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Niente di nuovo sul fronte padano

Da , 4 febbraio 2014 18:29

kyengeGli attacchi a Cécile Kyenge continuano inesorabili. A detta di Aurora Lussana, la pubblicazione dell’agenda pubblica del Ministro per l’Integrazione su La Padania sarebbe  una “trappola per gli indignati di professione”.

Strategia editoriale quella della direttrice del quotidiano della Lega Nord, che a partire dal 14 gennaio ha dedicato al Ministro una vera e propria rubrica, denominata “Qui Kyenge”. «Contro il quotidiano […] hanno annunciato persino di rivolgersi alle Nazioni Unite. […] al momento i caschi blu non sono ancora arrivati. […] Le anime belle della sinistra si eccitano a immaginare i leghisti a caccia di immigrati».

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La difficile integrazione di un ministro di colore

Da , 9 settembre 2013 14:48

RAZZISMO: KYENGE, LAVORO TRASVERSALE TRA MINISTERINei primi quattro mesi del suo mandato il ministro per l’integrazione Cecile Kyenge ha subito un vero e proprio attacco mediatico da parte dei suoi oppositori politici.

Alla base di tanto odio nei suoi confronti ci sono le sue origini congolesi e il colore della sua pelle. A causa di questo risulta facile l’associazione con gli sbarchi di migranti sulle coste siciliane e con vicende di cronaca nera che hanno visto coinvolti degli extracomunitari. Continua la lettura 'La difficile integrazione di un ministro di colore'»

Non è più una Marca per sceriffi

Da , 8 luglio 2013 17:41

img_1Un mese fa la città di Treviso salutava l’elezione di un nuovo sindaco: Giovanni Manildo, proveniente dalle file del PD e vittorioso nei confronti del più leghista dei candidati possibili, Giancarlo Gentilini, letteralmente travolto dal successo del centro-sinistra. Il tonfo leghista si è sentito lontano e la sconfitta dello “sceriffo” ha risvegliato gli entusiasmi di un’intera provincia, costretta da anni a sopportare l’imbarazzante presenza dello scomodo ex sindaco ed ex pro-sindaco del capoluogo.
Il risultato non sarà stato inaspettato per chi da tempo dava la Lega Nord per defunta: appena uscita da un pessimo risultato elettorale e confinata a silenziosa opposizione, vincitrice in Lombardia con l’obiettivo di creare la sedicente “macroregione del nord” di cui però già non si parla più e guidata da un segretario, Maroni, che nell’ambizione di rinnovare l’immagine e la classe dirigente ha finito per far precipitare ciò che restava del partito in un vortice di bieche epurazioni e tradimenti di identità (portare il popolo di Pontida, tutto fango ed elmetti cornuti, al Lingotto di Torino è stato forse l’azzardo più grande), la Lega non poteva certo far sperare in grandi risultati.
Eppure Gentilini era convinto di vincere con la sua solita, ignorante, arroganza, con la presunzione di chi crede che nell’Italia del 2013 ci sia ancora molta gente disposta a votare un sindaco alla soglia degli 84 anni, ebbro del suo ego al punto da considerare Treviso una sua proprietà dove instaurare il suo personale “ventennio”.
La sua retorica xenofoba, maschilista e conservatrice, fatta di parole nauseanti ancora intrise di fascismo e autarchia, è stata finalmente consegnata al passato con uno scatto di orgoglio che da tempo ci aspettavamo dai cittadini trevigiani.
Il futuro del trevigiano non lo conosciamo e possiamo solo proiettarvi speranze e aspettative per troppo tempo messe da parte e che solo ora vedono quanto meno la possibilità di concretizzarsi: ora sta al nuovo sindaco Manildo dimostrare quanto questo cambiamento fosse necessario per la città.  Il passato invece lo conosciamo bene e dovremo lavorare molto per levarci di dosso la nomea che ci ha consegnato a livello nazionale e internazionale. Ora però possiamo finalmente dire che questa non è più una Marca per sceriffi.

