No al progetto GiraMonticano – firma la petizione online

Da , 28 dicembre 2012 10:42
No al progetto GiraMonticano! Leggi il perché qui e firma anche tu la petizione! http://www.activism.com/it_IT/petizione/no-al-progetto-giramonticano/41481

Le considerazioni del Cerchio Aperto: http://www.cerchio-aperto.it/ArticoliLocali/AncoraNoGiraMonticano.htm
http://www.cerchio-aperto.it/ArticoliLocali/NoGiraMonticano.htm

L’articolo dal nostro Strillone: http://www.giovaniperoderzo.it/?p=1047

scambio libri dicembre

Da , 10 dicembre 2012 23:11

Lo scambio libri si svolgerà anche se piove!

Ci troverete in calle Mons. Visentin, prima del Torresin! 

Questo GiraMonticano ci delude

Da e , 3 dicembre 2012 16:37

Il fiume Monticano e la piena di Novembre 2012Il progetto “Giramonticano” è stato presentato dal Comune di Oderzo il 21 gennaio di quest’anno, ma è soprattutto nelle ultime settimane che il dibattito sull’argomento è entrato nel vivo.

Tale progetto, come si può leggere nel comunicato sul sito internet del Comune di Oderzo, prevede la realizzazione di una pista ciclo-pedonale costruita sulla sommità dell’argine del fiume Monticano che colleghi i comuni di Fontanelle, Oderzo, Gorgo al Monticano e Motta di Livenza. A quanto pare questo dovrebbe essere solo un tratto di un itinerario più esteso che, sempre percorrendo gli argini del fiume, arrivi fino a Conegliano.

Noi Giovani per Oderzo, insieme ad altre associazioni e singoli cittadini, vogliamo esprimere alcune perplessità in merito. Ben venga l’idea di costruire un tratto di pista ciclabile per collegare paesi che al momento non sono facilmente raggiungibili in bicicletta.

Tuttavia appare sicuramente singolare l’idea di costruire una pista ciclabile sulla sommità di un argine che, almeno per quanto riguarda il tratto opitergino, non misura una larghezza tale da consentire il passaggio agevole di due bici affiancate. Il progetto, infatti, prevede una larghezza per la ciclabile di 80 cm. Inoltre non sembra essere prevista l’installazione di protezioni lungo la stessa pista, a nostro parere necessarie considerando che questi percorsi costeggeranno un fiume. Non ci sembra insomma che il progetto sia pensato da chi fa un uso quotidiano della bicicletta e conosce a fondo quali siano le esigenze legate a questo straordinario mezzo di trasporto.

I dubbi in merito all’opera non si esauriscono qui. Ci chiediamo quale sia la “valenza ambientale” di questa pista ciclabile, rivendicata nel comunicato sul sito del Comune. Sarebbe interessante sapere come l’utilizzo di cemento o “biostrasse” (un materiale con legami cementizi, semipermeabile) per ricoprire un argine possa portare un valore ambientale aggiunto per chi già ora ci trova un ottimo spazio erboso, vicino al centro città, dove fare sport o semplicemente passeggiare.

Inoltre, vista anche la recentissima e pericolosa piena del fiume, temiamo che gli interventi da realizzare possano indebolire gli argini, la cui natura non è tanto quella di sostenere un percorso turistico quanto di proteggere campi e paesi dal fiume.

Pertanto chiediamo all’Amministrazione Comunale se tutto ciò potrà effettivamente portare a un “miglioramento della qualità della vita dei cittadini” o se, per raggiungere quest’obiettivo, non sarebbe sufficiente una buona manutenzione dell’argine, rendendolo più ordinato e meno dissestato. Così i fondi risparmiati potrebbero essere utilizzati per interventi più importanti, come il rafforzamento dello stesso argine nei punti più critici.

ItaliaFutura va Verso Nord

Da e , 3 dicembre 2012 16:37

Rappresentanza opitergina al Convegno di ItaliaFuturaLe elezioni politiche sono un periodo vivace e parte fondamentale di una nazione democratica. Ormai da qualche mese assistiamo all’organizzazione dei movimenti politici per affrontare l’appuntamento elettorale: da un lato i partiti storici si confrontano su candidati e coalizioni, dall’altro nuovi soggetti si propongono nel tentativo di innovare la politica italiana. Tra quest’ultimi ha attirato l’attenzione della cronaca il movimento “Italia Futura”, di ispirazione moderata e capeggiato da Luca Cordero di Montezemolo, forte del sostegno di una parte dell’imprenditoria italiana.
Di recente, soprattutto via internet, il sindaco e parte della giunta di Oderzo hanno manifestato simpatie, se non proprio sostegno, per Italia Futura, partecipando anche alla convention nazionale ed invitando i cittadini ad interessarsi a quest’iniziativa politica. Addirittura si è tenuto ad Oderzo un incontro presieduto dal sindaco Dalla Libera con gli esponenti locali di Italia Futura per presentare il movimento e i suoi volti. Nonostante la novità tanto sbandierata, gli invitati erano figure ben note alla scena politica trevigiana: Maurizio Fistarol, già parlamentare della Margherita ed eletto senatore con il PD per poi passare nel gruppo misto col movimento Verso Nord; Diego Bottaccin, già segretario regionale della Margherita e candidato alla presidenza della provincia di Treviso, rieletto consigliere regionale veneto con il PD e passato poi a Verso Nord; Pierluigi Damian, già segretario provinciale della Margherita e oggi ex PD e Verso Nord.
A nostro avviso più che una classe dirigente caratterizzata dalla credibilità e voglia di cambiamento, questa pare soltanto una lista di politici appartenuti alla Margherita, senza più alcuna speranza all’interno del PD e che, dopo il fallimento del progetto Verso Nord, cerca nel movimento di Montezemolo la possibilità di una disperata rielezione e salvezza politica. Ci chiediamo cosa trovino di così interessante i nostri amministratori in questi compagni di viaggio dal momento che si sono sempre dichiarati sostenitori dell’impegno politico onesto, coerente e “civico”.
Il movimento Italia Futura potrà anche rappresentare ai loro occhi un’alternativa sana e innovatrice rispetto ad un panorama politico ormai logoro, ma gli elettori sono quanto mai stanchi di vedere sempre gli stessi nomi sotto diverse bandiere.

