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L’Ungheria minaccia l’unità Europea

Da , 4 ottobre 2016 06:52

img_3(Aggiornamento: il quorum non è stato raggiunto, ma tra i votanti il SI ha raggiunto il 98%)

Questa domenica gli ungheresi sono chiamati ad esprimersi sulle quote decise dall’Ue per la ripartizione dei migranti. Il premier nazional-conservatore Orbàn, dopo aver fatto erigere barriere con filo spinato ai confini del Paese, ha deciso di dare battaglia a Bruxelles e chiamare i suoi concittadini a dire la loro in un referendum. Il quesito recita: “Volete che l’Unione europea, anche senza consultare il Parlamento ungherese, prescriva l’immigrazione in Ungheria di persone che non sono cittadini ungheresi?”. Vista l’intensa propaganda del governo e la paura che il fenomeno migratorio suscita non solo dalle parti di Budapest, la vittoria del “no” appare scontata.
La politica dell’esecutivo ungherese degli ultimi anni è stata improntata a un deciso nazionalismo e segnata da una prassi autoritaria che ha creato spesso allarme tra i partner europei. Il ministro degli Esteri del Lussemburgo il 13 settembre scorso è arrivato addirittura a chiederne l’espulsione dall’Ue per i provvedimenti in tema proprio di immigrazione, oltre che di libertà di stampa e di giustizia.
Tuttavia, al di là del problema della gestione dei migranti, sul quale l’Ungheria si trova al fianco di Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia nel cosidetto “Gruppo di Viségrad”, la consultazione referendaria rappresenta un’aperta sfida a Bruxelles e al suo processo decisionale. La posta in gioco sembra essere la prosecuzione del cammino verso una maggiore integrazione tra gli Stati membri, messo già a dura prova dall’uscita della Gran Bretagna dall’Unione. In un momento di crisi economica globale, con l’Ocse che ha recentemente lanciato l’allarme sulla debolezza della crescita mondiale, le politiche nazionaliste di chiusura riscontrano un facile successo. Anche in Italia, secondo un recente sondaggio Demos-Repubblica, solo il 15% dei cittadini pensa che il trattato di Schengen sulla libera circolazione vada mantenuto.
In questo quadro, il 4 dicembre in Austria si terrà il ballottaggio delle elezioni presidenziali e potrebbe vincere il candidato della destra nazionalista. L’Unione europea ha quindi davanti a sé un bimestre che potrebbe cambiarne le sorti.

Unione Europea al test d’inglese

Da , 8 giugno 2016 18:43

Il 23referendumue giugno i britannici saranno chiamati alle urne per decidere sulla permanenza del loro Paese nell’Unione Europea. Il referendum era stato promesso dal premier Cameron durante la campagna elettorale del 2015, soprattutto per contenere l’ ascesa dei nazionalisti dello Ukip, risultato il primo partito alle europee dell’ anno precedente. Sfruttando il ricatto di una possibile uscita dall’Ue, il governo britannico ha strappato a Bruxelles una serie di concessioni. L’importo degli assegni di mantenimento agli immigrati con figli, che vengono inviati nel Paese d’ origine, sarà calcolato sul costo della vita nel Paese natale. Anche gli aiuti destinati a chi si è trasferito nel Regno Unito per cercare lavoro saranno erogati in maniera più graduale. Inoltre i fondi che Londra destinerà a Bruxelles per il salvataggio dei membri Ue in difficoltà saranno rimborsati. Continua la lettura 'Unione Europea al test d’inglese'»

Il 17 aprile si vota!

Da , 8 aprile 2016 11:36

Si vota

Domenica 17 aprile 2016 gli italiani sono chiamati a votare per il referendum sulle trivellazioni voluto da nove Regioni che si sono preoccupate per le conseguenze ambientali e per le possibili ricadute sul turismo costiero. E proprio perché riguarda tutto il nostro ambiente, è importante che tutti gli italiani si sentano coinvolti e si esprimano al riguardo. Il referendum è il massimo esercizio della democrazia, pertanto riteniamo opportuno recarsi alle urne ed esprimere, attraverso il voto, il proprio consenso o dissenso, soprattutto in un momento politico complesso dove gli stessi politici invitano il popolo ad astenersi, come hanno dichiarato alcuni rappresentanti del PD. Alle urne troveremo una domanda che reciterà: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Continua la lettura 'Il 17 aprile si vota!'»

