Post taggati: monticano

Mai più tagli insensati

Da , 10 marzo 2015 21:01

Img_2Ormai è noto che a dicembre sono stati tagliati dei pini marittimi e dei carpini vicini alla piazza di Oderzo ormai da molti anni, scatenando le proteste di molti cittadini, i quali non erano nemmeno stati avvertiti preventivamente della decisione. Per questo motivo nessuno ha potuto fare niente per fermarne l’abbattimento. Il sindaco si era difeso affermando che ciò era stato fatto poiché le radici degli alberi erano superficiali e risultavano pericolose. Continua la lettura 'Mai più tagli insensati'»

Operazione: Monticano pulito!

Da , 14 febbraio 2013 15:01

PuliziaMonticano

No al progetto GiraMonticano – firma la petizione online

Da , 28 dicembre 2012 10:42
No al progetto GiraMonticano! Leggi il perché qui e firma anche tu la petizione! http://www.activism.com/it_IT/petizione/no-al-progetto-giramonticano/41481

Le considerazioni del Cerchio Aperto: http://www.cerchio-aperto.it/ArticoliLocali/AncoraNoGiraMonticano.htm
http://www.cerchio-aperto.it/ArticoliLocali/NoGiraMonticano.htm

L’articolo dal nostro Strillone: http://www.giovaniperoderzo.it/?p=1047

Questo GiraMonticano ci delude

Da , 3 dicembre 2012 16:37

Il fiume Monticano e la piena di Novembre 2012Il progetto “Giramonticano” è stato presentato dal Comune di Oderzo il 21 gennaio di quest’anno, ma è soprattutto nelle ultime settimane che il dibattito sull’argomento è entrato nel vivo.

Tale progetto, come si può leggere nel comunicato sul sito internet del Comune di Oderzo, prevede la realizzazione di una pista ciclo-pedonale costruita sulla sommità dell’argine del fiume Monticano che colleghi i comuni di Fontanelle, Oderzo, Gorgo al Monticano e Motta di Livenza. A quanto pare questo dovrebbe essere solo un tratto di un itinerario più esteso che, sempre percorrendo gli argini del fiume, arrivi fino a Conegliano.

Noi Giovani per Oderzo, insieme ad altre associazioni e singoli cittadini, vogliamo esprimere alcune perplessità in merito. Ben venga l’idea di costruire un tratto di pista ciclabile per collegare paesi che al momento non sono facilmente raggiungibili in bicicletta.

Tuttavia appare sicuramente singolare l’idea di costruire una pista ciclabile sulla sommità di un argine che, almeno per quanto riguarda il tratto opitergino, non misura una larghezza tale da consentire il passaggio agevole di due bici affiancate. Il progetto, infatti, prevede una larghezza per la ciclabile di 80 cm. Inoltre non sembra essere prevista l’installazione di protezioni lungo la stessa pista, a nostro parere necessarie considerando che questi percorsi costeggeranno un fiume. Non ci sembra insomma che il progetto sia pensato da chi fa un uso quotidiano della bicicletta e conosce a fondo quali siano le esigenze legate a questo straordinario mezzo di trasporto.

I dubbi in merito all’opera non si esauriscono qui. Ci chiediamo quale sia la “valenza ambientale” di questa pista ciclabile, rivendicata nel comunicato sul sito del Comune. Sarebbe interessante sapere come l’utilizzo di cemento o “biostrasse” (un materiale con legami cementizi, semipermeabile) per ricoprire un argine possa portare un valore ambientale aggiunto per chi già ora ci trova un ottimo spazio erboso, vicino al centro città, dove fare sport o semplicemente passeggiare.

Inoltre, vista anche la recentissima e pericolosa piena del fiume, temiamo che gli interventi da realizzare possano indebolire gli argini, la cui natura non è tanto quella di sostenere un percorso turistico quanto di proteggere campi e paesi dal fiume.

Pertanto chiediamo all’Amministrazione Comunale se tutto ciò potrà effettivamente portare a un “miglioramento della qualità della vita dei cittadini” o se, per raggiungere quest’obiettivo, non sarebbe sufficiente una buona manutenzione dell’argine, rendendolo più ordinato e meno dissestato. Così i fondi risparmiati potrebbero essere utilizzati per interventi più importanti, come il rafforzamento dello stesso argine nei punti più critici.

Il Veneto con l’acqua alla gola

Da , 6 dicembre 2010 17:44

Nell’ultimo mese la Regione Veneto è stata duramente colpita da piogge incessanti che hanno provocato, anche nel nostro territorio, il rischio di esondazione dei principali fiumi: Monticano, Piave e Livenza hanno allarmato la popolazione dell’opitergino-mottense, raggiungendo livelli di piena che hanno ricordato quelli del 2002.

Eppure il nostro territorio ha sempre avuto uno stretto legame con l’ambiente fluviale e da esso gli insediamenti della pianura veneta hanno tratto vita e forma. Nei secoli l’uomo ha saputo sfruttare questa enorme risorsa, consapevole anche dei rischi legati alla presenza di acque nel proprio territorio (in primo luogo del pericolo di inondazioni) e ha perciò sempre cercato di controllare e gestire gli aspetti idrogeologici.

Nel tempo, però, qualcosa è cambiato: l’urbanizzazione selvaggia e incontrollata degli ultimi sessant’anni ha portato alla cementificazione di grandi porzioni di terreno, impedendo così al suolo di assorbire grande parte delle acque meteoriche in eccesso. Al contempo, dopo la disastrosa alluvione del 1966, i Consorzi di bonifica si sono preoccupati di progettare e pianificare opere come dighe e casse d’espansione che, dislocate lungo il corso dei principali fiumi, avrebbero garantito il controllo delle piene. Purtroppo però, venuta meno l’imminenza del pericolo, i progetti dei consorzi sono stati in gran parte abbandonati, pur rimanendo validi e necessari.

L’incoscienza di alcuni amministratori ha addirittura fatto sì che in alcune delle aree individuate per la realizzazione di casse d’espansione sorgessero insediamenti abitativi ed industriali: è questo il caso delle rive del Piave e di Oderzo, dove l’area PRUSST-Masotti, destinata ad accogliere le acque del Monticano in caso di alluvione, è stata resa edificabile ed ora è in costruzione.

Ci chiediamo come sia possibile che delle opere da cui dipende la vita di molti cittadini siano rimaste incompiute dopo oltre quarant’anni. Com’è possibile che solo quando il rischio diventa reale ci si ricordi della gestione dei nostri fiumi? Già nel 2002, dopo la scampata alluvione, sembrava che qualcosa si fosse mosso, ma ancora una volta, le opere sono rimaste solo sulla carta. Zaia ha fatto tanto clamore per ottenere dei finanziamenti, paragonando gli alluvionati veneti ai terremotati d’Abruzzo. I soldi però non possono servire sempre per tamponare le emergenze ma occorrono, soprattutto, per realizzare gli interventi e la manutenzione di cui c’è bisogno.

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