Riforma costituzionale: così NO grazie! Questioni di metodo

Da e , 6 luglio 2016 14:52

L'Aula della Camera durante il voto sulle pregiudiziali al DL ''Destinazione Italia'', in occasione della prima seduta del 2014 alla Camera dei Deputati, Roma, 8 gennaio 2014. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Il 12 aprile scorso il Parlamento italiano ha approvato definitivamente la riforma della Costituzione Italiana fortemente voluta dal Governo Renzi. Come previsto dalla stessa Costituzione (art. 138), visto che questa riforma è passata solamente con una maggioranza assoluta (la metà dei voti più uno) e non con i due terzi dei voti di Camera e Senato, i cittadini italiani saranno chiamati a votare pro o contro la riforma.

Abbiamo dunque deciso di contribuire al dibattito esprimendo le nostre forti perplessità nei confronti di questa modifica della Costituzione, in due articoli. Qui ci concentriamo sui difetti di metodo con cui si è approvata la riforma, mentre nel prossimo Strillone vedremo cosa non va nel merito.

Innanzitutto il Governo ha proposto questa riforma di propria iniziativa, ponendo prima il Parlamento e ora anche gli elettori di fronte ad una sorta di ricatto, per cui la sopravvivenza dell’esecutivo sarebbe legata al sì sulla legge costituzionale. Si tratta di una evidente forzatura, con cui il Governo, i cui poteri sono delimitati dalla Costituzione, preme per la modificazione di quest’ultima su coloro che hanno il potere di farlo: Parlamento e cittadini.

Nella situazione attuale inoltre anche il Parlamento potrebbe non essere legittimato a votare una riforma costituzionale. La legge con cui sono stati eletti gli attuali Deputati e Senatori infatti è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale. E se è vero che per il principio di continuità delle Istituzioni il Parlamento rimane comunque in carica, difficile è invece sostenere che tale Parlamento possa cambiare la Costituzione, atto estremamente importante in grado di mutare le regole base di funzionamento della nostra democrazia e che quindi richiede un rapporto di rappresentanza forte tra elettori ed eletti, ora mancante.

Ci troviamo in una situazione del tutto particolare, che fa sorgere seri dubbi sull’opportunità di approvare ora una riforma Costituzionale che va a modificare in maniera consistente un numero peraltro assai elevato di articoli. Dubbi che si irrobustiscono se si pensa che il dibattito parlamentare, costellato di meccanismi quali il “canguro”, si è svolto in un clima tutt’altro che favorevole all’approvazione di modifiche alla Costituzione.

Insomma se consideriamo anche semplicemente il modo in cui questa riforma è stata presentata dal Governo al Parlamento e messa di fronte ai cittadini, non possiamo che esprimere la nostra sincera perplessità. La Costituzione certamente si può migliorare nel suo testo, come ogni legge deve potersi adattare alla mutevole realtà in cui si trova ad operare. Ma c’è modo e modo. Non vorremmo che la Carta in cui è fissato il DNA della nostra democrazia fosse cambiata su iniziativa di un Governo che usa il bicameralismo perfetto come scusa per coprire la propria inadeguatezza nel proporre leggi efficaci e nell’adempiere al proprio ruolo.

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