La Piave che piace

Da e , 4 ottobre 2016 06:47
Il Piave a Cimadolmo, aprile 2016

Il Piave a Cimadolmo, aprile 2016

(da Lo Strillone di settembre – 3-4/09/2016)

La Piave: restituire al fiume Piave il suo genere originario (Gabriele D’Annunzio, nel 1918, stabilì che, per meriti militari, gli si addicesse di più la mascolinità) è un modo simbolico per sottolineare la fragilità femminea del fiume sacro alla patria.
L’idea di candidare la valle del Piave a diventare patrimonio dell’UNESCO è certamente giustificata dal suo valore storico: fu la via di trasporto per il legname della Serenissima ma anche il fronte della resistenza dopo la disfatta di Caporetto contro l’avanzata austriaca da est. Sulle rive del fiume che nasce sul monte Peralba e muore a Cortellazzo, hanno realizzato i loro capolavori Tiziano e Antonio Canova. Il paesaggio che fa da cornice ai 220 km del suo flusso ha fatto innamorare Hemingway, Buzzati, Parise.
Tuttavia la Piave resta ancora il fiume piu “artificializzato” d’Europa, con un massiccio sfruttamento a monte per la produzione di energia idroelettrica e pesanti prelievi di ghiaia a valle per scopi edilizi. Da anni si parla della necessità di garantire alle sue acque un “deflusso minimo vitale” per tutelare la sopravvivenza del fiume e del suo habitat (ricordiamo, non più di un anno fa, l’allarme lanciato da Fausto Pozzobon di Legambiente dal greto deserto del fiume).
A questo proposito, lo scorso ottobre è stata rivolta un’interrogazione al governatore del Veneto Luca Zaia e all’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin circa una probabile infrazione da parte dei consorzi irrigui della regione dei limiti imposti dall’Unione Europea sullo sfruttamento dei bacini fluviali. È stata chiesta, inoltre, una sospensione delle concessioni per la costruzione di impianti idroelettrici, in particolare nella già eccessivamente sfruttata area bellunese.
L’augurio è che la ammirevole candidatura non si traduca in una semplice azione di propaganda al fine di incrementare l’afflusso turistico, ma che, entrando nel novero dei luoghi naturali patrimonio dell’umanità, il nostro fiume susciti nell’umanità stessa, che lo premia, il rispetto che merita.

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