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Dialogo tra sordi

Da , 9 aprile 2013 10:14

Grillo BersaniIl Porcellum ha fatto centro. Le ultime elezioni politiche hanno consegnato un paese in stallo, costretto a fare i conti con la più temuta tra le opzioni possibili: l’ingovernabilità. Il Pd guidato da Bersani può contare sulla maggioranza dei seggi alla Camera dei Deputati ma la composizione del Senato non consente la formazione di un governo guidato dalla coalizione che ha ottenuto più consensi, seppur per pochi voti.

Il nodo della questione è rappresentato dal Movimento 5 Stelle Continua la lettura 'Dialogo tra sordi'»

Ricominciamo da tre

Da , 4 marzo 2013 19:44

Bersani Berlusconi GrilloNessuno poteva prevedere un risultato simile. Le elezioni politiche hanno delineato un Paese in stallo e di fatto ingovernabile: il PD ha raggiunto la maggioranza solamente alla Camera dei Deputati e lo stesso Bersani ha dovuto ammettere di non aver vinto le elezioni. Il PDL, nonostante un drastico calo di voti rispetto alle elezioni precedenti, ha ottenuto un risultato decisamente inaspettato mentre il suo alleato principale, la Lega Nord, ha praticamente dimezzato il numero di elettori disposti a darle ancora credito.

Il vero flop è stato però quello di Mario Monti e delle liste centriste che lo hanno sostenuto: un risultato davvero sotto le aspettative e che soprattutto rende il movimento dell’ex premier del tutto ininfluente ai fini della stabilità del futuro governo.

Il Movimento 5 Stelle risulta, agli occhi di tutti, il vincitore di queste elezioni diventando il primo partito in molte regioni d’Italia e ottenendo un risultato complessivo superiore al 25%: non sufficiente ad avere la maggioranza ma di certo in grado di determinare equilibri e scelte del prossimo governo.

Alla luce di questa situazione, di inedita complessità, non si può che guardare con preoccupazione al futuro del nostro Paese. Gli scenari possibili vanno dal governo di larga intesa, con improbabili alleanze tra PD e PDL, al “governo di minoranza” costretto in ogni occasione a ricercare convergenze trasversali al Senato. In ogni caso si tratterebbe di esecutivi fragili e destinati a vita breve, esattamente il contrario di ciò che gli italiani auspicavano da questo voto.

Il PD ha oggi il compito di guidare l’Italia in questo difficile momento ma non può farlo da solo: assolutamente da evitare una scellerata alleanza con il PDL, sostenitore ieri come oggi di politiche populiste e irresponsabili; inutile quella con Monti che al Senato non può garantire solidità. La palla passa in mano al Movimento 5 Stelle, chiamato a responsabilità politiche importanti e a dimostrare di saper andare oltre la protesta, dando il proprio contributo a rimuovere il Paese dall’impasse.

Il prossimo governo non potrà durare a lungo e dovrà impegnarsi a compiere adesso le riforme istituzionali che non possono più attendere: ridurre i parlamentari ed eliminarne i privilegi, riformare la legge sui partiti e risolvere il nodo del conflitto d’interessi, modificare finalmente la legge elettorale affinché il prossimo parlamento garantisca governabilità all’Italia.

Inutile sottolineare, infine, il fallimento di una classe dirigente – sia a destra che a sinistra – che oggi è chiamata ad un ultimo gesto di serietà e responsabilità, prima di cedere il passo ad altri.

Il 24 e 25 febbraio tutti a votare!

Da , 5 febbraio 2013 13:29

Vota AntonioIn un clima di crisi economica e di sfiducia, il 24 e il 25 di questo mese il Paese è chiamato alle urne per le elezioni politiche. La legge elettorale è la stessa “porcata” (per definizione del suo stesso autore) varata nel 2005. Evidentemente 7 anni non sono bastati a rimediare a questo scempio. Non potremo quindi indicare la preferenza per nessun candidato parlamentare, ma semplicemente votare una lista con i nomi già decisi dai partiti. Vediamo dunque quali sono le principali forze in campo.

