Orti urbani: più verde per tutti!

Risveglia il contadino che c'è in teCon il grado di urbanizzazione sempre più alto a cui tende la città di Oderzo, molti cittadini, banale dirlo, hanno perso ormai da tempo il contatto con la terra, qualcuno per disinteresse, molti altri per mancanza della materia prima. In questo periodo di difficoltà economiche che gravano pesantemente sul carrello della spesa delle famiglie, molti faticano a scegliere prodotti naturali, e si adeguano all’acquisto di merce, magari più economica, ma di dubbia qualità, spesso importata da lontano, a discapito di salute e ambiente. In questa situazione, il poter coltivare da soli almeno una parte di ciò che si mangia, sarebbe utilissimo per il portafogli e per la salute.

Dalle colonne dello Strillone lanciamo, quindi, la proposta all’amministrazione comunale di istituire gli orti urbani per gli opitergini. Si tratta di una realtà molto diffusa in tutto il territorio e già adottata da comuni limitrofi come Motta di Livenza e Codognè. In queste città l’amministrazione ha messo a disposizione alcune aree verdi inutilizzate affinché venissero suddivise e assegnate ai cittadini richiedenti. Su questi appezzamenti è consentita la coltivazione di ortaggi per solo uso personale ed è assolutamente vietata la vendita dei prodotti ricavati. È inoltre vietato l’utilizzo di concimi e diserbanti di origine sintetica, nell’ottica di una produzione orientata al biologico.

A nostro parere si tratta di un’ottima soluzione per abbattere i costi della spesa che gravano sul bilancio familiare. Infatti per usufruire di questo servizio, alle famiglie viene chiesto solo un piccolo contributo annuale per coprire le spese d’irrigazione e di gestione.

Diversamente da alcune realtà che considerano questi orti solo un’occupazione per anziani, riteniamo che l’accesso ad essi debba essere aperto a tutte le fasce d’età. L’assegnazione può essere fatta in base al reddito e alla mancanza di terreni di proprietà da coltivare. In alcuni casi gli orti comunali vengono utilizzati da associazioni che si occupano del recupero e del reinserimento di persone che hanno avuto un trascorso difficile, come ex-detenuti o tossicodipendenti. Questa esperienza è stata sperimentata, ad esempio, dai detenuti del carcere della Giudecca a Venezia, dove i carcerati hanno potuto riscoprire, nello scorrere delle stagioni, valori quali il rispetto dei tempi della vita e l’importanza dell’attesa.

L’autunno avanza, fra poco la natura andrà in letargo, ma speriamo che al suo risveglio in primavera trovi gli orti comunali ad aspettarla.

Aggiornamento 17.10.12 articolo sul Gazzettino

Una candidata trevigiana alle primarie del centrosinistra

Da e , 9 ottobre 2012 08:09

Bersani e Renzi preoccupatiNegli ultimi anni la politica italiana non se l’è passata affatto bene: la maggior parte degli italiani non si sente più rappresentata da una classe politica percepita come estremamente lontana dai problemi reali del Paese. Quelli che dovrebbero essere i nostri rappresentanti non sanno più come dar voce alla propria comunità di riferimento anche perché, con la legge elettorale che li ha portati in Parlamento, non ne hanno una!

Forse è questa la ragione che ha portato sempre un gran numero di elettori a partecipare alle primarie organizzate dal centro-sinistra, fin dalla loro prima comparsa nella scena politica italiana, riconoscendo in esse un valido meccanismo democratico.

Sarebbe bello poter identificare lo stesso valido meccanismo anche stavolta. Il PD ha infatti messo in campo l’idea di nuove primarie, a quanto pare non per scegliere il proprio segretario, ma direttamente un candidato premier dell’eventuale coalizione di centro-sinistra, da presentare alle prossime elezioni. Il dibattito si è già acceso. Sarà questa questa un’occasione di sano confronto democratico, senza colpi di mano che stravolgano le regole del gioco in corso d’opera? Ce lo auguriamo.

