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Colpo di scena: Renzi si prende il governo

Da , 4 marzo 2014 10:06

Img_3Un mese fa, nello scorso numero de “lo Strillone” esponevamo i nostri dubbi sulla riforma della legge elettorale che Matteo Renzi aveva concordato in primis con Berlusconi. Se è vero che l’attività di Parlamento e Governo appariva stagnante e inconcludente, per sbrogliare la matassa l’ex Sindaco di Firenze è stato protagonista di un passaggio politico oscuro ed ambiguo, a partire dagli interlocutori che ha scelto.

Non avremmo mai potuto prefigurarci il successivo colpo di scena: lo stesso Renzi è ora Primo Ministro di un nuovo (o quasi) Governo. Continua la lettura 'Colpo di scena: Renzi si prende il governo'»

Esodati, disastro “tecnico”

Da , 9 luglio 2012 19:14

Il Governo dei tecnici scivola sui numeri. Tutto ha origine con la riforma delle pensioni approvata lo scorso Dicembre, che prevede l’innalzamento dell’età pensionabile e il passaggio al sistema contributivo per tutti. La legge, però, non ha tenuto conto di una platea di lavoratori che si ritrova senza stipendio e senza pensione: sono gli “esodati”, tra cui troviamo chi ha lasciato il proprio lavoro, volontariamente o meno, poco tempo prima dell’entrata in vigore delle nuove norme, confidando in un pensionamento di lì a pochi anni. Tuttavia questo tarderà ad arrivare, a causa del cambio di regole “in corsa”. Il problema non è di poco conto e incide profondamente sull’esistenza di chi vi è coinvolto. Gli esodati sono persone sopra i cinquant’anni che difficilmente riusciranno a reinserirsi nel mercato del lavoro in un momento di crisi come quello attuale.

Il Governo e il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, sono corsi ai ripari varando all’inizio di Giugno un decreto a tutela di 65mila lavoratori che smetteranno di lavorare entro il 2013. Per questi è prevista la possibilità di andare in pensione secondo i requisiti pre-riforma. Qualche giorno dopo il provvedimento, però, l’ANSA ha diffuso un documento interno dell’INPS secondo il quale ci sarebbero 390.200 lavoratori in uscita con i piani di ristrutturazione aziendale e che rischiano di restare senza una fonte di reddito. Secondo lo stesso documento la Fornero sarebbe stata a conoscenza delle cifre prima di redigere il decreto salvaguardia. Il Ministro ha reagito scagliando la propria ira sui vertici dell’ente previdenziale e dopo una settimana ha comunicato le proprie stime, che prevedono “solo” altre 55000 persone da salvaguardare.

Un simile balletto di cifre sulla pelle di migliaia di individui è grave e stucchevole. Imbarazza l’incompetenza di un ministro “tecnico”, costretto a porre rimedio ad una situazione causata dalla frettolosità con la quale è stata varata la riforma delle pensioni. Inoltre non sono ancora state prospettate soluzioni per chi perderà il proprio lavoro dopo il 2013 a causa di accordi già stipulati. Non è accettabile che migliaia di lavoratori vengano privati di ogni forma di sostegno, dopo che già si è deciso di scaricare i costi della crisi soprattutto su dipendenti e pensionati.

Governo tecnico. E poi?

Da , 5 marzo 2012 22:58

Nelle ultime settimane il Presidente del Consiglio italiano Mario Monti ha ricevuto numerosi apprezzamenti dalla stampa estera e dalla maggioranza dei quotidiani nazionali. Il Time dello scorso 20 febbraio titolava sopra una sua foto “Può quest’uomo salvare l’Europa?”, mentre Monti nei suoi viaggi internazionali incassava costantemente il favore dei vari leader.

