Festa della Liberazione – è25

Da , 21 aprile 2015 22:01
Come ogni anno vi invitiamo a celebrare con noi Giovani per Oderzo e l’ANPI Oderzo la Festa della Liberazione, sabato e domenica, con gli eventi organizzati ad Oderzo e a Treviso in occasione del 70° anniversario.

Di seguito il programma ufficiale:

25 aprile ODERZO

ore 10:00 ritrovo della sezione “Pietro e Dina dal Pozzo” presso la sede delle associazioni in via piave 2, dietro al monumento in piazzale della vittoria. Partenza del corteo verso la celebrazione ufficiale.

ore 10:30 ritrovo presso il monumento alla Resistenza e deposizione della corona d’alloro, il corteo poi si sposta per una celebrazione religiosa presso il piazzale della vittoria

ore 11:30 in Piazza Grande, discorsi e orazioni ufficiali. A nome della sezione ANPI di Oderzo lo storico Simone Menegaldo terrà il discorso ufficiale.

ore 12:30 ritrovo presso il monumento a Girardini e Tonello (imbocco della Pordenone-Oderzo) per deposizione della corona d’alloro, parteciperà anche la sezione di Motta di Livenza.

ore 13:00 pranzo tutti assieme alla sede delle associazioni, chi partecipa può portare qualcosa da condividere con gli altri!

26 aprile TREVISO (bastione san Marco, sopra le mura della città)

ore 15:00 inizio della festa con il discorso di Umberto Lorenzoni, a seguire musica e parole fino a tardo pomeriggio.

ore 21:00 concerto di Cisco, ex voce dei Modena City Ramblers (ingresso ovviamente gratuito)

Durante tutta la giornata sarà attivo lo stand enogastronomico

Vi aspettiamo,
Giovani per Oderzo

…e leggere ancora… – SCAMBIO LIBRI GRATUITO – Giovani per Oderzo

Da , 18 aprile 2015 15:14

leggere180415defVi aspettiamo sotto il Torresin per lo scambio libri gratuito! Fino a questa sera!

Giochiamo a fare l’indipendenza?

Da e , 17 aprile 2015 08:10

Img_2Tra il 15 e il 20 febbraio si sono svolte le votazioni per il “parlamento provvisorio della Repubblica Veneta”, iniziativa in continuità con il referendum per l’indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014. Stando alle fonti ufficiali (www.plebiscito.eu) i votanti sono scesi da 2.102.969 a 1.593.788, tutti intervenuti in maniera informatica con un sistema che, a detta degli organizzatori, dovrebbe garantire piena affidabilità ai risultati ma che, almeno nella prima tornata – quella del cosiddetto “plebiscito” – , aveva registrato un’anomala partecipazione da server collocati a Santiago del Cile.
Difficile dunque valutare la partecipazione degli opitergini: se al referendum avrebbero votato 12.048 cittadini (un dato esagerato visto che gli aventi diritto superano di poco i 15.500!), questa volta il dato ufficiale è alquanto sfuggente poiché riguarda il complesso dei comuni di Cessalto, Chiarano, Codognè, Fontanelle, Gaiarine, Gorgo al Monticano, Mansuè, Meduna di Livenza, Motta di Livenza, Oderzo, Ormelle, Ponte di Piave, Portobuffolè, Salgareda, San Polo di Piave, Vazzola; in ogni caso i voti complessivi del territorio sono passati da 56.272 a 39.252.
Pare insomma che l’elezione dei rappresentanti al “parlamento” abbia incontrato meno entusiasmo che non la proclamazione dell’indipendenza: è evidente che il movimento plebiscito.eu concentra molte energie e risorse nelle fasi elettorali ma fatica a mantenere alta l’attenzione sulle proprie attività e sui candidati a rappresentare il territorio nelle sue auto-proclamate istituzioni. Basta vedere il caso esemplare della “Delegazione dei 10”, organo della Repubblica Veneta eletto contestualmente al referendum: sempre stando ai dati di plebiscito.eu dei dieci eletti a marzo 2014 ben sette hanno lasciato la carica perché privi dei prerequisiti o per motivi professionali o personali! Un dato poco confortante per un movimento che ha sempre stigmatizzato la bassa qualità della classe politica veneta!
Ora aspettiamo di valutare l’operato del neoeletto “parlamento” e, soprattutto, di vedere se veramente i cittadini veneti saranno disposti a seguirne le leggi e le decisioni. Quello di cui i veneti – e gli italiani tutti – hanno bisogno non è un nuovo sogno in cui credere ma la concretezza di una politica che sia realmente in contatto con il territorio e con il tessuto sociale: un movimento che interagisce solo attraverso un sito internet va davvero in questa direzione?

