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Tutti a scuola… Ma dove sono gli insegnanti?

Da , 7 ottobre 2014 15:17

Il 15 settembre, peImg_3r milioni di studenti in tutta Italia, è ricominciato l’anno scolastico. Quest’anno il ritorno sui banchi di scuola, per molti studenti dell’ISISS “Antonio Scarpa” di Motta di Livenza, ha riservato non poche sorprese. Alcune classi del liceo scientifico, infatti, hanno scoperto di non avere degli insegnanti per le materie caratterizzanti il loro indirizzo di studio, come matematica e fisica. Nonostante le rassicurazioni dell’Istituto, che ha garantito la nomina in breve tempo dei docenti a cui assegnare questi posti vacanti, la situazione appare particolarmente grave, se non addirittura paradossale. Continua la lettura 'Tutti a scuola… Ma dove sono gli insegnanti?'»

Province: lavori in corso

Da , 3 settembre 2012 12:20

Province: lavori in corso

Il 7 agosto 2012 è stata approvata la conversione del decreto legislativo 6 luglio 2012, meglio noto come “spending review”, comprendente, tra le altre misure, il riordino degli enti locali. Oltre all’accorpamento dei comuni più piccoli, si nota la riduzione delle province, che dalle attuali 107 passerebbero a circa una cinquantina, tramite l’unione di quelle che non rispettano determinati criteri di superficie e popolazione.

Per quanto riguarda il Veneto, le uniche province a sopravvivere sarebbero quelle di Verona, Vicenza e Venezia (nell’attesa che subentri, per quest’ultima, la disciplina della città metropolitana). Treviso, per non aver raggiunto la soglia prevista di 2500 Km2, si accorperebbe a Belluno e potrebbe guadagnare alcuni comuni veneziani; simile destino attende Padova e Rovigo. Su quanto detto finora pesa la valutazione del Consiglio delle autonomie locali che dovrà esprimersi a breve (al 25/08/2012).

Questo è il risultato di un percorso accidentato, cominciato con la proposta unanime di abolizione portata avanti nell’ultima campagna elettorale. Tutti i buoni propositi risolti nel nulla lasciano ipotizzare che non si tratti di un approdo definitivo; se così fosse, sarebbe da augurarsi che riforme strutturali di tale portata siano affrontate con una visione più a lungo termine e non sulla spinta di necessità contingenti.

Ammettendo che la riforma sia destinata a durare, c’è da chiedersi se i criteri adottati per la selezione siano i più opportuni. Dal momento, infatti, che tra le competenze che rimarranno alle province figurano ambiente e viabilità, sorge l’interrogativo se sia efficacie l’unione di territori molto diversi (quali il trevigiano e il bellunese).

Su tutto ciò pende inoltre la doppia spada di Damocle dei numerosi ricorsi (ai più disparati organi giurisdizionali) e del campanilismo (da sempre diffuso in Italia). Se da una parte, infatti, sono stati già sollevati conflitti di competenze da parte di alcuni presidenti di provincia, dall’altra, a capo dei Consigli delle autonomie locali, chiamati ad esprimersi sul riassetto, vi sono spesso proprio i responsabili degli enti a rischio, alcuni dei quali disposti a tutto pur di mantenere lo status quo. Si prospettano già trasferimenti ad hoc di comuni, al semplice fine di soddisfare i requisiti per la sopravvivenza. Non sembra quindi ancora dissipato il malcostume di anteporre interessi particolari a quelli comuni.

Una riforma senza… giovani

Da , 9 luglio 2012 19:19

La riforma del lavoro è legge. La chiedeva l’Europa, nella lettera di agosto firmata Draghi e Trichet che ha accelerato la caduta di Berlusconi e aperto la parentesi quadra dei professori. Se all’ultimo vertice di Bruxelles Mario Monti ha strappato così tanto, compreso il meccanismo “sgonfia spread”, è perché ci è andato con i compiti fatti. Con la riforma delle pensioni e quella del lavoro già approvate.

Necessaria, di sicuro. Efficace, da capire. Le aspettative sul testo di Elsa Fornero erano alte. Il ministro le aveva ingigantite, promettendo una legge «europea», con un sistema di diritti e ammortizzatori sociali universali. Una mezza rivoluzione per l’Italia, Paese dell’Unione con le disparità più evidenti tra gli iper-tutelati insider, i lavoratori dipendenti, e gli outsider, il popolo dei precari, molte donne e molti giovani.

Un passo in questo senso c’è. La riforma rende più costosi i contratti atipici mentre sgrava fiscalmente quelli stabili. L’obiettivo, parola di Fornero, è spingere le aziende a offrire lavoro dipendente a tempo indeterminato. Della giungla di contratti precari però neanche uno viene eliminato. Per quanto costosi, converranno ancora. Mentre i maggiori oneri di cui sono gravati rischiano di penalizzare anche le forme “buone” di flessibilità, ostacolando le assunzioni.

