sabato 9 giugno SCAMBIO LIBRI in Piazza Grande

Da , 28 maggio 2012 20:31

Atletica lasciata a piedi

Da e , 8 maggio 2012 15:23

Il campo sportivo di Oderzo, essendo stato trascurato per molti anni, ha finito per trasformarsi in uno spazio inutilizzabile, è diventato un’area che non viene sfruttata adeguatamente se non per uso esclusivamente calcistico. Tale struttura così ampia e costosa viene aperta ad un modesto pubblico solo in occasione delle partite di campionato dell’Opitergina, benché lo stadio potrebbe ospitare manifestazioni ben più affollate di queste.

 

Agli occhi della comunità, l’assessorato allo sport della nostra città è ben orientato alla valorizzazione degli sport: l’offerta di attività sportive è molto varia grazie alle sedi e agli spazi a loro adibiti dal Comune, inoltre viene organizzata, già da qualche anno nel mese di Maggio, la “Giornata dello Sport” per permettere alle diverse società sportive di sponsorizzarsi, ma anche di sensibilizzare i cittadini sull’importanza dell’attività fisica e della salute del corpo.

 

Gli sforzi fatti sono considerevoli, concentrandosi anche sulla realizzazione di nuove strutture come la recente palestra dei “Masotti”, ma ci chiediamo se non sia più pratico potenziare ciò che già si è costruito ed utilizzarlo al meglio.

 

Il campo sportivo è evidentemente caduto in disuso. Pochissime sono le persone che lo frequentano a causa dello stato di desolazione e fatiscenza in cui si trova. Le due società di atletica che vi si allenano, “Polisportiva Padana” e “Atletica 3B”, evidenziano numerosi disagi poiché la pista da corsa è sgretolata e rotta, rappresentando un considerevole rischio per gli atleti che vi corrono, e le strutture dedicate alle varie specialità non sono sottoposte ad alcuna manutenzione.

 

Infine lo stadio non è più omologato con gli standard delle società “CSI” e “FIDAL” che sono responsabili dell’organizzazione delle competizioni sportive e risulta quindi impossibile coinvolgere le associazioni nella realizzazione di manifestazioni di atletica che, specialmente durante la stagione estiva, sono frequentissime, perdendo anche tutta una serie di profitti legati alla probabile affluenza di sportivi che vi volessero partecipare.

 

È spiacevole constatare come questa situazione si sia ripetuta anche in altre occasioni: i “Grifoni” del Rugby Oderzo, per fare un esempio, hanno più volte sollecitato il comune, così come è stato fatto per lo stadio, affinché si attuassero delle manovre per adeguare gli standard dei campi di allenamento. Fino ad ora però non è stato fatto nulla. Speriamo sempre in un intervento quanto più tempestivo da parte dell’assessorato allo sport, in modo che tutte le attività sportive vengano dotate di strutture adatte per poter funzionare al meglio.


Sbarattiamoci!

Come molti di voi già sapranno, sabato e domenica prossimi Oderzo vedrà la prima edizione della Piazza del Baratto. In quell’occasione Piazza Castello sarà teatro di una notevole esperienza pratica di scambio di beni materiali e di servizi. Si potranno barattare beni di vario tipo tra cui abbigliamento, casalinghi, oggettistica, libri, prodotti per giardinaggio, elettrodomestici, giocattoli, autoproduzioni e fai da te (piante, semi, talee, conserve, candele, detersivi, ecc.)

Oltre all’evento principale, l’iniziativa comprende tre serate di confronto su temi correlati. La prima serata ha già riscosso molti apprezzamenti, i prossimi appuntamenti saranno martedì 8 e lunedì 14 maggio, a palazzo Moro.

Come Giovani per Oderzo abbiamo deciso fin dall’inizio di sostenere questa nuova e significativa iniziativa che si fa veicolo di valori importanti il cui recupero si fa sempre più urgente.

L’azione del baratto, lo scambio di beni senza l’uso del denaro, è una pratica che guarda al benessere sociale e ambientale. Fa bene all’ambiente, perché permette di allungare il ciclo di vita degli oggetti, contribuendo in questo modo a ridurre i rifiuti; fa bene a noi che, oltre a procurarci i beni di cui abbiamo bisogno risparmiando denaro, liberiamo i nostri armadi dagli oggetti inutilizzati, che sono d’intralcio per noi ma che possono ancora servire a qualcun altro. Inoltre il baratto fa da tramite ad un altro importante valore: il recupero della relazionalità. Ci fa entrare in contatto con le persone in una relazione all’insegna della solidarietà e della sostenibilità.

