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Domani è un altro Giorgio

Da , 6 maggio 2013 17:56

NapolitanoDopo sei votazioni delle Camere riunite, il 20 aprile scorso, Giorgio Napolitano è stato rieletto Presidente della Repubblica, primo caso nella storia italiana, con i voti di Pdl, Pd e Scelta Civica di Mario Monti.

L’elezione è arrivata dopo un percorso sofferto segnato soprattutto dalle divisioni interne al Pd che hanno portato all’affossamento delle candidature di Marini e di Prodi, nei confronti dei quali non si è trovato l’accordo dei principali gruppi parlamentari e non c’è stata unità nemmeno da parte del Partito Democratico. Il candidato proposto dal Movimento 5 Stelle Stefano Rodotà, uomo notoriamente di sinistra, è stato inspiegabilmente ignorato Continua la lettura 'Domani è un altro Giorgio'»

Amministrative 2012: un Grillo da paura?

Da , 4 giugno 2012 19:54

Le elezioni amministrative tenutesi recentemente in molti Comuni italiani sono state caratterizzate da due elementi che tutti gli analisti politici hanno sottolineato: l’altissimo grado di astensionismo e il successo elettorale del Movimento Cinque Stelle. Se l’astensionismo era un fenomeno annunciato e prevedibile vista l’attuale situazione politica dominata dal malcontento e dalla sfiducia nei confronti dei partiti, i notevoli risultati conseguiti dal movimento creato da Beppe Grillo sono stati in buona parte inattesi, soprattutto la vittoria a Parma.

Perché questo risultato? Molti hanno liquidato questo successo considerandolo come il semplice frutto di un voto di protesta. Riteniamo invece che un simile risultato nasconda ragioni più profonde che originano dal vuoto di contenuti politici lasciato dai partiti storici. L’assenza di credibilità, l’incapacità di rinnovare la classe dirigente, la scarsa determinazione nell’affrontare i problemi del Paese e la distanza, che pare incolmabile, tra eletti ed elettori hanno spinto molti a sostenere un Movimento che dà voce e spazio a gente comune.

Grillo è e rimane un personaggio controverso, spesso populista e inopportuno nei toni che usa, ma non si possono attribuire questi difetti anche a chi ha sostenuto il Movimento Cinque Stelle. I partiti sembrano non aver colto questo aspetto, minimizzando e ridicolizzando il segnale lanciato dagli elettori. Dispiace inoltre che, di fronte al grandissimo numero di italiani che hanno scelto di non votare per esprimere il proprio disagio, anche politici responsabili come Bersani abbiano esultato per una vittoria poco convincente, confermando l’incapacità di fare un’autocritica seria, che tanto potrebbe giovare al Partito Democratico.

La via d’uscita da questa situazione dovrebbe darla infatti proprio la politica, che dovrebbe interrogarsi su sé stessa per recuperare la credibilità e il ruolo di rappresentanza democratica dei cittadini del Paese. Grillo e il suo movimento nascono come reazione all’inadeguatezza della politica attuale e non hanno le caratteristiche e la lungimiranza di un progetto a lungo termine, proprio per questo urge sempre più un cambio di rotta radicale, deciso e convinto da parte di chi guida questo Paese da trent’anni.

Questi soldi ci rappresentano?

Da , 8 maggio 2012 15:15

Ma se li chiamano rimborsi, perché i soldi glieli diamo in anticipo? La domanda sorge spontanea, ma badate bene, il nostro obiettivo è offrirvi uno spunto di riflessione sul tema. Se cercate uno sfogo privo di contenuti avete sbagliato lettura.

Sono passati quasi vent’anni da quando gli italiani, a larghissima maggioranza, hanno rifiutato l’idea di un “finanziamento pubblico” ai partiti. Questi allora sono subito corsi ai ripari. Ora, grazie ad un artificio linguistico, i partiti li finanziamo attraverso dei “rimborsi elettorali”, ma la sostanza non è cambiata poi molto.

Noi non crediamo che per dimostrare di essere un buon politico, onesto e trasparente nella propria azione, ci si debba per forza rimettere del denaro. Anzi, in questo modo probabilmente si metterebbe la politica esclusivamente nelle mani di chi può permetterselo, e così la parte di popolazione meno abbiente si ritroverebbe meno rappresentata.

Tuttavia il modo in cui sono state gestite le cose fin’ora è, a dir poco irrispettoso nei confronti di un Paese che sta affrontando enormi sacrifici per superare una crisi economica profondissima.

Inondare di soldi partiti politici, in alcuni casi scomparsi da anni, perché questi li possano investire in attività che ben poco hanno a che fare con la buona amministrazione della cosa pubblica, è francamente una presa in giro.

Per rendere tutto ciò più onesto e per riabilitare almeno in parte, agli occhi della gente, l’immagine della politica e dei suoi attori, basterebbero pochi e semplici passi: i partiti devono dimostrare di aver speso una determinata somma per attività che contribuiscano alla buona gestione del nostro Paese, solo allora lo Stato dovrà rimborsare i soldi spesi. Altri fondi possono essere raccolti dai sostenitori del partito o grazie ad altre iniziative lecite.

Insomma, non solo dovrebbero essere cambiate le “regole del gioco” che assegnano i rimborsi ma dovrebbe anche cambiare radicalmente la mentalità dei partiti stessi. Forse in questo modo, i cittadini potrebbero veramente riconoscersi in coloro che si candidano ad essere i loro rappresentanti. La politica guarderebbe di più al benessere della gente e meno a quello del mondo dell’economia e della finanza. E magari lo strappo ricucito tra popolazione e politica ci potrebbe far trovare il modo di uscire più uniti, come Italia e come Europa, da questo difficile momento.

