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Jobs Act: lavorare con meno diritti

Da , 10 marzo 2015 20:57

Img_4Il governo Renzi ha deciso di dare un prezzo al diritto al lavoro, fondamento della nostra Repubblica. Con la riforma appena approvata, da oggi in avanti anche chi verrà assunto a tempo indeterminato, in caso di licenziamento illegittimo non avrà più diritto al reintegro, ma solo ad un indennizzo. In particolare, se il licenziamento è per motivi economici, nemmeno l’accertamento della “manifesta insussistenza del fatto” sarà più sufficiente per riavere il proprio impiego. In ogni caso, la somma che il datore di lavoro “colpevole” dovrà corrispondere al dipendente sarà pari a due mensilità per ogni anno di anzianità, con un minimo di quattro mensilità e un massimo di ventiquattro. Restano esclusi dal nuovo regime solo i licenziamenti discriminatori, cioè decisi sulla base di convinzioni politiche o religiose, o per l’orientamento sessuale. Continua la lettura 'Jobs Act: lavorare con meno diritti'»

Electrolux: non tutto è perduto

Da , 10 giugno 2014 19:11

Img_4Il giorno 15 maggio, il Presidente del Consiglio Renzi, assieme ai Ministri dello Sviluppo e del Lavoro, appone la sua firma sulla vertenza Electrolux; vicenda travagliata quella di una delle maggiori industrie del Nord-Est, nelle sedi di Porcìa, Pordenone, Susegana.

Nessun testo pervenuto”, afferma Cinzia Colaprico, delegata sindacale Fiom dello stabilimento di Forlì. Vista la scarsa trasparenza garantita dai piani alti del governo nei riguardi dei gruppi sindacali locali, ci si interroga sulla reale utilità del referendum indetto per far votare i 6000 dipendenti.

Il 22 maggio non porta a nessun finale inaspettato: l’80,3 % dei sì sancisce definitivamente l’accordo. Dopo l’annuncio del gennaio scorso dei 1200 esuberi e la minaccia di chiusura dello stabilimento di Porcìa si torna a respirare. Non a pieni polmoni, ma si resiste.

La vertenza prevede l’impiego di ammortizzatori sociali per i cassintegrati, decontribuzioni, integrazioni al salario eventuali. Certo bisogna sforzarsi per vedere in tutto ciò un sostanziale miglioramento delle condizioni dei lavoratori, tenendo conto che si tratta pur sempre di misure da applicarsi nel momento in cui il lavoro lo si è già perso, o comunque esso non è più stabilmente garantito. Chi lavora resta un funambolo, con la vaga certezza, se cade, di farsi meno male.

Imperativo rimane quello di velocizzare la produzione. In catena di montaggio le ore per rendere una pari quantità di prodotti passano da 8 a 6. A Porcìa le pause sono dimezzate, dai 10 ai 5 minuti e vi è una maggiore flessibilità sulle ferie. Il ministro Guidi ha assicurato che due terzi degli investimenti previsti dall’azienda, 150 milioni di euro, saranno destinati all’innovazione.

Anche il segretario della Fiom, Landini, solitamente poco incline al garbato compromesso, ha sottoscritto l’accordo, affermando: “Un modello per coniugare la redistribuzione del lavoro, la difesa dell’occupazione e dei salari con la possibilità per le multinazionali di investire nel nostro Paese, migliorando la competitività aziendale”.

Noi, con gli operai, speriamo che, in un futuro non troppo lontano, qualcuno si accorga che loro, i mezzi, trattati alla bell’e meglio, si deteriorano.

Assunto forse, precario certamente

Da , 6 maggio 2014 08:25

MANOVRA: STOP A REINTEGRO, PER PRECARI SOLO INDENNITA'Giovedì 24 Aprile la Camera dei deputati ha approvato il decreto legge in materia di lavoro. Ora il testo passa al Senato. L’approvazione definitiva è fissata entro il 20 maggio, pena la decadenza del decreto. Ciò che emerge dalla legge firmata dal Ministro Poletti è l’insistenza sulla strada della flessibilizzazione del mercato del lavoro, nonostante questa politica ci abbia condotto al dramma odierno, con il 13% di disoccupati, il 42,3 % se si considera la fascia d’età tra i 15 e i 24 anni. Passa infatti da 12 a 36 mesi la durata dei contratti a termine senza causale, cioè senza l’obbligo di specificare il motivo dell’assunzione. Durante questo periodo, ci potranno essere dei rinnovi fino a un massimo di cinque volte (il testo originale del Governo ne prevedeva addirittura 8) e sparisce l’obbligo di pausa tra un contratto e l’altro. Gli assunti con questa forma non potranno però essere più del 20% del totale. Continua la lettura 'Assunto forse, precario certamente'»

Electrolux… thinking of you?

