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Berlusconi: non c’è due senza tre, e la sesta vien da sè

Da , 7 gennaio 2013 22:12

Silvio non cambiaSi ricandida. Per la sesta volta. Aveva detto che avrebbe fatto un passo indietro, lasciando via libera alle primarie del Pdl per la scelta del suo successore, ma senza finanziarle, pur sapendo che ogni attività indetta dal suo partito dipende irrimediabilmente dal suo portafoglio. E invece, all’indomani della condanna nel processo Mediaset per frode fiscale, ha annunciato il suo ritorno in campo, forse temendo che questa prima consultazione popolare potesse dare agli elettori di centro destra l’impressione di votare per il candidato di un partito trasparente che non ha bisogno di barricarsi dietro un nome così importante. All’inizio ha fatto capolino timidamente e non si è candidato premier, poi invece sì. Primarie annullate e il fido Alfano, che tanto si era speso per promuoverle e per cambiare faccia al suo partito, retrocesso nuovamente a comparsa, ma pronto per essere esposto come capro espiatorio in caso di difficoltà.
Il Cavaliere non poteva rimanere indifferente alla richiesta di aiuto proveniente dal suo Paese, quello che lui ama e che è sconvolto dalla crisi! Un Paese che Berlusconi ha governato per otto degli ultimi undici anni, ma questo poco importa, perché la situazione attuale non è figlia delle sue scelte in quelle lunghe legislature, ma delle decisioni politiche di Mario Monti, che ha preso il suo posto a Palazzo Chigi poco più di un anno fa e che ha stretto l’Italia nella morsa dell’austerity. Tuttavia… Questi errori di poco conto si possono perdonare: se il Professore decidesse di candidarsi a premier per il centrodestra, Berlusconi farebbe un passo indietro. Anzi, è proprio lui a chiedergli di esporsi in prima persona per salvare il Paese dal pericolo comunista, incarnato da Vendola e Bersani. Per sconfiggere il nemico i “moderati” devono unirsi, anche se per il Nostro Fini e Casini sono “persone orridissime”.
Risulta evidente anche ai più scettici che siamo di fronte ad un eroe. Avrebbe voluto dedicarsi al Milan e alla costruzione di ospedali in Africa, invece si sacrifica e torna in campo per il bene di tutti noi proprio a ridosso dei processi che lo vedono coinvolto in prima persona. Meno male che Silvio c’è.

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