Post taggati: elezioni

Un’arida campagna

Da , 6 luglio 2016 15:04


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Finalmente la città di Oderzo tira un sospiro di sollievo per la fine di una campagna elettorale lunga e pesante, caratterizzata da tanti candidati con diversi progetti per il futuro della città pronti a tutto pur di ottenere la vittoria.

Certamente questa campagna elettorale, protagonista assoluta dei social network e dei giornali locali in questi mesi, rimarrà nel ricordo per la scorrettezza e l’atteggiamento denigratorio tenuto da alcuni. E’ stata soprattutto l’oramai ex maggioranza a puntare il dito contro gli altri, in primis Lega Nord, l’avversario più temuto. Molti cittadini hanno trovato spiacevole a ridosso delle elezioni trovarsi la cassetta delle lettere invasa da volantini a firma Cittadini Uniti – Oderzo Sicura in merito al passato di Maria Scardellato, dimissionaria come assessore ai lavori pubblici nel 2004 oppure che riportavano un messaggio a firma dei consiglieri regionali del Pd che invitava a votare i movimenti civici, in aperto contrasto con le dichiarazioni dei candidati opitergini del centrosinistra. Un’insistenza questa che, unita a innumerevoli SMS privati e all’ormai celebre (e quanto mai derisa nei social network) onnipresenza ai seggi durante le operazioni di voto, ai limiti dell’ubiquità, ha certamente penalizzato il risultato delle civiche uscenti. Continua la lettura 'Un’arida campagna'»

Podemos… tener un gobierno?

Da , 6 luglio 2016 14:57


Spain's Acting Prime Minister Mariano Rajoy sits on his chair while Podemos party leader Pablo Iglesias, right, walks to his seat at the Spanish Parliament in Madrid, Wednesday, Jan. 13, 2016 . Newly-elected lawmakers took their seats Wednesday in the first session of Spain's parliament following an inconclusive election Dec. 20 that has left the formation of the next government still undecided. It is the first time in nearly four decades of Spanish post-dictatorship democracy that parliament has been so fragmented, with at least four parties having a chance to take office. (AP Photo/Daniel Ochoa de Olza)

L’ingovernabilità è italiana per definizione? Forse sarebbe meglio andare a dirlo agli amici spagnoli, che sono tornati alle urne per la seconda volta in 6 mesi. È stato necessario rivotare dopo i vari fallimenti nei tentativi di formare un governo con un parlamento dove nessuno ha la maggioranza: lo scorso dicembre si era passati bruscamente dal bipartitismo storico socialisti-popolari a un quadripartismo, con le new entry “Podemos” (sinistra radicale) e “Ciudadanos” (i liberali anti-sistema). Il 26 Giugno ci sono state le nuove elezioni, ma con i risultati di prima: è cambiato veramente poco. Il Partito Popolare di Rajoy, infatti, ha vinto con il 33% dei consensi, guadagnando solamente 14 seggi rispetto alla precedente tornata elettorale: è primo ma non ha la maggioranza in parlamento, e quasi nessuno è disposto a concedergli un’alleanza. Continua la lettura 'Podemos… tener un gobierno?'»

Elezioni amministrative: il nostro punto di vista

Da , 9 maggio 2016 08:40

Elezioni per il Comune di OderzoA un mese circa dalle elezioni amministrative, il panorama politico è ormai delineato e i candidati sindaco entrano nel vivo della campagna elettorale.

La nostra associazione ha sempre portato avanti istanze precise e concrete, soprattutto riferite al mondo giovanile, confrontandosi con le passate amministrazioni e le istituzioni del territorio e continuerà a impegnarsi anche nei prossimi anni per favorire la realizzazione di progetti culturali e stimolare l’ingresso di giovani nella gestione pubblica della nostra città. Continua la lettura 'Elezioni amministrative: il nostro punto di vista'»

Eppur la Spagna si muove

Da , 21 gennaio 2016 15:22

Img_3Il 20 dicembre le elezioni legislative di Madrid si sono concluse con la vittoria del Partito Popolare di Mariano Rajoy, il quale, però, non è riuscito a conquistare i 176 seggi necessari per avere la maggioranza, ottenendone solo 123.