Hong Kong: la resistenza

Da , 3 novembre 2014 21:05

Img_3Alla maggioranza degli italiani ultimamente basta sapere che qualcuno, al governo, c’è, e si sono tolti il pensiero. Tanto più che l’attuale Presidente del Consiglio a ricoprire la carica c’è arrivato da solo: se non t’arrangi a prendere le cose, non aspettarti che gli altri te le porgano. Mentre dal 22 febbraio scorso Matteo Renzi nell’ascesa al potere è entrato in una serrata competizione con se stesso, ad Hong Kong la competizione i cittadini la rivendicano per sè. Era il 20 giugno quando nella città si votò in un referendum non ufficiale per chiedere al governo di rendere libere e competitive le elezioni. Ma germi della protesta risalgono già allo scorso anno, quando un professore di legge universitario fondò l’associazione Occupy Central, la stessa che ha organizzato il referendum. Continua la lettura 'Hong Kong: la resistenza'»

Londra evita una doccia scozzese

Da , 7 ottobre 2014 15:17

Il Regno Unito èImg_4 sopravvissuto. Gli scozzesi hanno rifiutato l’ipotesi di staccarsi dalla Gran Bretagna votando “no” al referendum per l’in
dipendenza. Le elezioni si sono tenute il 18 settembre scorso ed erano rivolte a tutti i residenti in Scozia indipendentemente dall’etnia; una platea di oltre 5 milioni di persone, ma si sono iscritti alle urne 4,2 milioni. L’affluenza è stata dell’85% e i “no” hanno ottenuto il 55% dei voti. Un risultato che alla vigilia non sembrava scontato tanto che i leader dei principali partiti britannici (conservatori, liberaldemocratici, laburisti) avevano promesso alla Scozia maggiore autonomia se fosse rimasta nel Regno Unito. Continua la lettura 'Londra evita una doccia scozzese'»

Referendum: la vittoria dei cittadini!

Da , 7 luglio 2011 22:49

Abbiamo vinto! Il quorum è stato raggiunto! Il sì è stato scelto dalla maggioranza della popolazione decretando l’esito positivo del referendum. Tutto questo si è realizzato nonostante il boicottaggio di molti media, televisione in primis. I cittadini hanno scelto di andare a votare comunque, grazie anche alla numerosa informazione girata su internet e svolta dalle varie associazioni, comitati e coordinamenti spontanei favorevoli al referendum. La grande affluenza alle urna dei nostri concittadini testimonia un profondo senso civico e la volontà di partecipare alla vita politica del nostro Paese quando questa si occupa di temi importanti che interessano il futuro di tutti noi.

Nei festeggiamenti seguiti alla vittoria del sì per i 4 quesiti, ci sono state, però, delle reazioni che ci hanno lasciato perplessi. Prima fra tutte, il tentativo da parte di alcuni esponenti politici di opposizione di ergersi a paladini della vittoria referendaria, gli stessi che avevano fortemente dubitato su un possibile esito positivo, si erano spesi poco per promuovere i referendum e avevano presentato proposte di legge migliorative ma non nettamente differenti da quelle oggetto di consultazione referendaria, come, ad esempio, la proposta del PD sul tema dell’acqua pubblica.

Un secondo aspetto è l’aver dato al referendum una esclusiva valenza politica, quasi si trattasse di un voto a favore o contro Berlusconi, senza comprendere invece la centralità dei temi referendari che hanno portato molti cittadini di diversa estrazione politica a partecipare ed esprimersi su temi concreti e fondamentali. Un voto partecipato, trasversale e responsabile della maggior parte dei nostri cittadini che fa ben sperare per il futuro dell’Italia. L’augurio e che chi vorrà governare in futuro il nostro Paese, e che oggi si trova all’opposizione, sappia farsi interprete di questo vento di cambiamento, ne diventi il punto di riferimenti, si distingua nel compiere scelte coraggiose per il bene comune.

4 Sì per l’Italia

Da , 8 giugno 2011 19:28

Abbiamo già scritto in questo spazio i motivi per cui sosteniamo il referendum. Ad una settimana dal voto, ci preme sottolineare il valore di ogni singolo quesito ed i relativi effetti sulla nostra società.

