Precari dell’infanzia. Alla conquista dell’asilo.

Gente in coda accampata di notte, all’aperto, sfidando le basse temperature. È una scena che assoceremmo al concerto dell’anno o all’uscita dell’ultimo iPhone. Invece no. Stiamo parlando della ventina di genitori che la notte tra il 13 e il 14 gennaio hanno presidiato l’ingresso dell’asilo Moro per assicurarsi la possibilità di iscrivervi i propri figli. Con l’aiuto di nonni e zii, i genitori sono stati in coda dal giorno precedente le iscrizioni, i primi addirittura dalla prima mattinata del venerdì. In realtà i posti disponibili erano uno in più del numero dei bambini per cui è stata fatta la fila, quindi tutto si è risolto in modo positivo, trovando anche un modo alternativo di fare gruppo tra genitori.

Quest’episodio, però, fa notare come sia presente un sentimento di precarietà per la paura di non trovare posto nella scuola per il proprio figlio.

Precisiamo che l’asilo Moro è una struttura paritaria e che quindi le liste d’iscrizione sono diverse da quelli degli altri asili, ma, essendo l’unico in centro, va tenuto in considerazione quando parliamo di strutture per l’infanzia, tanto che, infatti, riceve anche delle sovvenzioni dal Comune.

La percezione che ci siano pochi posti disponibili nella scuola dell’infanzia è una cosa diffusa, alimentata anche dalle esperienze degli anni precedenti. Se ricordate, a luglio 2010 avevamo sollevato il caso di quei bambini che erano inizialmente rimasti esclusi dall’asilo di Piavon. Ma di fatto ogni anno, al termine delle iscrizioni, c’è sempre una lista d’attesa. D’altronde le scuole pubbliche per l’infanzia sono tre, con spazi piccoli e spesso inadeguati e classi con sempre un alto numero di bambini.

Le iscrizioni per gli asili pubblici per l’anno prossimo chiuderanno il 20 febbraio, e allora i genitori sapranno se i loro figli frequenteranno la scuola a settembre o se saranno messi in lista d’attesa.

Nel frattempo, ci rivolgiamo all’amministrazione comunale per sapere quali misure sono state prese rispetto a questa questione e quali sono i progetti futuri per l’infanzia, per essere certi di garantire a tutti i cittadini che ne hanno bisogno questo importante servizio, tenendo in considerazione il fatto che la popolazione opitergina è in crescita, e che quindi le richieste per le strutture per l’infanzia non potranno che aumentare.

L’articolo ripreso dalla stampa locale:

la Tribuna di Treviso 09.02.2012

il Gazzettino di Treviso 09.02.2012

Evasione fiscale: il governo Monti ci salverà?

Sono ormai anni che l’Italia si scervella per trovare una via d’uscita da questa pesantissima crisi economica mondiale. Chi o che cosa la salverà? Forse la Guardia di Finanza! Ma si, certo! Ormai le Fiamme Gialle sono le uniche che riescono, con la loro sola presenza, a far magicamente aumentare il giro d’affari dei più disparati esercizi commerciali! In particolare quelli di Cortina d’Ampezzo e Milano…

A parte gli scherzi, da ridere c’è ben poco.

Sappiamo bene che l’evasione fiscale in Italia è stimata a più di 100 miliardi di euro all’anno e che questa somma, se messa a disposizione della collettività, potrebbe realmente aiutarci ad uscire dalla crisi. Ma come recuperare questi soldi?

La soluzione che nell’immediato sta adottando il governo è quella di dotare di strumenti più efficaci la Guardia di Finanza affinché possa eseguire controlli maggiori e più accurati, per costringere anche gli evasori a pagare i tributi dovuti. Una decisione di questo tipo è assolutamente condivisibile nell’attuale momento di difficoltà, soprattutto per dimostrare l’intransigenza delle istituzioni di fronte a chi evade le imposte, sottraendo risorse ai concittadini.

Tuttavia crediamo che questa non sia la soluzione definitiva. Ciò che si deve modificare realmente è la mentalità degli italiani. Compito del governo è quello di far comprendere a ogni singolo cittadino che le tasse da lui pagate non sono soldi perduti, anzi! Sono risorse che gli permetteranno di usufruire di tutta una serie di servizi, tra cui la sanità o l’istruzione, che da solo non si potrebbe permettere.

All’attuale esecutivo può essere riconosciuto il merito di aver intrapreso questo cambiamento di mentalità. Dopo anni in cui l’evasione fiscale veniva ampiamente tollerata, addirittura dallo stesso Governo, finalmente una nuova coscienza sta nascendo. Il Paese inizia a rendersi conto che se tutti pagassero le tasse dovute se ne trarrebbero benefici essenziali: dal miglioramento dei servizi offerti dallo Stato, fino alla riduzione dei contributi stessi, accontentando anche coloro che lamentano una pressione fiscale troppo alta.