Il premier uscente, il Prof. Monti, ha deciso di “salire” in politica, primo fra i Presidenti del Consiglio “tecnici” a scegliere la strada della candidatura. Ciampi e Dini non l’avevano fatto, mantenendo fede alla loro posizione di terzietà. In suo appoggio si sono schierati Fini e Casini, di certo volti anche troppo noti sulla scena, per un polo “centrista” che ambisce a rinnovare la politica italiana. Non candidato in prima persona, ma attivo nel sostegno al Professore con la sua Italia Futura, si schiera anche Luca Cordero di Montezemolo.

Il centrodestra si presenta con la formazione tipo Pdl-Lega, alleanza che ha segnato, sotto sigle diverse, gli ultimi 18 anni di storia italiana. Il premier indicato pare essere Alfano. Il Carroccio dopo gli scandali ha esibito le pulizie casalinghe con tanto di esposizione di scope e ramazze, ma di fronte all’opportunità di avere Maroni presidente della Lombardia ha ceduto alle lusinghe del Cavaliere. Sul leader del Pdl ormai diventa difficile esprimersi. Aveva abbondonato la scena, dopo c’ha ripensato. Ha aperto ad una coalizione dei “moderati” guidata da Monti, per poi dipingerlo come la rovina d’Italia e attaccarlo quotidianamente. L’ultima boutade di Berlusconi sono le liste pulite, introdotte cercando di recuperare il terreno perso nei confronti del PD, che hanno letteralmente gettato il partito nello scompiglio.

Il centrosinistra si presenta con Pd e Sel. Il candidato premier, scelto con le primarie, è Bersani. I sondaggi danno la coalizione in testa, ma c’è l’incognita del Senato, dove il premio di maggioranza è assegnato su base regionale. Nonostante i tempi stretti le primarie hanno visto un’alta partecipazione, segno di un bisogno diffuso nella popolazione di poter scegliere i propri candidati. Anche se questo esercizio di democrazia è stato parzialmente vanificato dall’imposizione di alcuni nomi celebri nelle liste, è importante notare che non è stato necessario stravolgere l’organizzazione del partito per poter escludere dalle liste elettorali gli “impresentabili”.

In una posizione terza si pone il Movimento 5 Stelle, rappresentato da Grillo e che punta a spazzare via la vecchia classe politica. Ma tra epurazioni interne, aperture agli ambienti dell’estrema destra e proposte di eliminazione dei sindacati (salvo qualche eccezione), la confusione sembra essere tanta. Anche se un punto fermo si può riscontrare ed è il populismo, ben espresso dalla volontà di eliminare i corpi intermedi (partiti e sindacati appunto) tra il cittadino e le istituzioni.

Non poteva mancare, infine, un movimento che si propone in aperta polemica con gli schieramenti tradizionali ma che in realtà raccoglie in un unico calderone tutti i simboli che non sono riusciti ad avere una rappresentanza parlamentare nell’ultima legislazione. In questa tornata elettorale il privilegio spetta a “Rivoluzione Civile”, guidata dal magistrato Antonio Ingroia.

Il quadro non è dei migliori, ma noi Giovani per Oderzo auspichiamo un’alta affluenza alle urne, dalle quali possa scaturire una maggioranza solida e riformista, nel segno di un cambiamento incentrato sulla crescita e sull’equità sociale.