PaTreVe: un treno da non mancare

Da , 3 dicembre 2012 16:37

La grande città metropolitanaL’hanno chiamata la città infinita. Il Veneto Orientale è un’unica distesa di centri abitati, zone industriali e campagna urbanizzata. A questo territorio i tradizionali confini amministrativi stanno stretti e l’occasione di ripensarli viene dal taglio delle Province stabilito dal governo. Che conferma la trasformazione di Venezia in città metropolitana, già stabilita da tempo. Ma apre anche per Padova e Treviso un’opportunità: anziché unirsi tra loro, come previsto nella cartina del ministro Cancellieri, formare insieme al capoluogo un unico grande soggetto del Veneto Orientale.
Il nome non è il massimo: PaTreVe. Ma le sinergie potenziali sono molte. A cominciare dal turismo, prima industria della Regione. Venezia attira più visitatori di quanti ne riesce ad ospitare, una parte potrebbe essere indirizzata verso le strutture ricettive dell’entroterra. E accompagnata a visitare i centri minori, all’interno di percorsi storici o culinari. Altra opportunità è quella di una gestione integrata di energia e rifiuti, grazie ad una grande multiutility al servizio del territorio. Poi ci sono i trasporti pubblici, con tanti studenti e lavoratori pendolari che sentono il bisogno di una rete, su rotaia e su gomma, più razionale. Le interazioni tra le tre province sono già molte, il nuovo ente potrebbe essere in grado di governarle.
Molto dipenderà dal modo in cui sarà amministrato. All’inizio i vertici dovrebbero essere scelti dalle amministrazioni dei comuni aderenti, ma alcuni, come il sindaco di Padova Flavio Zanonato, sono favorevoli all’elezione diretta da parte dei cittadini. Di certo, per essere efficace, PaTreVe dovrà superare campanilismi e logiche spartitorie. Da qui l’importanza dello statuto che verrà scritto nelle prossime settimane. Un appuntamento da cui però Treviso rischia di autoescludersi. Il sindaco uscente della città Gianpaolo Gobbo è favorevole all’adesione alla città metropolitana, ma nella sua Lega Nord le resistenze sono molte, a cominciare da quella del governatore Zaia. Qualcosa di più si saprà dopo le comunali in riva al Sile. Ma il rischio, a quel punto, è che il treno sia già passato.

Inno di Mameli: Lega stonata

Da e , 3 dicembre 2012 16:37

Bambini italianiL’8 novembre 2012 verrà ricordato dagli italiani come un’altra giornata di scontro feroce fra italiani più italiani e italiani meno italiani. È stato infatti approvato a larghissima maggioranza il ddl 3366, con il quale si dichiara il 17 marzo: “Giornata nazionale dell’Unità d’Italia, della Costituzione, dell’inno nazionale e della bandiera”.
Secondo questo provvedimento verranno promossi già dall’anno scolastico 2013/2014 “percorsi didattici, iniziative e incontri celebrativi finalizzati ad informare e a suscitare riflessione sugli eventi e sul significato del risorgimento nonché sulle vicende che hanno condotto all’unità nazionale, alla scelta dell’inno di Mameli, alla bandiera nazionale e all’approvazione della Costituzione, anche alla luce dell’evoluzione della storia europea”. Si tratta quindi di un’ottima opportunità per insegnare già in età scolare i valori che caratterizzano il popolo italiano e che hanno portato alla nascita della nostra Nazione. Non si tratta quindi di una semplice lezione di canto ma di un invito ad una profonda riflessione sulle nostre origini.
Purtroppo, come ogni volta che si cerca di promuovere l’unità nazionale, non tutti sono d’accordo. La Lega Nord ha da subito dimostrato criticità nei confronti di questa proposta e i senatori del partito hanno abbandonato l’aula prima del voto. L’insegnamento dell’inno di Mameli, infatti, è considerato talmente eretico che secondo il segretario nazionale della Lega Nord-Lega Lombarda Matteo Salvini “Siamo arrivati all’educazione di Stato, come in Unione sovietica!”. Altri esponenti hanno invece paragonato quest’iniziativa allo spirito balilla.
Ma se insegnare i valori del risorgimento, l’inno e la bandiera vengono ritenute azioni protofasciste, come considerare la creazione di un’intera scuola dove vengono sbandierati (letteralmente!) i simboli del partito leghista? I bambini che frequentano il polo didattico Gianfranco Miglio ad Adro non sono forse costretti a studiare sotto il segno del Sole delle Alpi? Deduciamo quindi che esistono due tipi di lavaggio del cervello: quello permesso in cui si insegna l’odio razziale e la superiorità del popolo del Nord sul Sud, e quello improponibile in cui si promuove la coesione della nazione attorno ai suoi valori fondanti.
Per fortuna il Parlamento ha preferito seguire quest’ultima strada.
(Così forse anche i calciatori impareranno l’inno!)

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