Il Presidente e i suoi ministri hanno effettivamente portato un cambiamento nello stile e nelle procedure della politica italiana. La reazione positiva dell’opinione pubblica di fronte a questo mette in luce, tuttavia, lo stato di crisi dei partiti italiani, ridotti ad associazioni autoreferenziali e totalmente spaesati di fronte al vuoto politico provocato dalle dimissioni di Berlusconi, prima, e dall’operato dei tecnici, poi. Questi hanno inoltre intercettato la voglia di cambiamento dei cittadini dando una risposta alla voglia di concretezza e sobrietà che i partiti non riuscivano più a fornire. Coerentemente con questo modo di fare, Monti ha dichiarato che l’esperienza politica dell’esecutivo si concluderà con il termine naturale della legislatura, il 2013. Cosa resterà alla fine di quest’esperienza? I partiti non potranno più ignorare le conquiste nel campo della credibilità, della pragmaticità e della trasparenza raggiunte in cento giorni dal governo tecnico.

Oggi le forze politiche non sembrano capaci di rispondere positivamente a queste sollecitazioni e non danno l’impressione di aver iniziato un percorso di rinnovamento e autocritica.

Da un lato il Pdl, in crisi di leadership, si chiede se cambiare nome ascoltando intanto il suo nuovo inno, composto personalmente dall’ex-premier. Dall’altro il Pd fatica ancora a trovare una sua identità, lacerato da contrasti interni che provocano una dispersione del consenso verso altri partiti più a sinistra. Entrambi dimostrano la difficoltà nell’affrontare il futuro corteggiando alcuni ministri dell’attuale esecutivo per un’eventuale candidatura a Premier.

Nonostante tutto siamo però convinti che la voglia di confronto, le idee, la politica nella sua più nobile accezione non siano concetti lontani dalla sensibilità degli italiani e che i partiti, se capaci di rinnovarsi profondamente, abbiano ancora la possibilità di svolgere la loro funzione di rappresentanza. Questo anno di governo tecnico costituisce quindi un’occasione unica e non più ripetibile perché le forze politiche cambino e ritrovino la sintonia persa con l’elettorato.

Sfigati, precari e bamboccioni. I giovani visti da chi li ha dimenticati

Da , 5 marzo 2012 22:53

Nell’ultimo mese alcuni esponenti del Governo hanno usato discutibili affermazioni per fotografare l’attuale condizione giovanile in Italia. Riproponiamo qui le loro affermazioni permettendoci di sottolineare alcune sfumature e aggiungere il nostro punto di vista.

“Sfigato chi non si laurea prima dei 28 anni” questa l’infelice uscita del viceministro del Lavoro Michel Martone. L’analisi brillante di un iper-raccomandato, non tiene conto dei motivi per cui un giovane italiano si può trovare in questa condizione. Nel terzo paese in Europa con le tasse universitarie più alte, in media 1100 euro all’anno, più del 40% degli studenti sono costretti a lavorare per mantenere i propri studi. Alle tasse vanno sommate le spese per l’alloggio (o per il trasporto nel caso dei pendolari) oltre al costo dei libri e del cibo. Le borse di studio non sono sufficienti a coprire questi costi e, visti i tagli al Diritto allo Studio sempre maggiori, saranno in diminuzione. Ecco che gli studenti che non hanno alle spalle una famiglia con qualche risparmio non hanno altra alternativa se non quella di trovarsi un lavoro sottraendo del tempo allo studio e prolungando la propria permanenza nelle università oltre i 28 anni.

“Il posto fisso è monotono” l’uscita del nostro presidente del consiglio Mario Monti. Purtroppo, il 30% dei giovani italiani non conosce questa monotonia visto che non ha nemmeno un posto di lavoro. Quasi la metà di chi lavora è precario ma sicuramente preferirebbe affrontare la monotonia di un posto fisso che offre, tramite un reddito costante, la possibilità di fare programmi a lungo termine.