Elezioni 2013: un dibattito fuori dai partiti

Da , 5 febbraio 2013 13:28

Associazioni e politicaIl 24 febbraio saremo chiamati a votare. La campagna elettorale è entrata da tempo nel vivo, occupando buona parte degli spazi informativi nazionali: una campagna accesa e combattuta, ma che vede molte tematiche importanti lasciate ai margini del dibattito in favore dei consueti personalismi. Quest’anno però, forse più che in passato, la società civile ha dimostrato grande fermento, promuovendo numerose iniziative per affermare come l’interesse degli italiani vada ben oltre le dinamiche interne dei partiti, i “giochi” delle alleanze e le nomine in lista. La cultura come volano per il rilancio del Paese, per esempio, è al centro dell’appello di Ripartire dalla cultura, che vede tra i primi firmatari Tullio De Mauro, Tomaso Montanari, Luciano Canfora, Giuliano Montaldo e Salvatore Settis: investire nella scuola, nella ricerca e nella conoscenza come valorizzazione delle competenze, promuovere la produzione creativa e modernizzare la gestione dei beni culturali sono solo alcuni punti che promotori e firmatari propongono per una futura agenda di governo, con la convinzione che la cultura non sia un costo da tagliare ma un investimento irrinunciabile. Il Fondo Ambientale Italiano ha lanciato le primarie della cultura per fare in modo che temi come la tutela del paesaggio e dei beni culturali vengano posti in primo piano nelle decisioni politiche, dando ai cittadini la possibilità di votare e scegliere gli obiettivi prioritari da sottoporre al futuro governo. M’illumino di meno, l’ormai consueto invito annuale di Radio2 a un simbolico “silenzio energetico”, ha colto l’occasione della coincidenza con le elezioni per una campagna di sensibilizzazione sui temi della razionalizzazione dei consumi energetici, della produzione di energia pulita, della riduzione dei rifiuti e della mobilità sostenibile.
Questi sono solo tre esempi, ma l’elenco potrebbe continuare. Ciò che emerge da queste iniziative è come la società civile italiana abbia un grande potenziale di energie e di idee che non trova un terreno fertile all’interno dei partiti. La cittadinanza attiva cerca così nuovi spazi per esprimersi e farsi sentire, rinunciando a portare le proprie idee direttamente all’interno dei partiti, interlocutori ritenuti ormai poco affidabili, ma stimolata dalle loro carenze programmatiche. Il segnale lanciato alla politica è forte: questa volta non le sarà concesso di disattendere i buoni propositi né tanto meno di concentrarsi solo a raccogliere voti a scapito di idee e programmi.
Queste iniziative dimostrano come in Italia esista ancora una coscienza civile vitale e propositiva ma ci ricorda anche che esiste una politica che per troppo tempo ha ignorato le sue richieste e le ha poste ai margini dei  propri dibattiti.

Voto inadatto, voto scomodo, un voto che non conta

Da , 5 febbraio 2013 13:27

Studenti Erasmus non possono votare

Da più di vent’anni lo studente universitario ha la possibilità di fare un’esperienza all’estero con il programma Erasmus. Alla partenza gli viene consegnato la Carta dello Studente dove vengono elencati i suoi diritti e doveri. Peccato che non includa la possibilità di partecipare al voto senza dover ritornare in patria. Solo recentemente, grazie all’intervento della Commissione Europea, questo problema è stato sottolineato chiedendo allo Stato Italiano d’intervenire concretamente. Purtroppo la discussione parlamentare non è riuscita a trovare una soluzione soddisfacente. La loro motivazione è che gli ostacoli sono rappresentati dal poco tempo a disposizione e dall’effettiva organizzazione delle operazioni di voto. Inoltre, la questione sarebbe da allargare a tutti quegli studenti che stanno vivendo un periodo temporaneo all’estero.
Sin da piccoli, però, ci insegnano che il voto è un privilegio che ci spetta e questa scelta del governo ci sembra incostituzionale dal momento che delle soluzioni concrete ci sarebbero. Ad esempio fargli usufruire del voto per corrispondenza già attivo per le nostre forze armate impegnate in missioni all’estero e a professori e ricercatori universitari.
L’unico incentivo proposto allo studente, che desideri votare, è lo sconto attuato dalla compagnia di volo Alitalia. Tuttavia questa azienda non opera capillarmente in tutte le città d’Europa, non è un’alternativa low cost e questa promozione è limitata a coloro che partecipano al programma Erasmus.
Anche per gli studenti fuori sede del territorio italiano, votare diventa una difficoltà: per loro il solo espediente è quello di usufruire dello sconto sui biglietti emessi da Trenitalia.
Francamente non comprendiamo perché il nostro Governo non si sia posto questo problema anni fa visto che buona parte degli studenti non risiede vicino alla propria sezione elettorale. Sembra quasi che l’opinione espressa da questi studenti possa risultare scomoda e superficiale.