La Lega vince in Lombardia e conquista il Nord

Da , 4 marzo 2013 19:42

Dopo il Veneto e il Piemonte, anche la LoCongresso federale Lega Nord al Forum di Assagombardia ha un governatore leghista. La coalizione Lega Pdl capitanata da Maroni (42.81%) ha sconfitto quella di centro sinistra guidata da Ambrosoli (38,24%). “Missione compiuta” è stata la prima dichiarazione del neo governatore lombardo. Tuttavia questa vittoria può essere interpretata come un successo solo parziale, dal momento che rispetto alle elezioni precedenti il Carroccio ha più che dimezzato i propri voti. In realtà il vero obiettivo dei leghisti era di ottenere la guida della regione Lombardia così da puntare alla creazione della cosiddetta macroregione con Veneto e Piemonte! Ci troviamo quindi in una situazione in cui un partito che ha ottenuto il 4% alle politiche controlla la parte più ricca e produttiva del Paese! Tutto questo è stato possibile grazie all’alleanza con il Pdl, una falsa coalizione dettata da interessi diversi. Lo stesso Maroni aveva dichiarato che non si sarebbe mai più unito a Berlusconi, visto il sostegno di quest’ultimo al governo Monti. La prospettiva di raggiungere l’agognata indipendenza del Nord ha fatto dimenticare al partito leghista i precedenti contrasti con il Cavaliere.

Ciò che rende il risultato sorprendente è che i lombardi hanno rinnovato la fiducia agli stessi partiti che negli ultimi diciotto anni hanno governato fra scandali e inchieste. Attendiamo di vedere se questa volta sapranno portare trasparenza e pulizia all’interno del Pirellone. Quanto alla proposta di Maroni di trattenere in Lombardia il 75% delle tasse, siamo convinti che si tratti di una stupida burla elettorale, anche perché richiederebbe una modifica costituzionale. E’ evidente che si continui a credere alle false promesse e a rincorrere i soliti pifferai politici.

Ambrosoli cercando di coinvolgere la società civile con il suo programma condiviso in rete (liquid feedback) purtroppo non è riuscito ad invertire la tendenza. Il suo impegno in campagna elettorale è stato notevole, ma non è bastato ad ottenere la vittoria. Dobbiamo tenere in considerazione inoltre il 13,62% ottenuto dalla candidata del M5S e il 4,12% di Albertini, sostenuto dai montiani.

Ora come ora ci troviamo di fronte ad un Paese con un potere concentrato della Lega al Nord e una instabilità politica a livello nazionale. Si prefigura uno scenario molto cupo e insidioso.

Il 24 e 25 febbraio tutti a votare!

Da , 5 febbraio 2013 13:29

Vota AntonioIn un clima di crisi economica e di sfiducia, il 24 e il 25 di questo mese il Paese è chiamato alle urne per le elezioni politiche. La legge elettorale è la stessa “porcata” (per definizione del suo stesso autore) varata nel 2005. Evidentemente 7 anni non sono bastati a rimediare a questo scempio. Non potremo quindi indicare la preferenza per nessun candidato parlamentare, ma semplicemente votare una lista con i nomi già decisi dai partiti. Vediamo dunque quali sono le principali forze in campo.

Il premier uscente, il Prof. Monti, ha deciso di “salire” in politica, primo fra i Presidenti del Consiglio “tecnici” a scegliere la strada della candidatura. Ciampi e Dini non l’avevano fatto, mantenendo fede alla loro posizione di terzietà. In suo appoggio si sono schierati Fini e Casini, di certo volti anche troppo noti sulla scena, per un polo “centrista” che ambisce a rinnovare la politica italiana. Non candidato in prima persona, ma attivo nel sostegno al Professore con la sua Italia Futura, si schiera anche Luca Cordero di Montezemolo.