I giovani vogliono “il posto fisso nella stessa città, di fianco a mamma e papà” sostiene il Ministro Anna Maria Cancellieri. Una recente ricerca di Datagiovani smentisce il ministro rivelando che solo il 14% cerca lavoro sotto casa, mentre ben il 23% è pronto a muoversi: il 15% in tutto il Paese e l’8% (quasi 85.000 giovani) sarebbero pronti ad emigrare per lavorare. Se è vero che i giovani fanno fatica a staccarsi dalla propria famiglia è dato dal fatto che, come afferma la stessa Banca d’Italia, nel nostro Paese l’unico ammortizzatore sociale funzionante è proprio la famiglia. Senza un posto fisso allontanarsene è un grosso rischio.

Sembra proprio che saremo destinati a vivere peggio dei nostri genitori. Ma allora perché tutti continuano a scagliarsi contro di noi? Ecco la spiegazione di Ilvo Diamanti, che, pur appartenendo alla generazione di chi accusa, azzarda un mea culpa chiarificatore: “Se il mercato del lavoro è chiuso, il debito pubblico devastante, il sistema pensionistico in fallimento, il futuro dei giovani un buco nero, non è per colpa loro, ma delle generazioni precedenti […]. Forse è per questo che ce la prendiamo tanto con i giovani. Per dimenticare e far dimenticare che è colpa nostra.”

Evasione fiscale: il governo Monti ci salverà?

Da , 7 febbraio 2012 18:05

Sono ormai anni che l’Italia si scervella per trovare una via d’uscita da questa pesantissima crisi economica mondiale. Chi o che cosa la salverà? Forse la Guardia di Finanza! Ma si, certo! Ormai le Fiamme Gialle sono le uniche che riescono, con la loro sola presenza, a far magicamente aumentare il giro d’affari dei più disparati esercizi commerciali! In particolare quelli di Cortina d’Ampezzo e Milano…

A parte gli scherzi, da ridere c’è ben poco.

Sappiamo bene che l’evasione fiscale in Italia è stimata a più di 100 miliardi di euro all’anno e che questa somma, se messa a disposizione della collettività, potrebbe realmente aiutarci ad uscire dalla crisi. Ma come recuperare questi soldi?

La soluzione che nell’immediato sta adottando il governo è quella di dotare di strumenti più efficaci la Guardia di Finanza affinché possa eseguire controlli maggiori e più accurati, per costringere anche gli evasori a pagare i tributi dovuti. Una decisione di questo tipo è assolutamente condivisibile nell’attuale momento di difficoltà, soprattutto per dimostrare l’intransigenza delle istituzioni di fronte a chi evade le imposte, sottraendo risorse ai concittadini.

Tuttavia crediamo che questa non sia la soluzione definitiva. Ciò che si deve modificare realmente è la mentalità degli italiani. Compito del governo è quello di far comprendere a ogni singolo cittadino che le tasse da lui pagate non sono soldi perduti, anzi! Sono risorse che gli permetteranno di usufruire di tutta una serie di servizi, tra cui la sanità o l’istruzione, che da solo non si potrebbe permettere.

All’attuale esecutivo può essere riconosciuto il merito di aver intrapreso questo cambiamento di mentalità. Dopo anni in cui l’evasione fiscale veniva ampiamente tollerata, addirittura dallo stesso Governo, finalmente una nuova coscienza sta nascendo. Il Paese inizia a rendersi conto che se tutti pagassero le tasse dovute se ne trarrebbero benefici essenziali: dal miglioramento dei servizi offerti dallo Stato, fino alla riduzione dei contributi stessi, accontentando anche coloro che lamentano una pressione fiscale troppo alta.

Riteniamo infine che, all’interno di una situazione così complessa e delicata, l’atteggiamento assunto dalla Lega, la cui reazione è stata quella di suggerire di spostare i controlli più a sud, sia assolutamente controproducente. Non vi è alcun bisogno di accusarsi l’un l’altro creando, come al solito, inutili spaccature all’interno del Paese. Sarebbe utile invece riconoscere i propri errori e condannare comportamenti che danneggiano la collettività, cercando assieme di trovare il rimedio più adatto per costruire un futuro più solido per tutti.

