precisazioni in merito ad articolo Tribuna 10/11/12

Da , 10 novembre 2012 13:13

I Giovani per Oderzo non sono i giovani del PD. La nostra è un’associazione, legalmente riconosciuta, politica ma apartitica. Quello che pubblichiamo attraverso lo Strillone è frutto del lavoro autonomo di giovani opitergini che si interessano di politica da una prospettiva comune. Le nostre attività e le nostre pubblicazioni rappresentano la sintesi delle idee che emergono dalle nostre esperienze personali e dal confronto con gli altri. Ciascuno di noi è libero di aderire a qualsiasi altro movimento politico se ciò non contrasta con i valori dell’associazione. In passato alcuni di noi sono stati iscritti al PD, attualmente nessuno di noi è tesserato in alcun partito.

L’articolo apparso nella Tribuna di oggi riporta virgolettato un articolo apparso sullo Strillone di novembre ma viene erroneamente attribuito al PD. Ciò non rende giustizia né ai veri autori dell’articolo né al Partito Democratico di Oderzo che, se avesse una qualsiasi opinione sullo stesso argomento, la potrebbe esprimere autonomamente attraverso la stampa o esternandola in consiglio comunale attraverso il proprio rappresentante.

Perequazioni a regola d’arte?

Da e , 5 novembre 2012 15:55

Negli ultimi mesi a Oderzo sono stati aperti molti cantieri per la creazione di nuove rotonde, il rifacimento di piazze e per l’apporto di altre migliorie alla città. Molti di questi lavori presentano una caratteristica comune, l’essere stati finanziati attraverso lo strumento della perequazione.

Con una perequazione il Comune da un lato concede al privato la costruzione di edifici in misura differente rispetto a quanto previsto dal Piano di Assetto Territoriale, mentre dall’altro lato, in cambio di tale concessione, richiede al privato stesso di realizzare una determinata opera di cui potrà beneficiare la collettività (ad esempio una rotonda o un tratto di pista ciclabile).

Ci chiediamo tuttavia se questo strumento sia adeguatamente tenuto sotto controllo da parte del Comune, affinché sia effettivamente un’opportunità per Oderzo di vedere realizzate opere veramente utili e soprattutto di qualità.

È stato stabilito un criterio in base al quale mantenere l’equilibro tra il volume delle costruzioni permesse e le aree verdi a disposizione dei cittadini nella città? Perché non si chiede mai, ad esempio, un parco pubblico in cambio della concessione edilizia al privato? In tal modo si potrebbe garantire uno sviluppo territoriale che tenga bene in conto la qualità della vita degli opitergini, attraverso la tutela delle aree verdi che garantiscono in più anche un adeguato assorbimento delle acque, problema non certo trascurabile nel nostro territorio.

E se si parla di perequazioni, come non toccare anche l’argomento, ben più generale, della qualità dei lavori pubblici?

Se in un’ottica più ampia possiamo dire che un’opera che riguarda la collettività dovrebbe essere sempre realizzata a regola d’arte, ciò vale tanto più se stiamo parlando di un lavoro fatto in perequazione da un privato. Chi controlla che tutto ciò avvenga? E soprattutto, secondo quali parametri? Come mai, ad esempio, la pavimentazione degli attraversamenti pedonali in Piazza Castello e sulla rotonda della Postumia, di fronte alla stazione delle corriere, ha ceduto, creando disagi notevoli alla circolazione in quei tratti di strada?

E venendo ad un’opera recentissima, il rifacimento della pavimentazione di Piazzale della Vittoria, o Foro Boario vecchio. Come mai non è stato previsto che la vegetazione presente in precedenza fosse reintegrata, magari con tipi di piante che non rovinino la pavimentazione con le radici? L’amministrazione sostiene che, essendo la Piazza adibita a parcheggio, le piante non servono e sono pericolose per i veicoli in sosta. Noi invece crediamo che sia utile la presenza di alcuni alberi, anche per portare dell’ombra alle automobili lì parcheggiate ed esposte alla calura estiva.

Per tutto quanto esposto ci chiediamo, quali sono i metodi standard utilizzati dal Comune per controllare, per conto dei cittadini, che tutte queste opere siano realizzate nel migliore dei modi? E soprattutto, nel caso in cui un’opera in perequazione sia da rifare o modificare, perché non eseguita correttamente fin da subito, chi deve pagare la correzione?