Ben poco universale è anche l’Aspi, la nuova forma di sostegno ai disoccupati. Per i lavoratori dipendenti, anche se nuovi assunti, sarà più facile ottenerla. Ma gli atipici non sono coperti: per loro resta la vecchia una tantum. Esigua e con requisiti molto stretti, non garantisce un’adeguata continuità reddituale. Tra un contratto e l’altro molti giovani continueranno a dipendere dalle famiglie.

Di fronte a questi limiti le novità positive sullo stage – sarà retribuito, alleluia – e sull’apprendistato – incentivato – sono poca cosa. Una volta di più le nuove generazioni hanno pagato il fatto di non essere rappresentate, né dal parlamento dei professionisti né dai sindacati di pensionati e lavoratori dipendenti. Senza un mercato di lavoro a misura di giovani l’Italia non ripartirà, ci voleva una riforma di rottura. Lo sapevano bene i tecnici che attorno ai dati sulla disoccupazione under35 hanno scritto delle biblioteche. Hanno scelto il compromesso, pur di presentarsi con i compiti fatti.

Esodati, disastro “tecnico”

Da , 9 luglio 2012 19:14

Il Governo dei tecnici scivola sui numeri. Tutto ha origine con la riforma delle pensioni approvata lo scorso Dicembre, che prevede l’innalzamento dell’età pensionabile e il passaggio al sistema contributivo per tutti. La legge, però, non ha tenuto conto di una platea di lavoratori che si ritrova senza stipendio e senza pensione: sono gli “esodati”, tra cui troviamo chi ha lasciato il proprio lavoro, volontariamente o meno, poco tempo prima dell’entrata in vigore delle nuove norme, confidando in un pensionamento di lì a pochi anni. Tuttavia questo tarderà ad arrivare, a causa del cambio di regole “in corsa”. Il problema non è di poco conto e incide profondamente sull’esistenza di chi vi è coinvolto. Gli esodati sono persone sopra i cinquant’anni che difficilmente riusciranno a reinserirsi nel mercato del lavoro in un momento di crisi come quello attuale.

Il Governo e il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, sono corsi ai ripari varando all’inizio di Giugno un decreto a tutela di 65mila lavoratori che smetteranno di lavorare entro il 2013. Per questi è prevista la possibilità di andare in pensione secondo i requisiti pre-riforma. Qualche giorno dopo il provvedimento, però, l’ANSA ha diffuso un documento interno dell’INPS secondo il quale ci sarebbero 390.200 lavoratori in uscita con i piani di ristrutturazione aziendale e che rischiano di restare senza una fonte di reddito. Secondo lo stesso documento la Fornero sarebbe stata a conoscenza delle cifre prima di redigere il decreto salvaguardia. Il Ministro ha reagito scagliando la propria ira sui vertici dell’ente previdenziale e dopo una settimana ha comunicato le proprie stime, che prevedono “solo” altre 55000 persone da salvaguardare.

Un simile balletto di cifre sulla pelle di migliaia di individui è grave e stucchevole. Imbarazza l’incompetenza di un ministro “tecnico”, costretto a porre rimedio ad una situazione causata dalla frettolosità con la quale è stata varata la riforma delle pensioni. Inoltre non sono ancora state prospettate soluzioni per chi perderà il proprio lavoro dopo il 2013 a causa di accordi già stipulati. Non è accettabile che migliaia di lavoratori vengano privati di ogni forma di sostegno, dopo che già si è deciso di scaricare i costi della crisi soprattutto su dipendenti e pensionati.

Amministrative 2012: un Grillo da paura?

Da , 4 giugno 2012 19:54

Le elezioni amministrative tenutesi recentemente in molti Comuni italiani sono state caratterizzate da due elementi che tutti gli analisti politici hanno sottolineato: l’altissimo grado di astensionismo e il successo elettorale del Movimento Cinque Stelle. Se l’astensionismo era un fenomeno annunciato e prevedibile vista l’attuale situazione politica dominata dal malcontento e dalla sfiducia nei confronti dei partiti, i notevoli risultati conseguiti dal movimento creato da Beppe Grillo sono stati in buona parte inattesi, soprattutto la vittoria a Parma.

Perché questo risultato? Molti hanno liquidato questo successo considerandolo come il semplice frutto di un voto di protesta. Riteniamo invece che un simile risultato nasconda ragioni più profonde che originano dal vuoto di contenuti politici lasciato dai partiti storici. L’assenza di credibilità, l’incapacità di rinnovare la classe dirigente, la scarsa determinazione nell’affrontare i problemi del Paese e la distanza, che pare incolmabile, tra eletti ed elettori hanno spinto molti a sostenere un Movimento che dà voce e spazio a gente comune.

Grillo è e rimane un personaggio controverso, spesso populista e inopportuno nei toni che usa, ma non si possono attribuire questi difetti anche a chi ha sostenuto il Movimento Cinque Stelle. I partiti sembrano non aver colto questo aspetto, minimizzando e ridicolizzando il segnale lanciato dagli elettori. Dispiace inoltre che, di fronte al grandissimo numero di italiani che hanno scelto di non votare per esprimere il proprio disagio, anche politici responsabili come Bersani abbiano esultato per una vittoria poco convincente, confermando l’incapacità di fare un’autocritica seria, che tanto potrebbe giovare al Partito Democratico.