Da , 4 marzo 2014 10:07

Img_1Il 2014 è iniziato nel peggiore dei modi per i lavoratori degli stabilimenti Electrolux: la multinazionale svedese ha minacciato la chiusura o il ridimensionamento dei suoi impianti presenti in Italia con un rischio di forte incidenza sul nostro territorio dove l’azienda è presente a Susegana e a Porcia. La questione ha causato un terremoto politico: la governatrice friulana Serracchiani ha più volte accusato il ministro del lavoro Zanonato di non essersi adeguatamente interessato della questione, chiedendone a gran voce le dimissioni.

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Una riforma senza… giovani

Da , 9 luglio 2012 19:19

La riforma del lavoro è legge. La chiedeva l’Europa, nella lettera di agosto firmata Draghi e Trichet che ha accelerato la caduta di Berlusconi e aperto la parentesi quadra dei professori. Se all’ultimo vertice di Bruxelles Mario Monti ha strappato così tanto, compreso il meccanismo “sgonfia spread”, è perché ci è andato con i compiti fatti. Con la riforma delle pensioni e quella del lavoro già approvate.

Necessaria, di sicuro. Efficace, da capire. Le aspettative sul testo di Elsa Fornero erano alte. Il ministro le aveva ingigantite, promettendo una legge «europea», con un sistema di diritti e ammortizzatori sociali universali. Una mezza rivoluzione per l’Italia, Paese dell’Unione con le disparità più evidenti tra gli iper-tutelati insider, i lavoratori dipendenti, e gli outsider, il popolo dei precari, molte donne e molti giovani.

Un passo in questo senso c’è. La riforma rende più costosi i contratti atipici mentre sgrava fiscalmente quelli stabili. L’obiettivo, parola di Fornero, è spingere le aziende a offrire lavoro dipendente a tempo indeterminato. Della giungla di contratti precari però neanche uno viene eliminato. Per quanto costosi, converranno ancora. Mentre i maggiori oneri di cui sono gravati rischiano di penalizzare anche le forme “buone” di flessibilità, ostacolando le assunzioni.

Ben poco universale è anche l’Aspi, la nuova forma di sostegno ai disoccupati. Per i lavoratori dipendenti, anche se nuovi assunti, sarà più facile ottenerla. Ma gli atipici non sono coperti: per loro resta la vecchia una tantum. Esigua e con requisiti molto stretti, non garantisce un’adeguata continuità reddituale. Tra un contratto e l’altro molti giovani continueranno a dipendere dalle famiglie.

Di fronte a questi limiti le novità positive sullo stage – sarà retribuito, alleluia – e sull’apprendistato – incentivato – sono poca cosa. Una volta di più le nuove generazioni hanno pagato il fatto di non essere rappresentate, né dal parlamento dei professionisti né dai sindacati di pensionati e lavoratori dipendenti. Senza un mercato di lavoro a misura di giovani l’Italia non ripartirà, ci voleva una riforma di rottura. Lo sapevano bene i tecnici che attorno ai dati sulla disoccupazione under35 hanno scritto delle biblioteche. Hanno scelto il compromesso, pur di presentarsi con i compiti fatti.

Riforma del lavoro?

Da , 8 maggio 2012 15:18

Il tema caldo di questi mesi è stato la cosiddetta riforma del lavoro, proposta dal Ministro Fornero. Il dibattito che ne è scaturito ha visto i tre principali sindacati ritrovare finalmente l’unità per sostenere con maggior forza le ragioni dei lavoratori e discutere con il governo per una riforma il più possibile adeguata. La maggior parte della discussione è avvenuta attorno alla modifica dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori sul quale governo e sindacati non sono riusciti a trovare una soluzione condivisa.

Riteniamo che, seppur trattandosi di una questione fondamentale, il dibattito sull’art. 18 abbia distolto l’attenzione da problemi altrettanto importanti riguardanti il mondo dell’occupazione.

Innanzitutto la presunta “riforma” si concentra soprattutto sul lavoro dipendente e cioè solamente su una parte dei lavoratori mentre esclude un settore grandissimo come quello del pubblico impiego o quello del lavoro precario.

