Il Regno Unito saluta Bruxelles

Da e , 6 luglio 2016 15:01

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Fa un po’ strano risvegliarsi la mattina del 24 giugno e scoprire che la Gran Bretagna non fa più parte dei 28 dell’Unione e che circa 60 milioni di britannici sono diventati nel giro di una notte “extracomunitari”. Il risultato del referendum, tutt’ora al centro di grandi dibattiti, vede una vittoria non certo schiacciante, del 51,9%, per gli euroscettici, contro il 48,1%  dei sostenitori del “Remain”. Lo scenario è indubbiamente quello di un Paese spaccato a metà.

Tra i principali punti a favore della campagna pro-Brexit  c’è stata probabilmente la sensazione di lontananza e diffidenza provata dai cittadini nei confronti dei burocrati di Bruxelles, non direttamente eletti dal popolo inglese, ma sempre più influenti nelle decisioni interne. Anche la gestione del fenomeno migratorio, con la Gran Bretagna che dal 2008 ha accolto circa 330.000 europei,  ha avuto il suo peso.  Molti britannici temono l’abbassamento dei salari medi per l’arrivo di manodopera meno specializzata e più flessibile. Tuttavia l’idea di selezionare gli ingressi, accettando solo chi è qualificato ed ha un certo livello d’istruzione, cozza con la necessità di far fronte al massiccio flusso migratorio in arrivo in Europa specialmente dall’Africa.

Ora si apre un fase di grande incertezza. Se sul piano economico la situazione è critica, con le borse europee che hanno accusato il colpo e la sterlina che è arrivata ai minimi da oltre 30 anni, politicamente non va meglio, visto l’annuncio delle dimissioni da parte del premier Cameron e le turbolenze sia nella maggioranza che nell’opposizione. Anche a Bruxelles pare che non si sappia che pesci pigliare, divisi tra risolutezza e attendismo. D’altra parte l’evento è assolutamente inedito e mancano quindi precedenti a cui rifarsi.

In tanta confusione, forse l’unica certezza è la necessità di un cambio di marcia da parte dell’Unione europea. Le istituzioni comunitarie devono essere più vicine ai cittadini, ma per farlo è indispensabile che si delinei una chiara identità a livello politico. L’Ue deve insomma decidere se rimanere un’unione monetaria o se fare il passo risolutivo verso una vera comunità politica. Troppi ancora i nazionalismi e i veti incrociati che rendono il processo decisionale penosamente lento e quasi mai trasparente. La percezione che si ha è quella di una lontananza dai problemi reali e quotidiani dei cittadini, in una fase storica segnata da una grave crisi economica e dalla migrazione di masse di persone verso l’Europa. In un contesto come questo, il colpo subito con l’uscita della Gran Bretagna è sicuramente forte e potrebbe anche essere letale. O l’Ue imbocca con convinzione la strada del processo federativo o è destinata al declino.

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