Votare sì al primo quesito serve ad eliminare la possibilità di concedere a società private la gestione delle reti idriche, rimettendola in mano a società pubbliche. Serve ad evitare che interessi privati si inseriscano nel controllo di un bene necessario e di tutti: l’acqua. Non è vero che i servizi offerti dai privati sono migliori di quelli pubblici. Più della teoria vale la pratica: moltissimi comuni che hanno già sperimentato questo sistema di gestione, in Italia ed all’estero, hanno visto una tale diminuzione del rapporto qualità/prezzo del servizio da suggerire un ritorno alla gestione pubblica della rete.

Il secondo quesito riguarda ancora l’acqua pubblica. Attualmente esistono dei criteri fissati per legge secondo i quali va commisurato il “corrispettivo” (la bolletta); tra essi figurano sì la qualità del servizio, il costo della gestione e simili ragionevoli criteri, ma pure un’enigmatica “remunerazione del capitale investito”, parte della norma che il referendum mira ad abrogare. Essa consente infatti di alzare il costo del servizio direttamente in proporzione all’investimento effettuato dalla società di gestione, a prescindere dai risultati, quasi che gestire una rete di servizi equivalesse a mettere i soldi in banca.

Il terzo quesito invece mira ad eliminare la possibilità data al governo di creare centrali nucleari sul suolo italiano. Il nucleare è attualmente una tecnologia vecchia di una cinquantina d’anni, che si è rivelata in più occasioni insicura ed impossibile da domare una volta sfuggita al controllo. Se a ciò aggiungiamo che i danni provocati permangono per secoli e che anche in caso di funzionamento corretto le scorie rimangono pericolose per diverse migliaia d’anni, appare ovvio concludere che non vogliamo che i nostri soldi siano sperperati per costruirci delle bombe sotto casa invece di investirli in energie sicure e pulite.

Il quarto quesito infine è quello più prettamente politico, in quanto ha come scopo l’eliminazione completa (una parziale è già intervenuta ad opera della Corte Costituzionale) della possibilità concessa ai membri del Governo di ottenere un rinvio delle udienze dibattimentali in ragione di incombenze determinate da regolamenti emanati dallo stesso Governo. Essenzialmente si tratta di una norma che consente a chi governa di rinviare i processi a proprio carico, ledendo, almeno in parte, il principio d’uguaglianza dei cittadini.

Vi invitiamo nuovamente a presentarvi alle urne nei giorni del 12 e 13 giugno. E anche se non foste d’accordo con le ragioni del sì, andate ad esprimere la vostra opinione. Dimostriamo che il nostro futuro CI interessa, sfruttando e valorizzando l’unico strumento di democrazia diretta presente nel nostro Paese.

Il Sì di Oderzo

Da , 8 giugno 2011 18:49

Il voto è alle porte! Fra una settimana saremo chiamati nuovamente alle urne per decidere su alcune tematiche fondamentali per il futuro del nostro Paese. Dovremo infatti far valere il nostro voto per impedire il ritorno dell’Italia verso il programma nucleare, per fare in modo che l’acqua rimanga un bene pubblico su cui nessun privato possa lucrare e per abolire il legittimo impedimento e garantire la parità di tutti i cittadini difronte alla legge come è da sempre scritto nella nostra costituzione.

Abbiamo già espresso molte volte da queste colonne il nostro impegno affinché venga raggiunto il quorum e in favore del sì. Per coerenza con questi principi i Giovani per Oderzo hanno aderito, assieme a molte altre associazioni, al Comitato Opitergino per il Sì. In questi mesi il Comitato ha lavorato molto per pubblicizzare il referendum attraverso banchetti informativi, volantinaggio e conferenze. È stato presente attivamente in Piazza Grande e in altri luoghi pubblici con banchetti espositivi per diffondere materiale informativo alla popolazione, per spiegare le motivazioni che portano così tante associazioni ad unire le forze e ad impegnarsi e per confrontarsi con chi ha idee contrarie.

