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La base c’è… ma non si vede

Da , 12 giugno 2015 18:09

Img_1La vittoria di Luca Zaia era nell’aria: candidato forte di un partito da sempre molto votato in Veneto, il governatore uscente era evidentemente il favorito. Imprevedibili invece sono stati i risultati delle liste, le percentuali, le preferenze. Soprattutto è stato il pessimo risultato della candidata del centrosinistra, Alessandra Moretti, a lasciare molti con l’amaro in bocca: quello che doveva essere un testa a testa fino all’ultimo minuto, si è rivelato invece il peggior risultato del centrosinistra nel Veneto della seconda repubblica. Sulla candidata si è detto di tutto: dal maschilismo dei veneti, incapaci di votare una donna, alle scemenze su “ladylike” puntando il dito verso il bersaglio più facile, già duramente colpito dalla sconfitta. Continua la lettura 'La base c’è… ma non si vede'»

Primarie: sì, d’accordo, ma poi?

Da , 9 dicembre 2014 21:46

Img_1“Almeno questa volta le hanno fatte”. Parliamo delle primarie venete del Partito Democratico che si sono tenute il 30 novembre per scegliere il candidato da presentare contro Zaia alle prossime elezioni regionali. Una magra consolazione per l’elettorato veneto del PD.

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Il Veneto con l’acqua alla gola

Da , 6 dicembre 2010 17:44

Nell’ultimo mese la Regione Veneto è stata duramente colpita da piogge incessanti che hanno provocato, anche nel nostro territorio, il rischio di esondazione dei principali fiumi: Monticano, Piave e Livenza hanno allarmato la popolazione dell’opitergino-mottense, raggiungendo livelli di piena che hanno ricordato quelli del 2002.

Eppure il nostro territorio ha sempre avuto uno stretto legame con l’ambiente fluviale e da esso gli insediamenti della pianura veneta hanno tratto vita e forma. Nei secoli l’uomo ha saputo sfruttare questa enorme risorsa, consapevole anche dei rischi legati alla presenza di acque nel proprio territorio (in primo luogo del pericolo di inondazioni) e ha perciò sempre cercato di controllare e gestire gli aspetti idrogeologici.

Nel tempo, però, qualcosa è cambiato: l’urbanizzazione selvaggia e incontrollata degli ultimi sessant’anni ha portato alla cementificazione di grandi porzioni di terreno, impedendo così al suolo di assorbire grande parte delle acque meteoriche in eccesso. Al contempo, dopo la disastrosa alluvione del 1966, i Consorzi di bonifica si sono preoccupati di progettare e pianificare opere come dighe e casse d’espansione che, dislocate lungo il corso dei principali fiumi, avrebbero garantito il controllo delle piene. Purtroppo però, venuta meno l’imminenza del pericolo, i progetti dei consorzi sono stati in gran parte abbandonati, pur rimanendo validi e necessari.

L’incoscienza di alcuni amministratori ha addirittura fatto sì che in alcune delle aree individuate per la realizzazione di casse d’espansione sorgessero insediamenti abitativi ed industriali: è questo il caso delle rive del Piave e di Oderzo, dove l’area PRUSST-Masotti, destinata ad accogliere le acque del Monticano in caso di alluvione, è stata resa edificabile ed ora è in costruzione.

Ci chiediamo come sia possibile che delle opere da cui dipende la vita di molti cittadini siano rimaste incompiute dopo oltre quarant’anni. Com’è possibile che solo quando il rischio diventa reale ci si ricordi della gestione dei nostri fiumi? Già nel 2002, dopo la scampata alluvione, sembrava che qualcosa si fosse mosso, ma ancora una volta, le opere sono rimaste solo sulla carta. Zaia ha fatto tanto clamore per ottenere dei finanziamenti, paragonando gli alluvionati veneti ai terremotati d’Abruzzo. I soldi però non possono servire sempre per tamponare le emergenze ma occorrono, soprattutto, per realizzare gli interventi e la manutenzione di cui c’è bisogno.

I segni del degrado civile

Da , 6 dicembre 2010 17:37

In questo numero de lo Strillone vorremo dare spazio alle parole che un nostro amico e lettore ha scritto in seguito all’increscioso crollo della Casa dei Gladiatori a Pompei. Una parte della lettera, indirizzata alla posta dei lettori del giornalista Corrado Augias, è apparsa nel quotidiano la Repubblica del 7 novembre. Qui ve la proponiamo per intero:

Cari lettori,

sono uno studente di Storia dell’Arte dell’Università di Venezia e in quanto tale mi sento in dovere di esprimere il mio sdegno per il crollo della Casa dei Gladiatori. Non scrivo per discutere ulteriormente sulla clamorosa abdicazione di responsabilità da parte del ministro Bondi, un fatto che reputo paradossale e che in questi giorni sta producendo le doverose polemiche.

Vorrei piuttosto porre l’attenzione su quanto dichiarato da Luca Zaia sul Corriere del Veneto, il quale ha lamentato il disinteresse riservato all’alluvione rispetto alla catastrofe di Pompei. Il presidente della mia Regione avrebbe definito una “porcheria” e una “vergogna” lo stanziamento di fondi per “quei quattro rovinassi”, invocando maggiori cifre per i danni del cataclisma in Veneto.

Trovo sterile comparare le due disgrazie, anche se è ovvio che ci possano essere delle priorità; ad ogni modo quelle di Zaia sembrerebbero a chiunque parole di assoluta inciviltà e profonda mancanza di rispetto. Un cittadino veneto credo possa addirittura considerarsi doppiamente maltrattato.

Potrebbe dapprima sentire intaccata la sua identità culturale (quella vera, non quella supposta e propagandata), perché quei “quattro rovinassi” sono le macerie anche della sua Storia. Ma soprattutto, dovrebbe riconoscere l’impertinenza di chi specula con toni populisti su una tragedia subita dai suoi concittadini, come questa dell’alluvione. Una tragedia che oltretutto è conseguenza della distruzione del patrimonio paesaggistico veneto, perpetrata in questi anni attraverso l’incuria e la cementificazione indiscriminata.

Il Veneto e Pompei sono due tristissimi episodi di una stessa catastrofe che si chiama degrado civile, e che si esplicita nelle incoscienti parole di alcuni politicanti poco trasparenti e poco credibili. Ritrattare ciò che è stato detto non serve a cancellarne la gravità e ad annullare il peso delle responsabilità.

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