non solo a designare il prossimo candidato alla Presidenza del Consiglio ma ci potrebbe permettere di scegliere direttamente i parlamentari della prossima legislatura, anche se si dovrà votare con l’attuale legge elettorale. Ma forse un’eccessiva dose d’imprevedibilità spaventa ancora troppo gli strateghi della vecchia scuola. Parlare del nuovo è più semplice che realizzarlo.

Nascosti dietro un dito

Da e , 8 novembre 2011 17:05

Quello che sta accadendo al nostro Paese suscita un senso di viva preoccupazione ma anche un sincero stupore nei confronti di certe esternazioni dei nostri politici. Le continue richieste dell’Unione Europea di misure rassicuranti da parte del governo italiano sono la testimonianza che la nostra condizione economica è in una fase critica e allo stesso tempo confermano l’inadeguatezza delle misure anticrisi proposte da Berlusconi.

Però, quello che allarma, è soprattutto la scarsa credibilità di chi rappresenta l’Italia in Europa e nel mondo in questo momento difficile: Berlusconi è oggetto di scherno da parte degli altri leader europei, il ministro Sacconi si rivela un visionario certo del rischio di attentati terroristici al Paese, l’intera maggioranza è soggetta ad un’inaspettata spinta centrifuga che disperde i parlamentari scontenti (ma il buon Verdini è sempre al lavoro per recuperare i fuoriusciti!).

In tutto ciò il più sorprendente rimane (come suo solito…) Umberto Bossi, ormai palesemente incapace di svolgere qualsiasi attività politica e ridotto alla macchietta di sé stesso: messe da parte le rivendicazioni secessioniste e federaliste, rimane fedele a Berlusconi per un misto di necessità e opportunismo e limita i suoi interventi a qualche insulto biascicato se non direttamente al suo dito medio.

Il contributo della Lega Nord, affinché l’Italia esca dalla crisi, si riduce alla sola difesa del sistema pensionistico attuale sotto la minaccia di far cadere il governo. Non certo una proposta lungimirante per un Paese che, ora come ora, non ha la possibilità di garantire lo stesso trattamento ai lavoratori del futuro ma si tratta di un comportamento coerente da parte di chi non ha mai voluto fare i conti con le responsabilità che il suo ruolo richiede.

In una fase storica come quella attuale, l’Italia si dimostra debole, mal governata e priva di riferimenti. La classe politica che ci governa dà la netta impressione di essere priva della capacità di capire e risolvere la situazione ma soprattutto di essere totalmente sprovvista della credibilità necessaria in questi momenti: una crisi economica non si risolve con un dito medio!

Indignatevi! Impegnatevi! Per una resistenza quotidiana e consapevole

Da e , 8 novembre 2011 16:59

Indignatevi! e Impegnatevi! sono i titoli delle recenti pubblicazioni di Stéphan Hessel. Dal primo in particolare ha origine il termine «Indignados», affermatosi in poco tempo nel lessico mondiale, dopo che i primi movimenti spagnoli hanno scelto di etichettarsi in questo modo.

Anche se il movimento degli Indignati ha assunto un obiettivo molto specifico, le persone indignate e i motivi di indignazione sono molti di più. Tutti meritano di essere stimolati nelle azioni che intendono intraprendere, quando il presupposto è la giustizia sociale e il mezzo è la non-violenza.

Riteniamo che “indignarsi” e “impegnarsi” sia un binomio fondamentale. Vogliamo oggi ripartire dalle parole di un pamphlet e di una breve intervista per offrire l’occasione di riflettere su alcuni valori e prendere spunto per un’azione che possa essere diversificata e quotidiana.

Stéphan Hessel, lucido novantaquattrenne, ex partigiano tra gli autori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e diplomatico dell’ONU, un uomo che crede nell’impegno civico dei cittadini e nelle istituzioni, si rivolge a nome dei Resistenti alle nuove generazioni: «Il motore della resistenza era l’indignazione» afferma, «Quando qualcosa ci indigna, come a me ha indignato il nazismo, allora diventiamo militanti, forti e impegnati».

È un invito a resistere il suo: «Resistere significa rendersi conto che siamo circondati da cose scandalose che devono essere combattute con vigore. Significa rifiutarsi di lasciarsi andare a una situazione che potrebbe essere accettata come disgraziatamente definitiva».

Bisogna impegnarsi in un movimento costruttivo, non distruttivo: «Creare è resistere. Resistere è creare.» così si chiude l’Appello dei Resistenti alle giovani generazioni.

Hessel riconosce che la situazione storica che stiamo vivendo è completamente differente e si rende conto che per lui è stato relativamente semplice indignarsi e ribellarsi contro gli obbrobri del nazismo e del fascismo.

Uno dei punti cardine del suo pensiero è la non-violenza: «[…] la violenza volta le spalle alla speranza. Le dobbiamo preferire la fiducia, la fiducia nella non-violenza. […] Oggi è riflettendo, scrivendo, partecipando democraticamente all’elezione dei governanti che si può sperare di far evolvere intelligentemente le cose… insomma, con un’azione a lunghissimo termine».

Ognuno di noi può fare la propria parte in questo movimento di innovazione, a diversi livelli, unendo le proprie forze a chi cerca di perseguire gli stessi obiettivi. L’azione quotidiana e locale è fondamentale per produrre un cambiamento di più ampie dimensioni: «La visione del mondo di domani come un mondo più giusto, più sostenibile, più assennato, può essere soltanto globale. Ma la realizzazione e l’azione che contribuiscono a un simile mondo possono essere soltanto locali».

Da parte nostra vogliamo chiudere rivolgendovi l’invito che Stéphan Hessel è solito rivolgere ai giovani studenti: «Interrogatevi su ciò che vi indigna e vi scandalizza e, quando l’avrete scoperto, cercate di capire come, concretamente, potete agire per contrastarlo».

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