Governo tecnico. E poi?

Da , 5 marzo 2012 22:58

Nelle ultime settimane il Presidente del Consiglio italiano Mario Monti ha ricevuto numerosi apprezzamenti dalla stampa estera e dalla maggioranza dei quotidiani nazionali. Il Time dello scorso 20 febbraio titolava sopra una sua foto “Può quest’uomo salvare l’Europa?”, mentre Monti nei suoi viaggi internazionali incassava costantemente il favore dei vari leader.

Il Presidente e i suoi ministri hanno effettivamente portato un cambiamento nello stile e nelle procedure della politica italiana. La reazione positiva dell’opinione pubblica di fronte a questo mette in luce, tuttavia, lo stato di crisi dei partiti italiani, ridotti ad associazioni autoreferenziali e totalmente spaesati di fronte al vuoto politico provocato dalle dimissioni di Berlusconi, prima, e dall’operato dei tecnici, poi. Questi hanno inoltre intercettato la voglia di cambiamento dei cittadini dando una risposta alla voglia di concretezza e sobrietà che i partiti non riuscivano più a fornire. Coerentemente con questo modo di fare, Monti ha dichiarato che l’esperienza politica dell’esecutivo si concluderà con il termine naturale della legislatura, il 2013. Cosa resterà alla fine di quest’esperienza? I partiti non potranno più ignorare le conquiste nel campo della credibilità, della pragmaticità e della trasparenza raggiunte in cento giorni dal governo tecnico.

Oggi le forze politiche non sembrano capaci di rispondere positivamente a queste sollecitazioni e non danno l’impressione di aver iniziato un percorso di rinnovamento e autocritica.

Da un lato il Pdl, in crisi di leadership, si chiede se cambiare nome ascoltando intanto il suo nuovo inno, composto personalmente dall’ex-premier. Dall’altro il Pd fatica ancora a trovare una sua identità, lacerato da contrasti interni che provocano una dispersione del consenso verso altri partiti più a sinistra. Entrambi dimostrano la difficoltà nell’affrontare il futuro corteggiando alcuni ministri dell’attuale esecutivo per un’eventuale candidatura a Premier.

Nonostante tutto siamo però convinti che la voglia di confronto, le idee, la politica nella sua più nobile accezione non siano concetti lontani dalla sensibilità degli italiani e che i partiti, se capaci di rinnovarsi profondamente, abbiano ancora la possibilità di svolgere la loro funzione di rappresentanza. Questo anno di governo tecnico costituisce quindi un’occasione unica e non più ripetibile perché le forze politiche cambino e ritrovino la sintonia persa con l’elettorato.

Referendum innammissibile. Alternativa al Porcellum o primarie?

Da , 7 febbraio 2012 18:01

No al referendum per abrogare l’attuale legge elettorale. Con sentenza del 24 gennaio scorso, la Corte Costituzionale ha giudicato inammissibili i quesiti proposti dal comitato referendario perché avrebbero creato un vuoto legislativo. Traduzione: per ora ci teniamo il Porcellum. Banchetti, firme, manifestazioni nell’intera penisola: tutto inutile? Non è detta l’ultima parola. Anche perché l’ultima parola spetta a noi, con il voto. Più di 1 milione e 210 mila italiani (la seconda raccolta più numerosa di tutta la storia della Repubblica) hanno deciso di fare fronte comune contro una legge elettorale che non permette loro di scegliere i propri candidati attraverso la preferenza nominativa. Si tratta di un numero consistente di potenziali elettori che hanno lanciato un messaggio molto chiaro: “voglio scegliere chi votare”. Su internet è nata immediatamente un’iniziativa partecipando alla quale ci possiamo investire di un potere enorme: la campagna “Io voto chi mi fa scegliere”, promossa da Valigia Blu e Quink.

I partiti sono avvisati: più di un milione di voti in palio alla migliore democrazia.

Anche i meno astuti calcolatori della vecchia politica, sempre a caccia di consenso, hanno subito rizzato le orecchie, tutti hanno iniziato a dichiarare che l’attuale legge elettorale va cambiata. Anche Bersani ha già promesso che se non si dovesse riuscire a modificarla nei prossimi mesi il PD effettuerà le primarie parlamentari per scegliere i propri candidati. Idea interessante. L’elettorato ci era già arrivato prima, ricordiamo a tutti la campagna lanciata da Concita de Gregorio nel settembre 2010 che sosteneva esattamente questa proposta, ma si sa: al Partito Democratico le primarie piacciono e non piacciono. Quando si vince è utile rivendicare la paternità italiana di questa pratica, quando si perde sono “un’arma contundente utilizzata contro il PD” (cit. D’Alema). Poco importa il punto di vista dei vecchi dirigenti e degli strateghi della politica, ciò che conta è che il risultato delle elezioni dipende da noi e nei prossimi mesi dobbiamo pretendere la possibilità di scegliere i candidati, non dobbiamo considerarlo un regalo o una concessione. Assicuriamoci che, se di primarie si deve trattare, siano organizzate come si deve, offrendo a tutti i candidati pari opportunità, ed evitando che si trasformino in vetrine per i più facoltosi o che vengano favoriti i più fedeli alla vecchia classe dirigente attraverso abili boicottaggi mediatici. Noi votiamo chi ci fa scegliere.

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