Aggiornamento: articolo sul Gazzettino del 04.11.2012

MAXXI al mini

Da e , 5 novembre 2012 15:55

Inaugurazione del MAXXI - foto di Sonia BorsoiLo scorso 18 ottobre il ministro per i Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, ha nominato l’ex ministro ed onorevole PD, Giovanni Melandri, direttrice della fondazione che gestisce il Maxxi di Roma: ma come si è giunti a questa scelta che riguarda un museo che ha aperto al pubblico solo due anni e mezzo fa?

Il Maxxi (acronimo che risponde a Museo delle Arti del Ventunesimo Secolo) è una struttura inaugurata nel maggio del 2010 con volontà, dichiarata chiaramente fin dal progetto dell’edificio a firma dell’architetto anglo irachena Zaha Hahid, di esporre ed essere luogo di riflessione sulle arti contemporanee. Il percorso spaziale a livelli sfalsati del complesso si relaziona in continuità con le opere esposte e permette al visitatore di creare il suo percorso di senso, tra artisti italiani (Alighiero Boetti, Maurizio Cattelan, Gino De Dominicis per citarne alcuni) e stranieri come Anish Kapoor e Gilbert & George. Non solo l’arte come protagonista delle sale, ma anche l’impegno di recuperare la grande stagione architettonica del Novecento italiano, segnata dai maestri Carlo Scarpa, Luigi Moretti o Pier Luigi Nervi, attraverso la creazione di una rete virtuale tra archivi pubblici e privati e fondi di tipo fotografico. Il Maxxi diventa, fin dalla sua apertura, la prima grande realizzazione in Italia di un museo che esprima l’odierno e che sia in grado di essere al passo con le grandi istituzioni museali dell’estero. Tuttavia il suo ruolo d’eccellenza, dentro e fuori la penisola, non è bastato: il taglio dei fondi statali del 43% e la conseguente chiusura di bilancio con un deficit di 800mila euro del 2011 lo hanno trainato verso una previsione di perdita di 11 milioni di Euro per il biennio 2012-2014. Il Maxxi è stato dunque commissariato e sul banco degli imputati (sebbene il 50% dei profitti provenisse da attività di autofinanziamento) sono saliti i componenti del Consiglio di amministrazione della fondazione, costretti alle dimissioni e ad assistere alla procedura di “salvaguardia” dell’organismo culturale per opera del ministro Ornaghi.

Arriviamo così alla nomina di Giovanna Melandri: la scelta di affidare un’istituzione di questo rilievo ad un politico “perdente posto” piuttosto che ad uno storico dell’arte competente in materia e formato ad hoc per questo tipo di incarichi stupisce ancor di più perchè promossa da un governo tecnico. A dire il vero Lorenzo Ornaghi è l’unico Ministro non tecnico a far parte della compagine di governo, dal momento che dirige il settore dei Beni Culturali nonostante sia un politologo, allievo niente meno che di Gianfranco Miglio. Ciò non toglie che questo affidamento d’incarico sia assolutamente scandaloso, anche a prescindere dalla figura di Giovanna Melandri: perchè non indire un concorso o quanto meno richiedere l’invio di curricula da parte dei possibili candidati per assegnare la direzione del Museo? Invece di investire nelle competenze per risollevare un’ente in difficoltà, si persevera nell’assegnarne la direzione alla stessa politica che con la sua malgestione l’ha mandato in crisi! Il tutto è reso ancor più paradossale dall’intervento del Ministro Fornero che ha invitato i giovani ad essere meno “schizzinosi” nella scelta dell’impiego lavorativo: finchè la politica continua ad occupare posti di lavoro destinati a chi ha studiato e si è formato per ricoprirli con competenza e cognizione di causa, certi inviti risultano solo ipocriti e fuori luogo.

Non vorremmo che il settore dei Beni Culturali, da tutti identificato come cruciale per il nostro Paese ma sempre abbandonato a sé stesso, diventi ora un comodo parcheggio per la politica “rottamata”, ad uso di chi predica molto bene ma razzola malissimo.