Relazionalità è stata, ed è, parola chiave anche nel backstage. La piazza del baratto è infatti una grande opportunità di lavoro in sinergia con tante altre associazioni e persone del territorio riunite intorno ad un obiettivo e a dei valori comuni, una bella esperienza di condivisione nella progettazione e nella realizzazione dell’evento.

Vi aspettiamo!

Per informazioni sull’evento, potete consultare la pagina facebook di Piazza del Baratto, o chiamare Marzia al numero 3479735334.

Riforma del lavoro?

Da e , 8 maggio 2012 15:18

Il tema caldo di questi mesi è stato la cosiddetta riforma del lavoro, proposta dal Ministro Fornero. Il dibattito che ne è scaturito ha visto i tre principali sindacati ritrovare finalmente l’unità per sostenere con maggior forza le ragioni dei lavoratori e discutere con il governo per una riforma il più possibile adeguata. La maggior parte della discussione è avvenuta attorno alla modifica dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori sul quale governo e sindacati non sono riusciti a trovare una soluzione condivisa.

Riteniamo che, seppur trattandosi di una questione fondamentale, il dibattito sull’art. 18 abbia distolto l’attenzione da problemi altrettanto importanti riguardanti il mondo dell’occupazione.

Innanzitutto la presunta “riforma” si concentra soprattutto sul lavoro dipendente e cioè solamente su una parte dei lavoratori mentre esclude un settore grandissimo come quello del pubblico impiego o quello del lavoro precario.

Ci piacerebbe che una riforma seria e duratura si occupasse di garantire un accesso all’impiego basato sul merito e prevedesse meccanismi di valutazione della qualità del lavoro pubblico, prevedendo anche in questo settore la possibilità del licenziamento.

Una vera riforma dovrebbe avere come obbiettivo primario quello di creare posti di lavoro per rispondere al dato allarmante della disoccupazione giovanile che ha raggiunto, a marzo 2012, la percentuale del 35,9%.

Finchè il governo non avrà dato una risposta organica a questi problemi non potrà dire di aver riformato il settore dell’occupazione sul quale si fondano le reali possibilità per rilanciare il nostro Paese.

Questi soldi ci rappresentano?

Ma se li chiamano rimborsi, perché i soldi glieli diamo in anticipo? La domanda sorge spontanea, ma badate bene, il nostro obiettivo è offrirvi uno spunto di riflessione sul tema. Se cercate uno sfogo privo di contenuti avete sbagliato lettura.

Sono passati quasi vent’anni da quando gli italiani, a larghissima maggioranza, hanno rifiutato l’idea di un “finanziamento pubblico” ai partiti. Questi allora sono subito corsi ai ripari. Ora, grazie ad un artificio linguistico, i partiti li finanziamo attraverso dei “rimborsi elettorali”, ma la sostanza non è cambiata poi molto.

Noi non crediamo che per dimostrare di essere un buon politico, onesto e trasparente nella propria azione, ci si debba per forza rimettere del denaro. Anzi, in questo modo probabilmente si metterebbe la politica esclusivamente nelle mani di chi può permetterselo, e così la parte di popolazione meno abbiente si ritroverebbe meno rappresentata.

Tuttavia il modo in cui sono state gestite le cose fin’ora è, a dir poco irrispettoso nei confronti di un Paese che sta affrontando enormi sacrifici per superare una crisi economica profondissima.

Inondare di soldi partiti politici, in alcuni casi scomparsi da anni, perché questi li possano investire in attività che ben poco hanno a che fare con la buona amministrazione della cosa pubblica, è francamente una presa in giro.

Per rendere tutto ciò più onesto e per riabilitare almeno in parte, agli occhi della gente, l’immagine della politica e dei suoi attori, basterebbero pochi e semplici passi: i partiti devono dimostrare di aver speso una determinata somma per attività che contribuiscano alla buona gestione del nostro Paese, solo allora lo Stato dovrà rimborsare i soldi spesi. Altri fondi possono essere raccolti dai sostenitori del partito o grazie ad altre iniziative lecite.

Insomma, non solo dovrebbero essere cambiate le “regole del gioco” che assegnano i rimborsi ma dovrebbe anche cambiare radicalmente la mentalità dei partiti stessi. Forse in questo modo, i cittadini potrebbero veramente riconoscersi in coloro che si candidano ad essere i loro rappresentanti. La politica guarderebbe di più al benessere della gente e meno a quello del mondo dell’economia e della finanza. E magari lo strappo ricucito tra popolazione e politica ci potrebbe far trovare il modo di uscire più uniti, come Italia e come Europa, da questo difficile momento.

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