Il centrodestra si presenta con la formazione tipo Pdl-Lega, alleanza che ha segnato, sotto sigle diverse, gli ultimi 18 anni di storia italiana. Il premier indicato pare essere Alfano. Il Carroccio dopo gli scandali ha esibito le pulizie casalinghe con tanto di esposizione di scope e ramazze, ma di fronte all’opportunità di avere Maroni presidente della Lombardia ha ceduto alle lusinghe del Cavaliere. Sul leader del Pdl ormai diventa difficile esprimersi. Aveva abbondonato la scena, dopo c’ha ripensato. Ha aperto ad una coalizione dei “moderati” guidata da Monti, per poi dipingerlo come la rovina d’Italia e attaccarlo quotidianamente. L’ultima boutade di Berlusconi sono le liste pulite, introdotte cercando di recuperare il terreno perso nei confronti del PD, che hanno letteralmente gettato il partito nello scompiglio.

Il centrosinistra si presenta con Pd e Sel. Il candidato premier, scelto con le primarie, è Bersani. I sondaggi danno la coalizione in testa, ma c’è l’incognita del Senato, dove il premio di maggioranza è assegnato su base regionale. Nonostante i tempi stretti le primarie hanno visto un’alta partecipazione, segno di un bisogno diffuso nella popolazione di poter scegliere i propri candidati. Anche se questo esercizio di democrazia è stato parzialmente vanificato dall’imposizione di alcuni nomi celebri nelle liste, è importante notare che non è stato necessario stravolgere l’organizzazione del partito per poter escludere dalle liste elettorali gli “impresentabili”.

In una posizione terza si pone il Movimento 5 Stelle, rappresentato da Grillo e che punta a spazzare via la vecchia classe politica. Ma tra epurazioni interne, aperture agli ambienti dell’estrema destra e proposte di eliminazione dei sindacati (salvo qualche eccezione), la confusione sembra essere tanta. Anche se un punto fermo si può riscontrare ed è il populismo, ben espresso dalla volontà di eliminare i corpi intermedi (partiti e sindacati appunto) tra il cittadino e le istituzioni.

Non poteva mancare, infine, un movimento che si propone in aperta polemica con gli schieramenti tradizionali ma che in realtà raccoglie in un unico calderone tutti i simboli che non sono riusciti ad avere una rappresentanza parlamentare nell’ultima legislazione. In questa tornata elettorale il privilegio spetta a “Rivoluzione Civile”, guidata dal magistrato Antonio Ingroia.

Il quadro non è dei migliori, ma noi Giovani per Oderzo auspichiamo un’alta affluenza alle urne, dalle quali possa scaturire una maggioranza solida e riformista, nel segno di un cambiamento incentrato sulla crescita e sull’equità sociale.

Uno sceriffo extraterrestre

Da , 7 gennaio 2013 22:12

Gentilini texPer un momento sembravano spariti. Un anno di governo tecnico e la continua ansia da spread ci avevano quasi fatto dimenticare quel singolare movimento politico che è la Lega Nord. Ridotti a passare da governo ad opposizione, privati della sempre rassicurante compagnia di Berlusconi e soprattutto scossi dall’improvviso affondamento di Umberto Bossi, i leader nazionali del partito erano passati decisamente in secondo piano. Eppure, nel silenzio dell’ultimo anno, i rappresentanti del popolo padano stavano organizzando il loro ritorno, purificati da un periodo di opposizione che vorrebbero avesse fatto dimenticare le scelleratezze del loro operato nell’assurdo governo presieduto da Berlusconi (quello che credeva Ruby nipote di Mubarak).
Ecco che allora, di fronte agli appuntamenti elettorali del prossimo anno, la Lega Nord ritorna più agguerrita che mai: Roberto Maroni, nuovo capo dei padani, sarà il candidato del centro destra in Lombardia (candidatura ovviamente scelta a Roma o ad Arcore), con buona pace dei tentativi di dialogo e di democrazia interna che gli elettori tentano, sempre invano, di approntare.
Tuttavia è nel nostro territorio che come al solito sfoderano le armi migliori. Alle amministrative della città di Treviso pare che a candidarsi sarà niente meno che Giancarlo Gentilini, classe 1929! Lo sceriffo della tolleranza zero è tornato, come dice lui stesso, per completare il suo personale ventennio. Accogliamo la notizia con amarezza ed inquietudine: ma davvero la Lega Nord trevigiana non è in grado di superare la fase politica che ha visto protagonista Gentilini? Sarà pur vero che è un uomo attento alla sua città, che controlla personalmente il procedere dei lavori pubblici ma resta sempre colui che ha reso Treviso nota nel mondo per le sue esternazioni razziste ai limiti dell’idiozia, sintomo di una società violenta e deviata che vede in lui un capo carismatico in grado di inebriare e dare sfogo alle pulsioni più indicibili (come sparare agli immigrati). Il suo linguaggio populista e grossolano, il suo continuo richiamarsi al fascismo, il suo atteggiamento beffardo e sprezzante rischiano di tornare alla ribalta anziché essere confinati nella triste memoria. É proprio vero che nei momenti di maggior crisi, politica ed economica, di un paese si fanno sempre avanti gli affabulatori, i populisti, gli autoritari: la Lega Nord dà, in questo, il maggior contributo.