Nuova era o breve pausa?

Da , 6 dicembre 2011 13:12

Come ormai tutti sanno il governo Berlusconi non c’è più, è finito il 12 novembre con le dimissioni del Cavaliere ed è stato sostituito da un esecutivo completamente nuovo. Che è successo? Ha vinto la sinistra? C’è stato un colpo di stato? La maggioranza che doveva essere “sempre più forte” è “improvvisamente” crollata, dobbiamo ancora capire se sotto i colpi dei mercati (comunisti?) o sotto la sua stessa insostenibile inconsistenza politica. Fatto sta che il nuovo governo Monti è ormai completo di tutti (o quasi) i suoi componenti, votato e sostenuto da una nuova maggioranza che non osa definirsi tale composta da PD, Terzo Polo e PDL.

Purtroppo, nonostante il nostro sia ufficialmente un sistema parlamentare, dubitiamo di vedere qualche cosa sorgere dalle Camere poiché apparentemente nessuno è pronto ad assumersi la responsabilità di qualunque cosa succeda.

In assenza, per il momento, di provvedimenti definitivi del governo, vogliamo esprimere qualche pensiero riguardo alla squadra. Le riserve non sono poche, soprattutto riguardo al passato (ed al presente) di molti ministri, legati strettamente agli ambienti della finanza e delle banche, quegli stessi ambienti che stanno all’origine della crisi attuale. Ma vogliamo essere fiduciosi e sorvolare su queste questioni.

Senza dubbio l’Italia ha guadagnato molto in dignità e credibilità internazionale: un premier serio e pacato e dei ministri che per la prima volta hanno esperienza nella materia del loro ministero sono un notevole punto di discontinuità con il passato.

Ma quello che davvero avremmo voluto da questo nuovo governo è la voglia, da parte di tutti, di mettersi in gioco, di dire finalmente : “la crisi c’è, ce ne assumiamo tutti la responsabilità ed il costo”, invece la soluzione è stata ancora una volta quella di delegare, di chiamare qualcuno da fuori che rimetta a posto le cose quel tanto che basta, costi quel che costi, per poi potergli affibbiare la colpa di tutti i sacrifici e ricominciare a far quel che si stava facendo prima. Sono i partiti ed i politici “di professione” che hanno deluso in tutto ciò: coloro che dovrebbero farsi carico dei problemi continuano a disfarsene sperando che qualcun altro li risolva per loro.

Ma questo è l’oggi, e non è detto che il domani debba somigliargli. Se da qualche parte c’è qualcuno pronto a farsi carico della prossima epoca (ammesso e non concesso che l’attuale sia finita) questo è il momento migliore di proporsi, di farsi avanti, di ricominciare a costruire.

Nascosti dietro un dito

Da , 8 novembre 2011 17:05

Quello che sta accadendo al nostro Paese suscita un senso di viva preoccupazione ma anche un sincero stupore nei confronti di certe esternazioni dei nostri politici. Le continue richieste dell’Unione Europea di misure rassicuranti da parte del governo italiano sono la testimonianza che la nostra condizione economica è in una fase critica e allo stesso tempo confermano l’inadeguatezza delle misure anticrisi proposte da Berlusconi.

Però, quello che allarma, è soprattutto la scarsa credibilità di chi rappresenta l’Italia in Europa e nel mondo in questo momento difficile: Berlusconi è oggetto di scherno da parte degli altri leader europei, il ministro Sacconi si rivela un visionario certo del rischio di attentati terroristici al Paese, l’intera maggioranza è soggetta ad un’inaspettata spinta centrifuga che disperde i parlamentari scontenti (ma il buon Verdini è sempre al lavoro per recuperare i fuoriusciti!).