Finora l’ostacolo principale alla formazione del nuovo governo in Spagna era costituito dalla situazione incerta della Catalogna. In questa regione, che da anni rivendica l’indipendenza, lo scorso 27 settembre si sono concluse le elezioni per il rinnovamento degli organi del governo regionale. La vittoria del fronte indipendentista, formato dalla coalizione del movimento “Junts pel sì” con il “Cup” (sinistra radicale), ha permesso l’entrata nel Parlamento catalano di ben 72 senatori favorevoli all’indipendenza. Ma le forze secessioniste, seppure vincendo per numero di deputati, non hanno ottenuto la maggioranza dei voti. Continua la lettura 'Eppur la Spagna si muove'»

Hong Kong: la resistenza

Da , 3 novembre 2014 21:05

Img_3Alla maggioranza degli italiani ultimamente basta sapere che qualcuno, al governo, c’è, e si sono tolti il pensiero. Tanto più che l’attuale Presidente del Consiglio a ricoprire la carica c’è arrivato da solo: se non t’arrangi a prendere le cose, non aspettarti che gli altri te le porgano. Mentre dal 22 febbraio scorso Matteo Renzi nell’ascesa al potere è entrato in una serrata competizione con se stesso, ad Hong Kong la competizione i cittadini la rivendicano per sè. Era il 20 giugno quando nella città si votò in un referendum non ufficiale per chiedere al governo di rendere libere e competitive le elezioni. Ma germi della protesta risalgono già allo scorso anno, quando un professore di legge universitario fondò l’associazione Occupy Central, la stessa che ha organizzato il referendum. Continua la lettura 'Hong Kong: la resistenza'»

Votiamo per l’Europa

Da , 6 maggio 2014 08:16

Img_4Dopo lo scorso numero de “Lo Strillone” parliamo di nuovo di Europa. Più precisamente dell’importanza dell’occasione che abbiamo di fronte con le Elezioni Europee che si svolgeranno a fine maggio.
L’Unione Europea è costituita attualmente da 28 Paesi membri. Nel 1951, quando la prima collaborazione economica ebbe inizio, erano solo 6, tra cui l’Italia. L’ultimo Paese in ordine cronologico ad entrare a far parte dell’Unione è stata la Croazia, ma altri sono in attesa di completare le procedure di adesione. Continua la lettura 'Votiamo per l’Europa'»

Elezioni americane 2012 – Obama e la kriptonite

Da , 5 novembre 2012 15:55

Superman o Clark Kent? Dopo le grandi aspettative della sua prima elezione Barak Obama riuscirà a convincere gli americani di poter governare bene anche senza super poteri?

Nel 2008 Obama si è presentato al mondo come un supereroe. Il fascino esercitato durante la campagna elettorale ha colpito non solo gli elettori americani ma l’intera comunità mondiale. Tutti abbiamo condiviso l’emozione per il giovane avvocato afroamericano pronto a farsi motore di un cambiamento radicale che avrebbe influenzato tutte le culture democratiche del mondo e tutti eravamo convinti che ciò potesse avvenire: “Yes we can” pensavamo.

Tuttavia, dopo la sua elezione, super Obama sembra essersi seduto sulla kriptonite. Gli americani erano pronti a scommettere che il nuovo presidente li avrebbe immediatamente portati fuori dalla crisi ma il tasso di disoccupazione è salito ancora, insieme al debito pubblico. L’epocale riforma del sistema sanitario è sulla buona strada ma è stata notevolmente ridimensionata e ha richiesto un notevole dispendio di risorse e di tempo che molti gli rimproverano non aver dedicato a riforme per favorire l’occupazione.

Certo, confrontato con il suo contendente è difficile preferirgli il candidato repubblicano, probabilmente perché Obama si sente realmente presidente di tutti gli americani, compreso quel 47% che Romney ha rinnegato. In aggiunta, la proposta economica alternativa del candidato repubblicano è povera di cifre: ciò è stato abbondantemente messo in luce durante i dibattiti televisivi e gli americani sembrano dare molta importanza a questo aspetto.