Una candidata trevigiana alle primarie del centrosinistra

Da , 9 ottobre 2012 08:09

Bersani e Renzi preoccupatiNegli ultimi anni la politica italiana non se l’è passata affatto bene: la maggior parte degli italiani non si sente più rappresentata da una classe politica percepita come estremamente lontana dai problemi reali del Paese. Quelli che dovrebbero essere i nostri rappresentanti non sanno più come dar voce alla propria comunità di riferimento anche perché, con la legge elettorale che li ha portati in Parlamento, non ne hanno una!

Forse è questa la ragione che ha portato sempre un gran numero di elettori a partecipare alle primarie organizzate dal centro-sinistra, fin dalla loro prima comparsa nella scena politica italiana, riconoscendo in esse un valido meccanismo democratico.

Sarebbe bello poter identificare lo stesso valido meccanismo anche stavolta. Il PD ha infatti messo in campo l’idea di nuove primarie, a quanto pare non per scegliere il proprio segretario, ma direttamente un candidato premier dell’eventuale coalizione di centro-sinistra, da presentare alle prossime elezioni. Il dibattito si è già acceso. Sarà questa questa un’occasione di sano confronto democratico, senza colpi di mano che stravolgano le regole del gioco in corso d’opera? Ce lo auguriamo.

Il dibattito vede già a fronteggiarsi grandi personalità. Da una parte l’attuale segretario Pierluigi Bersani, dall’altra il principale sfidante Matteo Renzi, sindaco di Firenze, il “rottamatore” della vecchia classe dirigente del PD. Dall’altra ancora l’attuale Presidente della Regione Puglia e Presidente di SEL, Nichi Vendola.

Un altro candidato però a cui vorremmo dedicare qualche riflessione in più, soprattutto perché proviene dal nostro territorio, ma anche semplicemente perché non gode della stessa visibilità di cui godono gli altri candidati, è Laura Puppato, attualmente Consigliere Regionale in Veneto per il PD.

Già conosciuta nel nostro territorio per le ottime iniziative messe in campo per la sua città, quando era Sindaco di Montebelluna, si candida ora sostenendo di avere idee chiare, supportate dall’esperienza accumulata sul territorio.

Come da lei stessa annunciato, condurrà una campagna all’insegna della sobrietà e del risparmio al fine di esporre le sue proposte per l’Italia e di farsi conoscere da tutto il Paese. Non possiamo non ammettere, infatti, il forte svantaggio iniziale verso gli altri sfidanti, ben più noti e visibili di lei. Tuttavia il suo punto di forza è aver spostato il dibattito dalla questione dei nomi di chi rimarrà e di chi sarà rottamato, alle idee; cioè su quello che è mancato alla politica negli ultimi anni, affrontando temi attualissimi, dalle proposte per il mercato del lavoro a quelle sullo sviluppo sostenibile, dalla parità di genere alla riduzione dei costi della politica e alla scelta dei parlamentari attraverso le primarie.

Un piccolo particolare ancora, che nella nostra cara vecchia Italia forse può essere sottolineato: il fatto che il candidato alle primarie sia una donna, autorevole e con buone idee potrebbe forse rivelarsi un’occasione da non sprecare.

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