Riteniamo infine che, all’interno di una situazione così complessa e delicata, l’atteggiamento assunto dalla Lega, la cui reazione è stata quella di suggerire di spostare i controlli più a sud, sia assolutamente controproducente. Non vi è alcun bisogno di accusarsi l’un l’altro creando, come al solito, inutili spaccature all’interno del Paese. Sarebbe utile invece riconoscere i propri errori e condannare comportamenti che danneggiano la collettività, cercando assieme di trovare il rimedio più adatto per costruire un futuro più solido per tutti.

Referendum innammissibile. Alternativa al Porcellum o primarie?

No al referendum per abrogare l’attuale legge elettorale. Con sentenza del 24 gennaio scorso, la Corte Costituzionale ha giudicato inammissibili i quesiti proposti dal comitato referendario perché avrebbero creato un vuoto legislativo. Traduzione: per ora ci teniamo il Porcellum. Banchetti, firme, manifestazioni nell’intera penisola: tutto inutile? Non è detta l’ultima parola. Anche perché l’ultima parola spetta a noi, con il voto. Più di 1 milione e 210 mila italiani (la seconda raccolta più numerosa di tutta la storia della Repubblica) hanno deciso di fare fronte comune contro una legge elettorale che non permette loro di scegliere i propri candidati attraverso la preferenza nominativa. Si tratta di un numero consistente di potenziali elettori che hanno lanciato un messaggio molto chiaro: “voglio scegliere chi votare”. Su internet è nata immediatamente un’iniziativa partecipando alla quale ci possiamo investire di un potere enorme: la campagna “Io voto chi mi fa scegliere”, promossa da Valigia Blu e Quink.

I partiti sono avvisati: più di un milione di voti in palio alla migliore democrazia.

Anche i meno astuti calcolatori della vecchia politica, sempre a caccia di consenso, hanno subito rizzato le orecchie, tutti hanno iniziato a dichiarare che l’attuale legge elettorale va cambiata. Anche Bersani ha già promesso che se non si dovesse riuscire a modificarla nei prossimi mesi il PD effettuerà le primarie parlamentari per scegliere i propri candidati. Idea interessante. L’elettorato ci era già arrivato prima, ricordiamo a tutti la campagna lanciata da Concita de Gregorio nel settembre 2010 che sosteneva esattamente questa proposta, ma si sa: al Partito Democratico le primarie piacciono e non piacciono. Quando si vince è utile rivendicare la paternità italiana di questa pratica, quando si perde sono “un’arma contundente utilizzata contro il PD” (cit. D’Alema). Poco importa il punto di vista dei vecchi dirigenti e degli strateghi della politica, ciò che conta è che il risultato delle elezioni dipende da noi e nei prossimi mesi dobbiamo pretendere la possibilità di scegliere i candidati, non dobbiamo considerarlo un regalo o una concessione. Assicuriamoci che, se di primarie si deve trattare, siano organizzate come si deve, offrendo a tutti i candidati pari opportunità, ed evitando che si trasformino in vetrine per i più facoltosi o che vengano favoriti i più fedeli alla vecchia classe dirigente attraverso abili boicottaggi mediatici. Noi votiamo chi ci fa scegliere.

Biutiful padano

Da , 7 febbraio 2012 17:57

Anche questo mese abbiamo assistito a un numero consistente di boutades da parte del leader leghista Umberto Bossi, che oltre ad essere anacronistico, nelle sue idee tristemente trite da vent’anni, lo è pure nell’immagine che capeggia nella homepage del sito ufficiale del partito. È difficoltoso tracciare un percorso lineare all’interno della recente storia della Lega Nord, ci proviamo ricordando i fatti salienti dell’ultimo mese.

Lo spaccamento interno emerge col caso Cosentino, quando Bossi invita i compagni di partito a votare no alla richiesta d’arresto del deputato Pidiellino legato alla cosca camorristica dei Casalesi. In questo momento si assiste al divario tra “Maronisti”, a sostegno del sì, e “Cerchisti”, con a capo il segretario del partito Reguzzoni, di posizione contraria.

Il gelo tra Bossi e Maroni continua, al punto da negare al secondo la possibilità di fare comizi. Maroni s’infuria ed esprime con vivacità le sue idee tramite la sua pagina di Facebook.

Ma basta un comizio nella profonda terra padana, a Varese, per sancire la pace (almeno in apparenza) tra i due, legati dalla stessa volontà di non appoggiare il governo Monti e oramai lontani anni luce dalla vecchia alleanza col Popolo della Libertà. Pace sancita anche nei fatti, vista la recente rimozione del segretario Reguzzoni.

Questi continui passi indietro ed avanti del senatùr sembrano in realtà nascondere la paura, derivata dalle tendenze superomiste del leader, di perdere il suo trono in vista di una possibile successione di Maroni che secondo voci leghiste parte già favorito. Ciò che appare oggi a chi lo osserva non è altro che un uomo diventato macchietta di se stesso. Ma ci sono ancora persone pronte a sostenere Bossi e le sue idee? Il progetto secessionista, il federalismo e tutte le promesse fatte dal lumbard hanno ancora eco tra gli elettori? Il Senatùr è ancora credibile? O il realismo del suo racconto è pari a quello della trama della nota telenovela trasmessa in tv da trent’anni?

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