C’è da dire che la gente in questi anni si attendeva comportamenti più duri nei confronti di Wall Street ma il super-democratico sembra non aver potuto sfondare il muro della grande finanza. Probabilmente, che riforme così complesse richiedano due mandati per essere attuate è “normale”. Per questo Obama deve convincere gli americani che può essere un buon presidente senza essere un supereroe, deve convincerli che il cambiamento può ancora avvenire ma che per questo bisogna andare “Avanti!” come cita il suo slogan.

Aria di elezioni, ma il vento non soffia

Da , 3 settembre 2012 12:20

Aria di elezioni, ma il vento non soffiaSiamo ormai a settembre e si apre per l’Italia il periodo che porterà alle elezioni e al rinnovo del Parlamento. Rispetto al passato l’incertezza domina la scena politica e non è semplice prevedere quali scenari si presenteranno prima e dopo le elezioni.

Nonostante le varie promesse e gli appelli del Presidente della Repubblica, l’attuale legge elettorale deve ancora essere modificata e a parte qualche dibattito poco partecipato non si sono ancora viste proposte concrete. Uno dei nodi che paralizza i partiti su questa riforma è il premio di maggioranza: alcuni propendono per assegnarlo al partito che otterrà più voti, altri alla coalizione. Questo è un punto fondamentale per capire cosa accadrà in futuro: nel caso di premio di maggioranza al singolo partito sono alte le possibilità di accordo post-elettorale, con la conseguenza di imprevedibili compromessi per uniformare programmi tra loro molto distanti.

Crediamo che presentarsi alle elezioni con un programma per poi disattenderlo nelle sue parti più caratterizzanti (cioè quanto può distinguere un partito di destra da uno di sinistra) sia un ennesimo tradimento ad un elettorato ormai sfiduciato e propenso all’astensionismo o al voto di protesta. A nostro parere solo la trasparenza nelle scelte, la chiarezza delle decisioni e la coerenza delle azioni possono motivare il voto ad una formazione politica.

Quello che ci interessa è ciò che accadrà a sinistra. Al momento il Pd, partito di maggioranza nello schieramento, ha dimostrato di non essere capace di dare garanzie all’elettorato. Infatti non è chiara quale linea verrà adottata: alleanze con il centro? Appello alla responsabilità nazionale per un nuovo governo di ampia maggioranza? Una più naturale e auspicabile alleanza con le forze di sinistra? O infine da solo ma con una linea fortemente identitaria?

In ogni caso ci auguriamo di poter votare una forza politica che proponga una reazione alla crisi basata sui principi di equità, solidarietà e giustizia, che sappia coniugare lotta agli sprechi e risanamento dei debiti senza rinunciare a lavoro, salute e istruzione. Insomma, una proposta di sinistra!

Amministrative 2012: un Grillo da paura?

Da , 4 giugno 2012 19:54

Le elezioni amministrative tenutesi recentemente in molti Comuni italiani sono state caratterizzate da due elementi che tutti gli analisti politici hanno sottolineato: l’altissimo grado di astensionismo e il successo elettorale del Movimento Cinque Stelle. Se l’astensionismo era un fenomeno annunciato e prevedibile vista l’attuale situazione politica dominata dal malcontento e dalla sfiducia nei confronti dei partiti, i notevoli risultati conseguiti dal movimento creato da Beppe Grillo sono stati in buona parte inattesi, soprattutto la vittoria a Parma.

Perché questo risultato? Molti hanno liquidato questo successo considerandolo come il semplice frutto di un voto di protesta. Riteniamo invece che un simile risultato nasconda ragioni più profonde che originano dal vuoto di contenuti politici lasciato dai partiti storici. L’assenza di credibilità, l’incapacità di rinnovare la classe dirigente, la scarsa determinazione nell’affrontare i problemi del Paese e la distanza, che pare incolmabile, tra eletti ed elettori hanno spinto molti a sostenere un Movimento che dà voce e spazio a gente comune.