Foto scattate da Sonia Borsoi in occasione dell’inaugurazione del Museo nazionale delle arti del XXI secolo nel maggio 2010 – clicca sulla miniatura per ingrandire

Il declino dell’impero del Celeste

Il 26 ottobre il Consiglio regionale della Lombardia si è riunito per l’ultima volta in questa legislatura, che tramonta prematuramente investita dalle inchieste in cui sono state coinvolte 14 persone tra consiglieri e assessori. L’ultimo atto è stato la votazione per la modifica della legge elettorale e la conseguente rimozione del listino bloccato; dopodichè tutto il Consiglio ha presentato le dimissioni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha spinto la Lega a privare del suo sostegno Formigoni è stata l’arresto dell’assessore alla casa Domenico Zambetti, accusato di voto di scambio con la ‘ndrangheta e concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo aver ingerito molti rospi nel corso dei mesi passati, il Carroccio, di fronte al coinvolgimento con la malavita organizzata meridionale, ha preferito staccare la spina alla giunta del Celeste. Lo stesso Presidente della Regione Lombadia, la più ricca e produttiva d’ Italia, è indagato per corruzione nel noto caso Daccò-Maugeri e, come se non bastasse, è coinvolto in un processo per diffamazione. Alla luce di tutto questo, Formigoni rischia di perdere il sostegno di Comunione e Liberazione, la potente organizzazione cattolica che proprio grazie anche alla sua opera detta legge in Lombardia, soprattutto nella sanità.

Noi Giovani per Oderzo affrontiamo questi temi con molta indignazione, non potendo rimanere indifferenti davanti a certi atteggiamenti della classe dirigente, emersi in Lombardia come nel Lazio. Si getta discredito sull’immagine del Paese, che si sta tanto faticosamente rialzando dopo l’era del bunga bunga e delle Minetti candidate nonostante l’ostentata impreparazione. Tutto questo non fa che aumentare il solco tra governanti e cittadini, specialmente i più giovani, chiamati a prendere le redini di un sistema sempre più frantumato. Colpisce le coscienze, specie in un periodo di crisi economica, scoprire che i soldi pubblici vengono gestiti illecitamente e per proprio tornaconto personale da chi è stato scelto dagli elettori per amministrare la res publica. C’è da sperare che le elezioni che verranno coinvolgano personalità capaci di risollevare il tenore della vita amministrativa.

Elezioni americane 2012 – Obama e la kriptonite

Da e , 5 novembre 2012 15:55

Superman o Clark Kent? Dopo le grandi aspettative della sua prima elezione Barak Obama riuscirà a convincere gli americani di poter governare bene anche senza super poteri?

Nel 2008 Obama si è presentato al mondo come un supereroe. Il fascino esercitato durante la campagna elettorale ha colpito non solo gli elettori americani ma l’intera comunità mondiale. Tutti abbiamo condiviso l’emozione per il giovane avvocato afroamericano pronto a farsi motore di un cambiamento radicale che avrebbe influenzato tutte le culture democratiche del mondo e tutti eravamo convinti che ciò potesse avvenire: “Yes we can” pensavamo.

Tuttavia, dopo la sua elezione, super Obama sembra essersi seduto sulla kriptonite. Gli americani erano pronti a scommettere che il nuovo presidente li avrebbe immediatamente portati fuori dalla crisi ma il tasso di disoccupazione è salito ancora, insieme al debito pubblico. L’epocale riforma del sistema sanitario è sulla buona strada ma è stata notevolmente ridimensionata e ha richiesto un notevole dispendio di risorse e di tempo che molti gli rimproverano non aver dedicato a riforme per favorire l’occupazione.

Certo, confrontato con il suo contendente è difficile preferirgli il candidato repubblicano, probabilmente perché Obama si sente realmente presidente di tutti gli americani, compreso quel 47% che Romney ha rinnegato. In aggiunta, la proposta economica alternativa del candidato repubblicano è povera di cifre: ciò è stato abbondantemente messo in luce durante i dibattiti televisivi e gli americani sembrano dare molta importanza a questo aspetto.

C’è da dire che la gente in questi anni si attendeva comportamenti più duri nei confronti di Wall Street ma il super-democratico sembra non aver potuto sfondare il muro della grande finanza. Probabilmente, che riforme così complesse richiedano due mandati per essere attuate è “normale”. Per questo Obama deve convincere gli americani che può essere un buon presidente senza essere un supereroe, deve convincerli che il cambiamento può ancora avvenire ma che per questo bisogna andare “Avanti!” come cita il suo slogan.

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