Inno di Mameli: Lega stonata

Da , 3 dicembre 2012 16:37

Bambini italianiL’8 novembre 2012 verrà ricordato dagli italiani come un’altra giornata di scontro feroce fra italiani più italiani e italiani meno italiani. È stato infatti approvato a larghissima maggioranza il ddl 3366, con il quale si dichiara il 17 marzo: “Giornata nazionale dell’Unità d’Italia, della Costituzione, dell’inno nazionale e della bandiera”.
Secondo questo provvedimento verranno promossi già dall’anno scolastico 2013/2014 “percorsi didattici, iniziative e incontri celebrativi finalizzati ad informare e a suscitare riflessione sugli eventi e sul significato del risorgimento nonché sulle vicende che hanno condotto all’unità nazionale, alla scelta dell’inno di Mameli, alla bandiera nazionale e all’approvazione della Costituzione, anche alla luce dell’evoluzione della storia europea”. Si tratta quindi di un’ottima opportunità per insegnare già in età scolare i valori che caratterizzano il popolo italiano e che hanno portato alla nascita della nostra Nazione. Non si tratta quindi di una semplice lezione di canto ma di un invito ad una profonda riflessione sulle nostre origini.
Purtroppo, come ogni volta che si cerca di promuovere l’unità nazionale, non tutti sono d’accordo. La Lega Nord ha da subito dimostrato criticità nei confronti di questa proposta e i senatori del partito hanno abbandonato l’aula prima del voto. L’insegnamento dell’inno di Mameli, infatti, è considerato talmente eretico che secondo il segretario nazionale della Lega Nord-Lega Lombarda Matteo Salvini “Siamo arrivati all’educazione di Stato, come in Unione sovietica!”. Altri esponenti hanno invece paragonato quest’iniziativa allo spirito balilla.
Ma se insegnare i valori del risorgimento, l’inno e la bandiera vengono ritenute azioni protofasciste, come considerare la creazione di un’intera scuola dove vengono sbandierati (letteralmente!) i simboli del partito leghista? I bambini che frequentano il polo didattico Gianfranco Miglio ad Adro non sono forse costretti a studiare sotto il segno del Sole delle Alpi? Deduciamo quindi che esistono due tipi di lavaggio del cervello: quello permesso in cui si insegna l’odio razziale e la superiorità del popolo del Nord sul Sud, e quello improponibile in cui si promuove la coesione della nazione attorno ai suoi valori fondanti.
Per fortuna il Parlamento ha preferito seguire quest’ultima strada.
(Così forse anche i calciatori impareranno l’inno!)