Grillo è e rimane un personaggio controverso, spesso populista e inopportuno nei toni che usa, ma non si possono attribuire questi difetti anche a chi ha sostenuto il Movimento Cinque Stelle. I partiti sembrano non aver colto questo aspetto, minimizzando e ridicolizzando il segnale lanciato dagli elettori. Dispiace inoltre che, di fronte al grandissimo numero di italiani che hanno scelto di non votare per esprimere il proprio disagio, anche politici responsabili come Bersani abbiano esultato per una vittoria poco convincente, confermando l’incapacità di fare un’autocritica seria, che tanto potrebbe giovare al Partito Democratico.

La via d’uscita da questa situazione dovrebbe darla infatti proprio la politica, che dovrebbe interrogarsi su sé stessa per recuperare la credibilità e il ruolo di rappresentanza democratica dei cittadini del Paese. Grillo e il suo movimento nascono come reazione all’inadeguatezza della politica attuale e non hanno le caratteristiche e la lungimiranza di un progetto a lungo termine, proprio per questo urge sempre più un cambio di rotta radicale, deciso e convinto da parte di chi guida questo Paese da trent’anni.

E dopo Berlusconi?

Da , 8 novembre 2011 17:09

C’è chi oggi è preoccupato per le sorti dell’Italia nelle mani di Berlusconi e pensa che qualsiasi cosa possa essere meglio dell’attuale governo. Altri sono molto preoccupati perché temono anche quel “qualsiasi cosa” .

L’azione più semplice da compiere è voltare lo sguardo dall’altra parte. Compiuto questo gesto, molti si accontentano di quello che trovano, pronti a votare turandosi il naso. Per molti altri voltare realmente pagina significa lasciarsi alle spalle non solo Berlusconi ma il sistema politico che gli ha permesso di governare tutti questi anni.

Il centro-sinistra, il PD in primis, è certo che sarà presto chiamato a governare perché sul piano storico rappresenta “l’altra parte” e senza bisogno di ulteriori definizioni riceverà un sufficiente numero di voti. Ma da qui cosa ne verrà di nuovo alla politica italiana? Il PD nasceva come progetto di un partito nuovo ma in questi anni l’attuale classe dirigente, una generazione politica che si è isolata dal resto dei cittadini, ha arenato il partito nel sistema di una politica vecchia, incapace di comunicare e di sincronizzarsi con le esigenze del proprio elettorato, limitando gli spazi anche di quelle nuove forze che volevano contribuire al rinnovamento. Si è accontentata della rendita esigua ma sicura che deriva dalla sua storia invece di rischiare investendo su qualcosa di diverso.

Sganciarsi dal passato non significa abbandonare la nostra storia ma volerne scrivere una nuova.

L’elettore medio del centro-sinistra vorrebbe una classe dirigente differente, sogna un leader capace, con una forte personalità e una buona capacità comunicativa ma che rappresenti la sintesi di un processo di confronto democratico, non il garante degli equilibrismi precari delle varie correnti.

Per presentarsi come innovatori, tuttavia, non è sufficiente essere giovani, bisogna promuovere idee che stimolino un processo politico differente, in grado di coinvolgere una nuova generazione politica. Più che immedesimarci in un personaggio politico è necessario guardare chi si trova alle sue spalle e verificare che lì ci siano persone nelle quali ci possiamo identificare.

L’elettore medio del centro-sinistra vorrebbe anche che i suoi partiti di riferimento esprimessero dei concetti chiari e inequivocabili, delle idee per l’Italia di domani ed è disposto a suggerire queste idee se solo trovasse qualcuno disposto ad ascoltare. L’associazionismo e il volontariato sono molto sviluppati in Italia: un gran numero di persone che dedicano il proprio tempo al bene comune rappresentano un serbatoio ricchissimo di azioni concrete che non aspettano altro di essere tradotte in pratiche di buona politica.

Il tempo stringe ma chi ha intenzione di proporsi come alternativa dovrebbe cominciare a calare le carte di una reale innovazione.

Lo strumento delle primarie potrebbe servire non solo a designare il prossimo candidato alla Presidenza del Consiglio ma ci potrebbe permettere di scegliere direttamente i parlamentari della prossima legislatura, anche se si dovrà votare con l’attuale legge elettorale. Ma forse un’eccessiva dose d’imprevedibilità spaventa ancora troppo gli strateghi della vecchia scuola. Parlare del nuovo è più semplice che realizzarlo.

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