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Non è più una Marca per sceriffi

Da , 8 luglio 2013 17:41

img_1Un mese fa la città di Treviso salutava l’elezione di un nuovo sindaco: Giovanni Manildo, proveniente dalle file del PD e vittorioso nei confronti del più leghista dei candidati possibili, Giancarlo Gentilini, letteralmente travolto dal successo del centro-sinistra. Il tonfo leghista si è sentito lontano e la sconfitta dello “sceriffo” ha risvegliato gli entusiasmi di un’intera provincia, costretta da anni a sopportare l’imbarazzante presenza dello scomodo ex sindaco ed ex pro-sindaco del capoluogo.
Il risultato non sarà stato inaspettato per chi da tempo dava la Lega Nord per defunta: appena uscita da un pessimo risultato elettorale e confinata a silenziosa opposizione, vincitrice in Lombardia con l’obiettivo di creare la sedicente “macroregione del nord” di cui però già non si parla più e guidata da un segretario, Maroni, che nell’ambizione di rinnovare l’immagine e la classe dirigente ha finito per far precipitare ciò che restava del partito in un vortice di bieche epurazioni e tradimenti di identità (portare il popolo di Pontida, tutto fango ed elmetti cornuti, al Lingotto di Torino è stato forse l’azzardo più grande), la Lega non poteva certo far sperare in grandi risultati.
Eppure Gentilini era convinto di vincere con la sua solita, ignorante, arroganza, con la presunzione di chi crede che nell’Italia del 2013 ci sia ancora molta gente disposta a votare un sindaco alla soglia degli 84 anni, ebbro del suo ego al punto da considerare Treviso una sua proprietà dove instaurare il suo personale “ventennio”.
La sua retorica xenofoba, maschilista e conservatrice, fatta di parole nauseanti ancora intrise di fascismo e autarchia, è stata finalmente consegnata al passato con uno scatto di orgoglio che da tempo ci aspettavamo dai cittadini trevigiani.
Il futuro del trevigiano non lo conosciamo e possiamo solo proiettarvi speranze e aspettative per troppo tempo messe da parte e che solo ora vedono quanto meno la possibilità di concretizzarsi: ora sta al nuovo sindaco Manildo dimostrare quanto questo cambiamento fosse necessario per la città.  Il passato invece lo conosciamo bene e dovremo lavorare molto per levarci di dosso la nomea che ci ha consegnato a livello nazionale e internazionale. Ora però possiamo finalmente dire che questa non è più una Marca per sceriffi.

Uno sceriffo extraterrestre

Da , 7 gennaio 2013 22:12

Gentilini texPer un momento sembravano spariti. Un anno di governo tecnico e la continua ansia da spread ci avevano quasi fatto dimenticare quel singolare movimento politico che è la Lega Nord. Ridotti a passare da governo ad opposizione, privati della sempre rassicurante compagnia di Berlusconi e soprattutto scossi dall’improvviso affondamento di Umberto Bossi, i leader nazionali del partito erano passati decisamente in secondo piano. Eppure, nel silenzio dell’ultimo anno, i rappresentanti del popolo padano stavano organizzando il loro ritorno, purificati da un periodo di opposizione che vorrebbero avesse fatto dimenticare le scelleratezze del loro operato nell’assurdo governo presieduto da Berlusconi (quello che credeva Ruby nipote di Mubarak).
Ecco che allora, di fronte agli appuntamenti elettorali del prossimo anno, la Lega Nord ritorna più agguerrita che mai: Roberto Maroni, nuovo capo dei padani, sarà il candidato del centro destra in Lombardia (candidatura ovviamente scelta a Roma o ad Arcore), con buona pace dei tentativi di dialogo e di democrazia interna che gli elettori tentano, sempre invano, di approntare.
Tuttavia è nel nostro territorio che come al solito sfoderano le armi migliori. Alle amministrative della città di Treviso pare che a candidarsi sarà niente meno che Giancarlo Gentilini, classe 1929! Lo sceriffo della tolleranza zero è tornato, come dice lui stesso, per completare il suo personale ventennio. Accogliamo la notizia con amarezza ed inquietudine: ma davvero la Lega Nord trevigiana non è in grado di superare la fase politica che ha visto protagonista Gentilini? Sarà pur vero che è un uomo attento alla sua città, che controlla personalmente il procedere dei lavori pubblici ma resta sempre colui che ha reso Treviso nota nel mondo per le sue esternazioni razziste ai limiti dell’idiozia, sintomo di una società violenta e deviata che vede in lui un capo carismatico in grado di inebriare e dare sfogo alle pulsioni più indicibili (come sparare agli immigrati). Il suo linguaggio populista e grossolano, il suo continuo richiamarsi al fascismo, il suo atteggiamento beffardo e sprezzante rischiano di tornare alla ribalta anziché essere confinati nella triste memoria. É proprio vero che nei momenti di maggior crisi, politica ed economica, di un paese si fanno sempre avanti gli affabulatori, i populisti, gli autoritari: la Lega Nord dà, in questo, il maggior contributo.

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