Ci piacerebbe che una riforma seria e duratura si occupasse di garantire un accesso all’impiego basato sul merito e prevedesse meccanismi di valutazione della qualità del lavoro pubblico, prevedendo anche in questo settore la possibilità del licenziamento.

Una vera riforma dovrebbe avere come obbiettivo primario quello di creare posti di lavoro per rispondere al dato allarmante della disoccupazione giovanile che ha raggiunto, a marzo 2012, la percentuale del 35,9%.

Finchè il governo non avrà dato una risposta organica a questi problemi non potrà dire di aver riformato il settore dell’occupazione sul quale si fondano le reali possibilità per rilanciare il nostro Paese.

Che il match abbia inizio

Da , 9 aprile 2012 10:19

Giovani contro vecchi, precari contro garantiti, per andare fuori dagli schemi comuni. È possibile una conciliazione o sarà uno scontro all’ultimo sangue?

Questo è il tema dello spettacolo organizzato dalla Cgil di Treviso, in collaborazione con i Giovani per Oderzo e altre associazioni giovanili della Marca, che si terrà il prossimo 14 aprile nell’Auditorium del Sindacato trevigiano.

Il match sarà disputato con regole precise. Agli angoli dell’immaginario ring ci saranno 8 sfidanti: da una parte 4 rappresentanti della categoria “giovani & precari”, dall’altra 4 “vecchi & garantiti”. Al centro 2 arbitri d’eccezione, Ricky Bizzarro e Nicola Atalmi.

L’evento non sarà una conferenza convenzionale, infatti saranno vietati luoghi comuni, passività, scarsa partecipazione e rassegnazione. Nuove idee, racconti, esperienze, ironia, colpi duri ma leali animeranno la scena.

I pugili si riconcilieranno attraverso forme d’arte musicali e teatrali tra un round e l’altro. Il pubblico sarà parte attiva e ravviverà il conflitto con un innovativo modo di partecipare. All’ingresso noi Giovani per Oderzo distribuiremo delle cartoline ad ogni fazione, dove ciascuno potrà esprimere le proprie opinioni e domande. Le migliori saranno scelte per essere proiettate in diretta sullo sfondo del ring.

L’incontro sarà suddiviso in 4 round, ognuno con un proprio tema. Nel primo, lavoro e diritti: perché alcuni non ne hanno mentre altri sono giustamente tutelati? Come difendere impieghi con forme contrattuali sempre nuove? Nel secondo si dibatterà sul ruolo del sindacato nel 2012: può riuscire ancora a rappresentare i lavoratori? Il terzo round, invece, sarà incentrato sul futuro del lavoro precario: come è possibile fare progetti per un giovane senza uno stipendio fisso? Com’è cambiata la precarietà negli anni? Infine, il welfare: c’è e ci sarà ancora lo stato sociale? È tutt’oggi importante o possiamo rinunciarvi?

Sicuramente questi temi coinvolgono tutti noi, chi nel ruolo di “vecchio” e chi in quello di “giovane”. In questo “Scontro fra generazioni” avrete l’opportunità di incontrare le idee altrui e confrontarle con le vostre. Vi aspettiamo numerosi!

Sfigati, precari e bamboccioni. I giovani visti da chi li ha dimenticati

Da , 5 marzo 2012 22:53

Nell’ultimo mese alcuni esponenti del Governo hanno usato discutibili affermazioni per fotografare l’attuale condizione giovanile in Italia. Riproponiamo qui le loro affermazioni permettendoci di sottolineare alcune sfumature e aggiungere il nostro punto di vista.

“Sfigato chi non si laurea prima dei 28 anni” questa l’infelice uscita del viceministro del Lavoro Michel Martone. L’analisi brillante di un iper-raccomandato, non tiene conto dei motivi per cui un giovane italiano si può trovare in questa condizione. Nel terzo paese in Europa con le tasse universitarie più alte, in media 1100 euro all’anno, più del 40% degli studenti sono costretti a lavorare per mantenere i propri studi. Alle tasse vanno sommate le spese per l’alloggio (o per il trasporto nel caso dei pendolari) oltre al costo dei libri e del cibo. Le borse di studio non sono sufficienti a coprire questi costi e, visti i tagli al Diritto allo Studio sempre maggiori, saranno in diminuzione. Ecco che gli studenti che non hanno alle spalle una famiglia con qualche risparmio non hanno altra alternativa se non quella di trovarsi un lavoro sottraendo del tempo allo studio e prolungando la propria permanenza nelle università oltre i 28 anni.