Il declino dell’impero del Celeste

Da , 5 novembre 2012 15:55

Il 26 ottobre il Consiglio regionale della Lombardia si è riunito per l’ultima volta in questa legislatura, che tramonta prematuramente investita dalle inchieste in cui sono state coinvolte 14 persone tra consiglieri e assessori. L’ultimo atto è stato la votazione per la modifica della legge elettorale e la conseguente rimozione del listino bloccato; dopodichè tutto il Consiglio ha presentato le dimissioni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha spinto la Lega a privare del suo sostegno Formigoni è stata l’arresto dell’assessore alla casa Domenico Zambetti, accusato di voto di scambio con la ‘ndrangheta e concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo aver ingerito molti rospi nel corso dei mesi passati, il Carroccio, di fronte al coinvolgimento con la malavita organizzata meridionale, ha preferito staccare la spina alla giunta del Celeste. Lo stesso Presidente della Regione Lombadia, la più ricca e produttiva d’ Italia, è indagato per corruzione nel noto caso Daccò-Maugeri e, come se non bastasse, è coinvolto in un processo per diffamazione. Alla luce di tutto questo, Formigoni rischia di perdere il sostegno di Comunione e Liberazione, la potente organizzazione cattolica che proprio grazie anche alla sua opera detta legge in Lombardia, soprattutto nella sanità.

Noi Giovani per Oderzo affrontiamo questi temi con molta indignazione, non potendo rimanere indifferenti davanti a certi atteggiamenti della classe dirigente, emersi in Lombardia come nel Lazio. Si getta discredito sull’immagine del Paese, che si sta tanto faticosamente rialzando dopo l’era del bunga bunga e delle Minetti candidate nonostante l’ostentata impreparazione. Tutto questo non fa che aumentare il solco tra governanti e cittadini, specialmente i più giovani, chiamati a prendere le redini di un sistema sempre più frantumato. Colpisce le coscienze, specie in un periodo di crisi economica, scoprire che i soldi pubblici vengono gestiti illecitamente e per proprio tornaconto personale da chi è stato scelto dagli elettori per amministrare la res publica. C’è da sperare che le elezioni che verranno coinvolgano personalità capaci di risollevare il tenore della vita amministrativa.

Biutiful padano

Da , 7 febbraio 2012 17:57

Anche questo mese abbiamo assistito a un numero consistente di boutades da parte del leader leghista Umberto Bossi, che oltre ad essere anacronistico, nelle sue idee tristemente trite da vent’anni, lo è pure nell’immagine che capeggia nella homepage del sito ufficiale del partito. È difficoltoso tracciare un percorso lineare all’interno della recente storia della Lega Nord, ci proviamo ricordando i fatti salienti dell’ultimo mese.

Lo spaccamento interno emerge col caso Cosentino, quando Bossi invita i compagni di partito a votare no alla richiesta d’arresto del deputato Pidiellino legato alla cosca camorristica dei Casalesi. In questo momento si assiste al divario tra “Maronisti”, a sostegno del sì, e “Cerchisti”, con a capo il segretario del partito Reguzzoni, di posizione contraria.

Il gelo tra Bossi e Maroni continua, al punto da negare al secondo la possibilità di fare comizi. Maroni s’infuria ed esprime con vivacità le sue idee tramite la sua pagina di Facebook.

Ma basta un comizio nella profonda terra padana, a Varese, per sancire la pace (almeno in apparenza) tra i due, legati dalla stessa volontà di non appoggiare il governo Monti e oramai lontani anni luce dalla vecchia alleanza col Popolo della Libertà. Pace sancita anche nei fatti, vista la recente rimozione del segretario Reguzzoni.

Questi continui passi indietro ed avanti del senatùr sembrano in realtà nascondere la paura, derivata dalle tendenze superomiste del leader, di perdere il suo trono in vista di una possibile successione di Maroni che secondo voci leghiste parte già favorito. Ciò che appare oggi a chi lo osserva non è altro che un uomo diventato macchietta di se stesso. Ma ci sono ancora persone pronte a sostenere Bossi e le sue idee? Il progetto secessionista, il federalismo e tutte le promesse fatte dal lumbard hanno ancora eco tra gli elettori? Il Senatùr è ancora credibile? O il realismo del suo racconto è pari a quello della trama della nota telenovela trasmessa in tv da trent’anni?