In tutto ciò il più sorprendente rimane (come suo solito…) Umberto Bossi, ormai palesemente incapace di svolgere qualsiasi attività politica e ridotto alla macchietta di sé stesso: messe da parte le rivendicazioni secessioniste e federaliste, rimane fedele a Berlusconi per un misto di necessità e opportunismo e limita i suoi interventi a qualche insulto biascicato se non direttamente al suo dito medio.

Il contributo della Lega Nord, affinché l’Italia esca dalla crisi, si riduce alla sola difesa del sistema pensionistico attuale sotto la minaccia di far cadere il governo. Non certo una proposta lungimirante per un Paese che, ora come ora, non ha la possibilità di garantire lo stesso trattamento ai lavoratori del futuro ma si tratta di un comportamento coerente da parte di chi non ha mai voluto fare i conti con le responsabilità che il suo ruolo richiede.

In una fase storica come quella attuale, l’Italia si dimostra debole, mal governata e priva di riferimenti. La classe politica che ci governa dà la netta impressione di essere priva della capacità di capire e risolvere la situazione ma soprattutto di essere totalmente sprovvista della credibilità necessaria in questi momenti: una crisi economica non si risolve con un dito medio!

Quale futuro per l’Italia

Da , 8 settembre 2011 14:53

Durante la calura estiva la crisi che da tempo interessa l’economia mondiale si è aggravata a tal punto da richiedere delle misure straordinarie da parte dei governi per evitare il fallimento dei loro Stati. Anche il governo Berlusconi è stato chiamato ad un atto di responsabilità ma la sua risposta è stata di un’inadeguatezza ed incapacità sconcertanti. Il Premier ha negato a lungo l’esistenza di questa crisi, negandone la gravità (lo ha detto anche il Presidente Napolitano al meeting di CL a Rimini) e accusando le opposizioni di essere demagogiche e catastrofiste. Non potendo più negare l’evidenza, a fronte del rischio che speculatori stranieri prendessero il controllo dell’economia italiana, il governo, ad agosto, ha predisposto una manovra anticrisi.

In quell’occasione Berlusconi ha rivelato qual è il suo valore come uomo politico: un politicante con nessuna credibilità internazionale, abile mistificatore mediatico, irresponsabile verso il popolo italiano. Infatti, le misure più impegnative previste in quella manovra, come ad esempio il pareggio di bilancio, venivano rimandate al 2013 scaricando così l’impopolare onere dell’aumento delle imposte al prossimo governo del Paese.

Di fronte a questa ennesima dimostrazione di inaffidabilità politica è stata l’Europa a suonare il campanello d’allarme costringendo il governo ad assumersi la responsabilità di tamponare l’emergenza il prima possibile. La manovra, così corretta, è in discussione in questi giorni: un pasticcio frutto del disorientamento di una maggioranza sempre più litigiosa e divisa.

Da un lato il PDL è propenso all’aumento della tassazione dei contribuenti già noti al fisco, senza scalfire lo zoccolo dell’evasione, e al taglio dei trasferimenti agli enti locali mentre dall’altro, la Lega, punta alla salvaguardia di un sistema pensionistico che non dà futuro alle giovani generazioni e alla riduzione del numero di parlamentari. Tutto questo condito con le sparate più assurde di ogni singolo parlamentare ed improbabili “vertici di maggioranza” che si tengono ad Arcore (tra le numerose “distrazioni” del Premier) e non in una sede di Stato.

Visto che ogni giorno la manovra cambia come se non ci fosse in ballo il futuro di questo Paese, ci è difficile entrare nel merito di quello che sarà il contenuto definitivo della manovra. Non ci resta altro che l’amara constatazione che l’attuale classe dirigente italiana è la meno adatta e credibile ad affrontare questo periodo storico. Noi, che avremo in mano l’Italia di domani, sentiamo la nostalgia del nostro futuro.

Italia peggiore… a chi?!