La via d’uscita da questa situazione dovrebbe darla infatti proprio la politica, che dovrebbe interrogarsi su sé stessa per recuperare la credibilità e il ruolo di rappresentanza democratica dei cittadini del Paese. Grillo e il suo movimento nascono come reazione all’inadeguatezza della politica attuale e non hanno le caratteristiche e la lungimiranza di un progetto a lungo termine, proprio per questo urge sempre più un cambio di rotta radicale, deciso e convinto da parte di chi guida questo Paese da trent’anni.

Riforma del lavoro?

Da , 8 maggio 2012 15:18

Il tema caldo di questi mesi è stato la cosiddetta riforma del lavoro, proposta dal Ministro Fornero. Il dibattito che ne è scaturito ha visto i tre principali sindacati ritrovare finalmente l’unità per sostenere con maggior forza le ragioni dei lavoratori e discutere con il governo per una riforma il più possibile adeguata. La maggior parte della discussione è avvenuta attorno alla modifica dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori sul quale governo e sindacati non sono riusciti a trovare una soluzione condivisa.

Riteniamo che, seppur trattandosi di una questione fondamentale, il dibattito sull’art. 18 abbia distolto l’attenzione da problemi altrettanto importanti riguardanti il mondo dell’occupazione.

Innanzitutto la presunta “riforma” si concentra soprattutto sul lavoro dipendente e cioè solamente su una parte dei lavoratori mentre esclude un settore grandissimo come quello del pubblico impiego o quello del lavoro precario.

Ci piacerebbe che una riforma seria e duratura si occupasse di garantire un accesso all’impiego basato sul merito e prevedesse meccanismi di valutazione della qualità del lavoro pubblico, prevedendo anche in questo settore la possibilità del licenziamento.

Una vera riforma dovrebbe avere come obbiettivo primario quello di creare posti di lavoro per rispondere al dato allarmante della disoccupazione giovanile che ha raggiunto, a marzo 2012, la percentuale del 35,9%.

Finchè il governo non avrà dato una risposta organica a questi problemi non potrà dire di aver riformato il settore dell’occupazione sul quale si fondano le reali possibilità per rilanciare il nostro Paese.

Mobilitazione al liceo Scarpa. La voce degli studenti

Da , 10 gennaio 2011 19:50

Il 14 dicembre, mentre al senato veniva votata la fiducia al governo, una voce di dissenso si propagava in tutta Italia attraverso le iniziative degli studenti. In quel giorno, anche i ragazzi del liceo Scarpa di Oderzo, si sono mobilitati per protestare contro i provvedimenti introdotti dal DDL Gelmini in ambito scolastico e universitario. Nascondendosi dietro a slogan che inneggiano all’efficienza e alla meritocrazia, la riforma attuata dal Ministro dell’Istruzione non cela ai più attenti le norme che ridurranno le prospettive della maggioranza degli studenti italiani: ciò produce incertezza e diffonde disagio tra i destinatari del provvedimento.
Durante un’autogestione accuratamente organizzata, promossa da un gruppo di studenti, sostenuta dai rappresentanti d’istituto e alcuni professori, approvata dal dirigente scolastico, i ragazzi dello Scarpa hanno trascorso un’intera mattinata all’insegna dell’informazione e della produzione di contenuti connessi alla riforma.
Un dibattito collettivo con rappresentanti di sindacati studenteschi pro e contro la riforma ha rappresentato un importante momento di scambio di opinioni. Alcuni professori hanno tenuto lezioni sulla costituzione e i movimenti del ’68. I circa 200 studenti dello Scarpa si sono divisi tra laboratori di varie attività, tra cui la proiezione di film e l’ascolto di musica d’autore. In uno di questi sono stati realizzati gli striscioni utilizzati dagli studenti che nel pomeriggio hanno dato continuità e visibilità alla protesta manifestando in piazza e per le vie del centro.
Ovviamente l’iniziativa non ha avuto il clamore delle grandi manifestazioni cittadine, ma va sottolineato che una mobilitazione di questo tipo non è cosa consueta per Oderzo. Questa protesta si unisce ad un quadro di mobilitazione generale che ha ben pochi precedenti in Italia ma che tuttavia viene costantemente ignorata e denigrata dal governo e dagli esponenti politici che hanno consentito a questa legge di essere approvata.
Iniziative strutturate come quella dei nostri concittadini dimostrano che i giovani si informano, hanno a cuore il proprio futuro, possono e vogliono essere parte attiva nelle scelte che influenzano le sorti della loro generazione e del loro Paese. Chi nega loro questo spazio li priva di un diritto. Chi critica a priori queste manifestazioni dovrebbe riesaminare il proprio senso civico.

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