Sicurazza: quando la colpa è dell’uomo nero

Da , 9 gennaio 2012 14:36

Quando la colpa è dell'uomo nero...Concluso il primo decennio dall’undici settembre è facile accorgersi di come la parola d’ordine che ha dominato la scena politica mondiale sia stata “sicurezza”. Tale concetto è stato usato ed abusato più volte, più o meno a sproposito, per giustificare scelte spesso prive di fondamento. Tutto è cominciato scusando, in nome della sicurezza nazionale, abusi prima inconcepibili, violazioni dei dritti umani perpetrate e propagandate come necessarie ed indispensabili a scongiurare un male maggiore. Da quel piano, apparentemente distante, sul quale sembra sempre di non poter intervenire, tale prassi si è infiltrata nella vita di tutti noi, sempre più con la sensazione di essere in costante stato d’assedio, immaginando nemici dietro ogni angolo pronti ad attentare alle nostre vite al primo segno di debolezza. Già questa situazione sarebbe, di per se’, grave; tuttavia c’è un secondo movimento ancora più preoccupante.

I proclami razzisti della Lega stanno trascendendo la soglia del colore, della boutade elettorale a cui aderire per spacconeria da un lato e da stigmatizzare a prescindere dall’altro, in un vuoto gioco delle parti: sempre più è infatti accettata generalmente l’associazione di idee tra lo straniero povero e il delinquente in una deriva deterministica insensata e infondata (le teorie secondo le quali cattive condizioni di vita generano inevitabilmente criminali sono state sconfessate ormai da più di mezzo secolo). Non si esita più, ormai, a classificare qualunque provvedimento preso nei confronti di un cittadino straniero tra le “misure di sicurezze”, ciò avviene anche a livello comunale: ci è dispiaciuto sentire il nostro Sindaco elencare tra i provvedimenti attuati dal Comune per la sicurezza lo sgombero dei Rom e le norme anti-accattonaggio; tanto più perché si tratta delle uniche persone nominate all’interno di un discorso che inizia parlando di stupri e rapine (cfr. verbale consiglio comunale del 28 novembre 2011). In questo modo si dà sempre più un’aura “istituzionale” a idee improponibili ed inaccettabili in una società che si dice fondata sull’uguaglianza e sul principio di presunzione di innocenza. Sarebbe più responsabile inserire provvedimenti di questo tipo sotto il capitolo “ordine pubblico”, si eviterebbe così la spiacevole adesione al modello negativo tramandato alla Lega.

La riflessione su questi temi non è un puro esercizio intellettuale portato avanti da fondamentalisti dei dritti umani e privo di conseguenze concrete: nell’ultimo dicembre, mentre tutto il mondo cristiano celebrava la nascita di un mediorientale povero in canna, cittadini italiani (“brave persone” per definizione) si appropriavano dei ruoli di accusa, giudice e boia per fare “giustizia”. Così facendo hanno invece violentato non solo quei principi basilari che consentono alle persone civili di convivere nel rispetto reciproco ed ad uno stato liberale di essere tale, ma soprattutto delle persone incolpevoli di crimini, peraltro mai commessi, solo in ragione della loro origine (rom in un caso, senegalese nell’altro) quasi questa implicasse una sovversione del principio di presunzione di innocenza.

Vogliamo pertanto cercare di richiamare tutti all’ordine, all’attenzione alle parole ed alle idee espresse poiché, contrariamente al sentore comune imbevuto di qualunquismo e di scetticismo, esse hanno molto più potere delle azioni concrete incrostandosi nell’immaginario collettivo una volta etichettato l’orrore come proprio dei folli e, in quanto tale, incapace di attecchire nella nostra mente di “persone per bene”.

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