Frutto dell’impegno del Coordinamento Opitergino per il Sì è la conferenza “Dacci oggi la nostra acqua quotidiana” organizzata per martedì 7 giugno alle ore 20:45 presso la sala conferenze della canonica del Duomo di Oderzo. Con questo incontro si intende ribadire che l’acqua è un dono gratuito e per tutti, che non può diventare proprietà di qualcuno. Interverranno don Nandino Capovilla, coordinatore nazionale di Pax Christi, e Andrea Menzato, del gruppo “facolà d’Intendere”.

Invitiamo chiunque fosse interessato a partecipare alle attività del comitato a contattarci per aiutare a pubblicizzare questo referendum e i valori che esso promuove, in modo da consegnare al nostro Paese un futuro più sostenibile, che appartenga a noi cittadini e non a chi intende trarre vantaggi giocando sulla nostra salute o privandoci dei nostri beni.

Si(‘) vota per il Bene Comune

Da , 9 maggio 2011 14:38

Il 12 e 13 giugno si vota per abrogare le leggi che prevedono la privatizzazione dell’acqua, il ritorno al nucleare in Italia, il legittimo impedimento. Si vota “Sì” per esprimere la propria contrarietà. In questa pagina ribadiamo il nostro sostegno a favore del “Sì”. Crediamo fermamente nella necessità di mantenere l’acqua bene pubblico: in qualità di risorsa primaria e vitale, non può e non deve mai essere considerata fonte di lucro. Trattandosi di un bisogno imprescindibile di tutti i cittadini, deve essere garantita una gestione nell’interesse pubblico. Ricordiamo, inoltre, che chi ha già sperimentato la privatizzazione è tornato sui suoi passi poiché, ad un aumento spropositato dei prezzi delle bollette dell’acqua, non corrispondeva una migliore gestione degli impianti o una migliore qualità del prodotto. Il risultato era quindi un servizio invariato (quando non peggiore) ad un prezzo molto maggiore, che ha portato in alcuni casi la popolazione stessa a lottare per riprendersi ciò che le spettava come bene fondamentale dell’uomo. Emblematica in questo senso è stata la rivolta di Cochabamba in Bolivia che ha consentito ai cittadini di non subire più i soprusi delle aziende fornitrici. Se l’esempio sembra troppo estremo, ricordiamo che anche Parigi nel 2010 è tornata alla municipalizzazione della gestione, dopo molti anni di acqua privatizzata.

Per quanto riguarda il ritorno al nucleare, ci sembra una scelta cieca ed anacronistica, in totale controtendenza con le decisioni prese da altri Paesi europei, quale la Germania che intende liberarsi entro il 2030 di tutte le centrali nucleari e produrre almeno il 40% del proprio fabbisogno energetico usando fonti rinnovabili. Così, mentre i più lungimiranti investono importanti risorse per introdurre tecnologie innovative che sfruttano fonti rinnovabili ed ecosostenibili per soppiantare la produzione di energia da fonti fossili, il nostro Paese investe sull’uranio che, secondo le proiezioni attuali, si esaurirà attorno al 2030 (naturalmente molto prima nel caso dell’incremento dell’estrazione che nuove centrali comporterebbero). La scarsità di uranio, inoltre, aumenta notevolmente il costo necessario per trasformarlo in combustibile per le centrali. Vogliamo davvero investire tanta parte delle Nostre risorse per una tecnologia obsoleta, a breve termine e rischiosa per produrre soltanto il 25% dell’energia necessaria al Paese? Vogliamo davvero vivere con un’enorme spada di Damocle sulle nostre teste, una “bomba sotto controllo” (tale è, per definizione, una centrale nucleare), e lasciare ai posteri l’enorme problema delle scorie per un tempo superiore alla storia dell’umanità trascorsa fin’ora? Recentemente il governo ha simulato un passo indietro sul nucleare, ma si tratta solo di una sospensione strategica per glissare il referendum e riproporre la questione il prossimo anno, come dichiarato esplicitamente nell’incontro fra il premier e il presidente Sarkozy. In attesa di conoscere le sorti del quesito referendario continuiamo a pubblicizzare il referendum e a diffondere le motivazioni che ci spingono a sostenere il Sì.

A Oderzo si è formato il comitato opitergino per il Sì a cui i Giovani per Oderzo aderiscono. Invitiamo chi volesse dare una mano ad aderire contattandoci.

Il mese prossimo, difendiamo i nostri diritti: andiamo a votare.

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