Da , 7 luglio 2011 22:53

Non meno di due settimane fa il ministro Renato Brunetta ha avuto modo di esprimere il suo pensiero sul mondo del lavoro precario. Al termine di un convegno al quale era intervenuto, infatti, il ministro non ha ritenuto necessario rispondere ad una rappresentante dei lavoratori precari intenzionata a rivolgergli alcune domande e ha preferito lasciare la sala definendo questi lavoratori l’”Italia peggiore”. Dopo una prima smentita, sbugiardata però dal video dell’accaduto, visibile da tutti su internet, Brunetta ha rincarato la dose confermando la sua affermazione.
Tra le tante, offensive, uscite a cui ci ha abituati il ministro, questa è veramente indecente ed ipocrita! Vorremmo sapere perché i precari rappresentano la parte peggiore del nostro paese, cos’hanno fatto di tanto grave da meritare di essere definiti così da un ministro della Repubblica.
Per noi i precari sono i giovani neolaureati che faticano a trovare un impiego, sospesi tra precarietà e lavoro nero, sono i padri di famiglia che hanno perso il lavoro a causa della crisi (e dell’inettitudine del governo nel farle fronte!), sono quegli italiani che vorrebbero lavorare in quei settori (sanità, scuola, beni culturali, ricerca) in cui il governo del ministro Brunetta non ha mai avuto intenzione di investire e che invece sono cruciali per la crescita del nostro Paese!
I precari sono persone, italiani, che si confrontano con un mondo del lavoro diverso da quello della generazione che li ha preceduti e che meritano rispetto per ciò che fanno e per le difficoltà che incontrano nel costruirsi un futuro senza avere certezze nemmeno a medio termine.
L’”Italia peggiore” vera, dunque, è quella di chi critica e offende ma che, visti i ruoli di responsabilità e potere che ricopre, non ammette di essere in parte responsabile della situazione di instabilità in cui versa il mondo del lavoro di oggi.
Speriamo che il moto d’indignazione nei confronti di certe affermazioni non lasci il posto alla rassegnazione e che i lavoratori abbiano la forza di ricordare a Brunetta che il “lavoro” più precario è proprio il suo: il ministro a tempo indeterminato, di questi tempi, non esiste più!

Un impegno concreto: più ministeri per tutti

Da , 5 aprile 2011 16:41

Negli scorsi giorni abbiamo assistito all’ennesimo esempio di conduzione clientelare dello stato italiano. Finalmente il Ministro Bondi, dopo aver annunciato da tempo le proprie dimissioni, pressato da un’opinione pubblica che gli chiedeva di rendere conto della sciagura di Pompei, ha lasciato il Ministero dei Beni Culturali. Il suo posto è stato preso da Giancarlo Galan, già per quindici anni Presidente della Regione Veneto e a suo tempo ricompensato con il Ministero dell’Agricoltura per aver lasciato la guida della regione a Luca Zaia, salvando così gli equilibri di governo. Rimasto vacante il Ministero dell’Agricoltura, Berlusconi ha ben pensato di premiare con questo incarico Saverio Romano. È questi un navigato politico che ha già onorato della propria presenza la DC e l’UDC. Oggi, avendo scelto di entrare nel gruppo dei responsabili, è passato dal sostenere il governo ad esserne parte. Niente di nuovo per una classe politica che ci ha già abituato a tutto (ve lo ricordate il Ministro Brancher?) se non fosse che Saverio Romano è attualmente sotto indagine per concorso esterno in associazione mafiosa. È inquietante vedere come in un Paese fermo, dove il Premier è impegnato a difendere se stesso, non ci sia il minimo interesse per le sorti dei cittadini e che i ministeri siano considerati premi, ricompense o luoghi franchi. Purtroppo non ci aspettiamo che sia finita qui, Berlusconi saprà senz’altro gratificare ulteriormente chi non farà mai mancare il proprio appoggio.

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