Il dibattito vede già a fronteggiarsi grandi personalità. Da una parte l’attuale segretario Pierluigi Bersani, dall’altra il principale sfidante Matteo Renzi, sindaco di Firenze, il “rottamatore” della vecchia classe dirigente del PD. Dall’altra ancora l’attuale Presidente della Regione Puglia e Presidente di SEL, Nichi Vendola.

Un altro candidato però a cui vorremmo dedicare qualche riflessione in più, soprattutto perché proviene dal nostro territorio, ma anche semplicemente perché non gode della stessa visibilità di cui godono gli altri candidati, è Laura Puppato, attualmente Consigliere Regionale in Veneto per il PD.

Già conosciuta nel nostro territorio per le ottime iniziative messe in campo per la sua città, quando era Sindaco di Montebelluna, si candida ora sostenendo di avere idee chiare, supportate dall’esperienza accumulata sul territorio.

Come da lei stessa annunciato, condurrà una campagna all’insegna della sobrietà e del risparmio al fine di esporre le sue proposte per l’Italia e di farsi conoscere da tutto il Paese. Non possiamo non ammettere, infatti, il forte svantaggio iniziale verso gli altri sfidanti, ben più noti e visibili di lei. Tuttavia il suo punto di forza è aver spostato il dibattito dalla questione dei nomi di chi rimarrà e di chi sarà rottamato, alle idee; cioè su quello che è mancato alla politica negli ultimi anni, affrontando temi attualissimi, dalle proposte per il mercato del lavoro a quelle sullo sviluppo sostenibile, dalla parità di genere alla riduzione dei costi della politica e alla scelta dei parlamentari attraverso le primarie.

Un piccolo particolare ancora, che nella nostra cara vecchia Italia forse può essere sottolineato: il fatto che il candidato alle primarie sia una donna, autorevole e con buone idee potrebbe forse rivelarsi un’occasione da non sprecare.

Finché la scuola va… lasciala andare

Da e , 9 ottobre 2012 08:09

La scuola crolla

La scuola è iniziata da meno di un mese, ma già si parla di riforma. La Commissione cultura della Camera sta infatti esaminando gli emendamenti al disegno di legge n. 953 sugli organi collegiali della scuola, presentato nel 2008 da Valentina Aprea, allora deputata PDL, con l’obiettivo iniziale di “privatizzare” l’istruzione pubblica. La prima versione del DDL prevedeva infatti la possibilità di ottenere finanziamenti da parte di privati e il conseguente ingresso dei finanziatori nel Consiglio d’Istituto, che diventerà Consiglio dell’Autonomia. Per fortuna l’attuale versione della legge è stata fortemente emendata e i privati che decidono di sponsorizzare le scuole non hanno più diritto di voto nel CdA. Tuttavia pare ovvio come avere o non avere diritto di voto sia cosa di poco conto davanti alla minaccia di ritirare i finanziamenti. Purtroppo la scuola di oggi necessita di quei fondi che le sono stati tagliati dai vari governi e che sono vitali per garantire una didattica di qualità. Non ci sembra giusto che lo Stato cerchi di supplire alle sue mancanze offrendo le scuole al miglior offerente.

Un altro importante cambiamento apportato da questa legge è legato all’autonomia organizzativa dei singoli istituti. Vengono infatti abrogati gli organi collegiali previsti a livello nazionale sin dal 1974 in favore di un autogoverno dei vari istituti. Questi dovranno definire l’organizzazione interna elaborando uno statuto che sarà quindi diverso da scuola a scuola. La legge prevede una revisione degli statuti da parte di un’autorità centrale, ma ci chiediamo chi mai abbia le forze di analizzarli tutti. Questa nuova autonomia rischia inoltre di sminuire il ruolo dei docenti: infatti non è specificato quali saranno i limiti dei poteri del CdA e come sarà garantita l’indipendenza del collegio docenti e la libertà d’insegnamento.

Inoltre ricordiamo che la legge è in discussione e verrà approvata direttamente dalla Commissione cultura, senza intervento del Parlamento. Un’ulteriore dimostrazione del disinteresse mostrato dai nostri politici nei confronti dell’organizzazione della scuola, che viene relegata a pura questione tecnica.

Insomma la scuola viene lasciata a se stessa!

Panorama Theme by Themocracy