“Il posto fisso è monotono” l’uscita del nostro presidente del consiglio Mario Monti. Purtroppo, il 30% dei giovani italiani non conosce questa monotonia visto che non ha nemmeno un posto di lavoro. Quasi la metà di chi lavora è precario ma sicuramente preferirebbe affrontare la monotonia di un posto fisso che offre, tramite un reddito costante, la possibilità di fare programmi a lungo termine.

I giovani vogliono “il posto fisso nella stessa città, di fianco a mamma e papà” sostiene il Ministro Anna Maria Cancellieri. Una recente ricerca di Datagiovani smentisce il ministro rivelando che solo il 14% cerca lavoro sotto casa, mentre ben il 23% è pronto a muoversi: il 15% in tutto il Paese e l’8% (quasi 85.000 giovani) sarebbero pronti ad emigrare per lavorare. Se è vero che i giovani fanno fatica a staccarsi dalla propria famiglia è dato dal fatto che, come afferma la stessa Banca d’Italia, nel nostro Paese l’unico ammortizzatore sociale funzionante è proprio la famiglia. Senza un posto fisso allontanarsene è un grosso rischio.

Sembra proprio che saremo destinati a vivere peggio dei nostri genitori. Ma allora perché tutti continuano a scagliarsi contro di noi? Ecco la spiegazione di Ilvo Diamanti, che, pur appartenendo alla generazione di chi accusa, azzarda un mea culpa chiarificatore: “Se il mercato del lavoro è chiuso, il debito pubblico devastante, il sistema pensionistico in fallimento, il futuro dei giovani un buco nero, non è per colpa loro, ma delle generazioni precedenti […]. Forse è per questo che ce la prendiamo tanto con i giovani. Per dimenticare e far dimenticare che è colpa nostra.”

Le faremo sapere

Da , 4 ottobre 2011 20:40

Disoccupazione e precariato: noi giovani ma non solo non possiamo più ignorare queste tematiche che, anno dopo anno, decreto dopo decreto, taglio dopo taglio sono passati da spauracchio a chiodo fisso con cui siamo obbligati a confrontarci nel corso della nostra vita. La precarietà non è più riservata a pochi e non ci si salva con un titolo di studio di riguardo, la precarietà è lo stile di vita di molti a cui è stato levato il diritto di sognare un futuro appagante e lavorare per ottenerlo.

Noi Giovani per Oderzo abbiamo deciso di approfondire queste tematiche con l’aiuto di Nidil, branca della Cgil che assiste le nuove identità di lavoro. Da questa collaborazione è nata la serie di eventi “le faremo sapere”. Durante il primo appuntamento è intervenuto il poeta Fabio Franzin che ha presentato brani tratti da due delle sue opere: “Fabbrica” e “Co e man monche”, fornendo una struggente testimonianza della sua esperienza di licenziamento.

Il prossimo incontro sarà il 6 ottobre alle 21 a Palazzo Moro. In quest’occasione interverrà Diego Brunello dell’ufficio vertenze legali e si tratteranno nello specifico le tipologie contrattuali che contraddistinguono la precarietà, come i contratti atipici o il lavoro d’agenzia . È fondamentale informarsi in modo approfondito sui diversi tipi di contratto perché spesso la disinformazione è un arma potente che viene usata per tenere il lavoratore sotto continuo ricatto, costretto a condizioni indegne, turni impossibili, sempre sotto la costante minaccia di perdere da un giorno all’altro quella fonte di reddito. Informarsi è essenziale per non subire soprusi o per riconoscerli quando sono ben celati.

Il terzo incontro si svolgerà invece giovedì 20 ottobre, sempre alle 21 a Palazzo Moro. In questo caso tratteremo i risvolti psicologici della precarietà e dell’incertezza che contraddistingue ormai più generazioni. Interverrà Francesco Venturini, medico psicoterapeuta che analizzerà sulla base della sua esperienza le problematiche causate dalla mancanza di sicurezze e dall’incapacità di poter lavorare su progetti a lungo termine.

Solo la consapevolezza ci può aiutare a far fronte a questo momento di difficoltà, per questo vi invitiamo a partecipare.

 

Aperitivo con l’autore

Da , 18 settembre 2011 17:09

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