Unioni civili: un primo passo per mettere fine ad un’ingiustizia

Da e , 17 aprile 2015 08:09

Img_3La settimana scorsa la Commissione Giustizia del Senato ha approvato con una maggioranza piuttosto ampia, 14 voti favorevoli ed 8 contrari, il testo contenente norme per la regolamentazione delle unioni civili, presentato dalla relatrice Monica Cirinnà (Partito Democratico). La discussione su questo disegno di legge ha visto concretizzarsi un accordo tra il PD ed il Movimento 5 Stelle, i cui membri in commissione hanno dato il loro voto favorevole, anche grazie al carattere piuttosto coraggioso (per un Paese come l’Italia, in cui la laicità è declinata in una forma piuttosto blanda) delle proposte in esso contenute.
È bene fare chiarezza fin da subito. Stiamo parlando di diritti. Diritti che purtroppo non sono riconosciuti a tutti. Stiamo parlando della lotta di tanti cittadini italiani che chiedono semplicemente allo Stato di concedere anche a loro ciò che agli altri è già concesso. Perché il semplice fatto di amare una persona del proprio sesso dovrebbe renderti meno degno di considerazione e tutela da parte dello Stato?
Il disegno di legge in questione si propone di iniziare a riconoscere tanti diritti, eliminando numerose ingiustizie. Innanzitutto è presente il riconoscimento delle unioni civili, sia eterosessuali che omosessuali, con le indicazioni per una loro regolamentazione. Vi sono inoltre una disciplina sui diritti e i doveri delle parti, l’equiparazione della “parte dell’unione” al membro della famiglia, l’estensione alle unioni dei diritti e doveri spettanti ai coniugi per quanto riguarda l’assistenza in caso di malattia e altro ancora. È stata inserita anche la cosiddetta “stepchild adoption”, ossia l’adozione del bimbo che vive in una coppia dello stesso sesso, ma che è figlio biologico di uno solo dei due.
Tutti questi sono passi in avanti irrinunciabili rispetto alla condizione tragica in cui si trova l’Italia al momento. Passi che ci porterebbero ben più vicini alla condizione di maggiore civiltà in cui già si trovano molti Paesi europei.
Tutto ciò va bene. Molto bene, ma non basta. Bisogna fare di più per garantire a tutti una vera uguaglianza. Non dobbiamo mai dimenticare che qui non stiamo parlando di rendere più moderno il nostro Stato. Stiamo parlando di diritti negati. Ogni singolo giorno in cui non agiamo per cambiare le cose è un giorno in cui a qualcuno è stato tolto un diritto e mai come ora tali richieste di cambiamento sono state tanto forti.
Proprio perché siamo in Italia, le difficoltà si faranno sentire e le resistenze di parte, di chi si definisce “in difesa della famiglia”, già si sono manifestate. Non perdiamo quindi quest’occasione per riaffermare i principi di laicità e di uguaglianza. L’approvazione in Commissione è stata solo il primo passo di un lungo e tortuoso cammino, quindi impegniamoci affinché tutti coloro che fino ad ora sono stati discriminati, possano godere finalmente degli stessi diritti di chiunque altro.

Homo homini Lupi

Da e , 17 aprile 2015 08:08

Img_1La connessione tra la nostra parafrasi dell’antica espressione «homo homini lupus», descrizione dell’animo umano sopraffatto dall’egoismo e dall’istinto di sopravvivenza, e la cronaca politica italiana è, di questi ultimi giorni, molto semplice da cogliere. Ci riferiamo infatti al recente caso che ha visto protagonista il ministro Maurizio Lupi. L’esponente del Nuovo Centro Destra, al comando del dicastero alle infrastrutture e trasporti, è stato  coinvolto nell’inchiesta denominata “Sistema” che ha come oggetto la concessione degli appalti relativi alle Grandi Opere italiane: dall’Expo 2015 al terminal portuale di Olbia. Pur non essendo direttamente indagato, lo scandalo del coinvolgimento ha portato il ministro a rassegnare le dimissioni. Continua la lettura 'Homo homini Lupi'»

Una sferzata di vento gelido sulla primavera tunisina

Img_4Il terrorismo ha seminato morte anche a Tunisi, causando 22 vittime, quasi tutti turisti. Anche se non vi è ancora certezza sui mandanti della strage, l’attentato è stato rivendicato dall’Isis, che controlla buona parte della vicina Libia.
La Tunisia rappresenta probabilmente il miglior risultato delle Primavere arabe, quell’ondata di moti rivoluzionari che circa quattro anni fa hanno tentato di introdurre la democrazia in alcuni Paesi arabi. Ora al governo, frutto di libere elezioni, c’è infatti una coalizione che comprende partici laici e islamisti. L’obiettivo dei terroristi sembra essere quindi quello di destabilizzare l’equilibro creatosi nel Paese. E’ importante sottolineare che nel parlamento tunisino, vicinissimo al luogo dell’attentato, il museo del Bardo, proprio quel giorno si stava votando una legge antiterrorismo. E negli attimi immediatamente successivi all’attacco, i parlamentari, trattenuti nell’edificio per evidenti ragioni di sicurezza, hanno intonato l’inno nazionale, segno incoraggiante della volontà di rispondere in maniera unitaria alla sfida eversiva. Nello stesso spirito domenica scorsa migliaia di cittadini hanno marciato pacificamente per le strade di Tunisi, alla presenza di autorità nazionali ed internazionali, tra le quali Renzi e Hollande. Continua la lettura 'Una sferzata di vento gelido sulla primavera tunisina'»

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